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Monti

MONTI, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Tempio e già compreso nell’antico regno di Gallura.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 47' 30" e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 10'.

Giace in valle a’ piè d’una catena di colline che lo proteggono dai venti meridionali. L’inverno è alquanto rigido in questo paese sì per i frequenti aquiloni, come per l’ingombramento del Limbara che toglie il sole ai Montini per alcune ore: e i calori estivi, di rado temperati da’ venti freschi e soventi aumentati dal levante, sono molestissimi. Scoppiano frequenti orribili tempeste da’ nembi che si adunano sul Limbara e vi si caricano di grandine e fulmini. L’umidità è sentita in ogni tempo, più forte nelle stagioni piovose, e nelle notti estive e autunnali. Anche la nebbia è di tutte le stagioni, ma allora più perniciosa quando fioriscono i seminati. L’aria vi è insalubre come ne’ luoghi più malsani, e possono anche le nari men dilicate intendere la sua depravazione dal fetore che spargesi entro lo stesso paese, principalmente quando il vento passa sopra i prossimi pantani e trasporta i miasmi.

Il territorio dei Montini è circoscritto in brevi termini, e più montuoso che piano. Vi si trova un’argilla ottima per le stoviglie (terra de padeddas), della quale i pastori fanno opere grossolane, sì che pajono i primi tentativi dell’arte figulina.

Apronsi molte fonti in tutte le regioni, e alcune propinano acque abbondanti e purissime. Dai rivi che se ne formano ha incremento l’Olbio (fiume di Terranova) e il Termo.

Nel Campo a poca distanza dal paese e in siti concavi sono raccolte e stagnano le alluvioni formando parecchie paludi, che d’estate e d’autunno sono un attivissimo laboratorio di miasmi. Vuolsi difficile opera dar scolo alle medesime; ma se in quei paesani fosse maggior intelligenza e maggior studio pe’ propri comodi, con poca fatica quei bacini sarebbero evacuati, l’agricoltura acquisterebbe terreni fertilissimi, e non sarebbe l’aria ingombra da tante zanzare, dalle quali è una gran noja e dolore ne’ tempi caldi.

La montagna è in molte parti coperta di ghiandiferi, e tiene cinghiali, daini, mufioni, cervi, e volpi. Queste essendo in grandissimo numero fanno grande strage del bestiame minuto. Tra le molte specie d’uccelli sono in famiglie più numerose le pernici, i colombi, le tortori e le piche. In primavera suona a tutte parti l’armonia degli usignuoli e delle filomene.

Popolazione. Nell’anno 1838 si numeravano in Monti, maggiori di anni 20, maschi 292, femmine 295; minori, maschi 105, femmine 96; in totale anime 788, distribuite in famiglie 164.

I montini sono fra’ pochissimi popoli della Sardegna notati ancora di troppa rozzezza, quelli che possano veramente parere più rozzi. Vivono miseramente, e basterà a darne una idea senza estenderci in molte parole, l’interno delle loro case, dove non sono altri mobili che alcuni scanni di ferule o rozze sedie, qualche panchetta e cassa, e alcuni soveri e grandi canestri. I soveri sono a molti il solito letto, e fa pietà vedere come i corpi si debbano rannicchiare per esser contenuti ne’ canestri, ne’ quali le donne riposano coperte di qualche grosso tappeto. Nel 1836 non erano in tutto il paese più di 18 letta ordinarie. Il morale de’ medesimi dovrebbe essere migliorato, e converrebbe far loro intendere la giustizia di rispettare l’altrui roba. I furti sono frequentissimi, e nei medesimi una sorprendente astuzia e attività. Escono in campagna, gittano il lancio su qualche animale, lo squartano, portano una parte alla famiglia, le altre vendono a buon patto a’ vicini, e questi sanno che la merce è frutto di mala industria. Egli è per essere ajutati in siffatti ladronecci che nutrono gran quantità di cani, i quali accolti nella camera, che è di maneggio e di riposo, servono a temperare il freddo. Devesi però notare che i montini non possono poi esser accusati di grassatori. Con la istruzione potrebbero in breve migliorar di molto.

I montini prendono gran piacere nella danza all’armonia delle voci, e concorron alle feste per goder queste ricreazioni. L’altra loro gran passione è il bersaglio.

La principale occupazione di questi paesani è la pastorizia: le arti meccaniche anche di prima necessità sono trascurate. Poche donne lavorano nella tessitura, e forse non si può numerare più di 20 telai.

La scuola primaria vi fu aperta, ma non vi concorsero mai più di dieci fanciulli. Se si dovesse notare quanti dopo più di 20 anni, da che questo stabilimento fu ordinato, siano stati ben ammaestrati a leggere e a scrivere, forse non si potrebbe dirne un solo!!!

Mancano a’ montini tutti i soccorsi dell’arte salutare. Le malattie più frequenti sono apoplessie, artritidi, idropi, flogosi di petto, e nell’estate le intermittenti di cattivo carattere. Il cibarsi che alcuni fanno della ferula cagiona lo stesso mal di sangue che patiscono le bestie che se ne nutrono.

Agricoltura. Si suol seminare di grano starelli 150, d’orzo 120, e poi nient’altro. Il grano suol produrre l’8, l’orzo il 10. L’arte è imperfettissima e nessuna la cura che si usa sopra i seminati. Si semina, si miete, e in questi due atti sono tutte comprese le occupazioni coloniche.

Le viti perirono, e ne’ luoghi dove già si coltivarono sono alcuni rarissimi fruttiferi.

Le terre chiuse sono poche, e tutte di piccola superficie. I proprietarii vi seminano o vi tengono a pascolo le bestie domite.

Pastorizia. Nell’anno sunnotato il bestiame de’ montini era nelle specie e ne’ capi come segue: vacche 500, buoi 150, porci 1200, pecore 2000, capre 600, cavalle rudi 120, cavalli 35, giumenti 30.

I salti basterebbero a nutrire tanto e anche maggior numero; ma nell’attuale condizione della pastorizia i pascoli spesso mancano, e i montini sono obbligati a passare in territorii stranieri, in Badde-suergiu di Alà, nel Pianicciu di Terranova, e prima soleano introdursi anche nel salto che dicono Su Algiòlu, dove usavano da tempo immemorabile, e non ha molto furono espulsi per non aver presentato in tribunale i loro diritti in contraddittorio de’ berchiddesi, che dopo la sentenza vi entrarono armati, vi abbruciarono le capanne e distrussero gli stazii.

Non sono più di cinquanta le famiglie pastorali che si stabilirono nelle cussorgie, e in esse non si numerano più di 250 anime.

Apicultura. I bugni sono in gran numero, e danno una delle migliori pietanze per gli ospiti.

Commercio. I montini vendono il superfluo de’ cereali e i prodotti agricoli in Terranova, e possono per media lucrare all’anno lire nuove 12 mila.

Le vie nel piano sono carreggiabili, ma nelle stagioni piovose interrotte da’ fiumi.

Religione. I montini restano nella giurisdizione del vescovo di Tempio o Civita. Le anime sono curate da un solo prete che prende il titolo di rettore.

 
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