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Monteleone, piccolo borgo

MONTELEONE [Monteleone Roccadoria], già antico castello, ora piccol borgo della Sardegna nel dipartimento della Nurcara o del Monteleone, nell’antico regno del Logudoro. Esso quando i Doria dominarono nella contrada fu capoluogo della baronia e residenza de’ medesimi.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 28' 30" e nella longitudine 0° 30' dal meridiano di Cagliari.

È situato sopra il colle del suo nome che a tre lati è tagliato perpendicolarmente (ponente, tramontana, maestro); all’altro fa scala, ma assai difficile, e che non si sale in meno di mezz’ora per due sentieri a linea frequentemente spezzata, uno a levante l’altro a ponente.

Giungendo in sul grado estremo vedrai gli avanzi degli antichi propugnacoli, torri, muraglie, e stimerai quanto il castello fosse ben fortificato nella sola parte, dalla quale poteva tentar assalto un nemico di gran core e forza. La sommità di questo colle è piana, e la sua superficie potrebbe contenere non meno di dieci rasieri, che farebbero starelli cagliaritani 55.

In certi punti di questo piano sono 15 cisterne scavate nella roccia, e vedesi chiaro che in esse raccoglie-vasi l’acqua piovana per dissetar il popolo e il presidio quando il nemico non permettesse l’uscita per attingere da qualche fonte o dal fiume. Così fecero i cagliaritani prima che avessero imparato da’ romani come condur l’acqua dalle sorgenti lontane; e però nella collina che sta a maestro del castello si vedono scavate cisterne d’immensa capacità, come gia notamno in quell’articolo.

Le case di Monteleone, che sono disposte presso le antiche mura non sono più di 80, delle quali alcune disabitate, altre cadenti, e tutte di un aspetto meschinissimo, che ti annunzia la miseria degli abitanti, divise da strade immondissime, dove errano e guazzano i majali.

Nell’articolo precedente abbiam notato la popolazione di Monleone di famiglie 65, con anime 282, distinte in maschi 160 e femmine 122; ora soggiungeremo che le nascite sono quasi sempre più poche delle morti, e che se questa popolazione già da qualche tempo non mancò del tutto, ciò non sarebbe stato se di giorno in giorno non vi si fossero stabiliti alcuni disperati de’ paesi vicini nella speranza di far fortuna tra quei miserabili. Se in luogo di cotesti avventurieri andasse tra quei poveri popolani un uomo di senno e di zelo, che li illuminasse e avvivasse i loro animi alla fatica, e li aiutasse ne’ primi movimenti, forse che in poco tempo sarebbero cangiate in meglio le notate triste condizioni. Ma tra’ tanti che vi sono stati mandati nessuno fu tale quale vorrebbesi all’uopo.

La comune malattia per cui periscono gli abitanti di Monteleone è il dolor di punta. La faticosa salita li scalda, il vento li gela, e il morbo non represso dall’arte medica opprime la vita. A pochissimi dura questa oltre l’anno sessantesimo.

Questi borghesi sono principalmente occupati nell’agricoltura, alla quale attendon pure i meccanici in quei giorni che hanno non altro affare. Le donne tessono, e i telai adoperati non sono più di 25.

Agricoltura. – Territorio. Non è molto larga la regione di Monteleone, ma pure è tanta, che sarebbe sufficiente a dieci tanti d’uomini se avessero maggior industria de’ presenti coloni. Essa è tutta nella valle, è piana con pochi rialti, che dicono Monte-pruna, Piredu, Sas murtas, Su Cabrilegiu, Monte-giradu e dirimpetto al paese Su Bastione, dove sono vestigie di antiche costruzioni, e ne’ tempi di guerre e d’assedio soleano porsi i nemici.

L’acqua sorge in varie parti, e in maggior copia a fianco del monte. Vedesi sopra questa fonte forato la rupe per attingerla co’ soliti argomenti, e così risparmiar la fatica del lungo trasporto de’ secchioni per l’erta, che non si potea fare in presenza de’ nemici.

Il Temo tocca a tre lati la base del monte. Quando nell’inverno gonfiasi, allora quei coloni, che han faccende sulle terre della riva sinistra, se non osino tentare il guado di Mesurios, devono rimanersene a casa e aspettare che cessi la pioggia e manchino i torrenti. Spesso ridonda, e allora molto ne patiscono i seminati che sono sulle terre delle due rive.

Agricoltura. Le terre di Monteleone producon poco, ma pare più per difetto di arte, che per loro poco benigna natura.

La seminagione solita è ne’ numeri gia proposti nell’articolo precedente, non gittandosi ne’ solchi e ne’ novali, che i sardi appellano narboni, più che 175 starelli di grano, 50 d’orzo, 50 di legumi, e poco di granone e di lino.

Mediocre è il frutto delle vigne e la qualità de’ vini. I fruttiferi sono in piccolissimo numero, le specie due sole, fichi e noci. Da ciò intendasi quanto questi coloni siano improvvidi e negligenti, se non sanno procurarsi con la poca fatica che vuole la piantagione de’ medesimi questi articoli di nutrimento. Se nella sommità la troppo forte ventilazione nuocesse alla loro fecondità, si potrebbero piantare a’ piè del colle, e se non si volesse lasciarle in preda a’ ladri, si potrebbe ciò ottenere cingendo i predi di siepe o di muro.

In tutto il territorio non sono più che tre tanche, che complessivamente potran contenere sessanta starelli di semenza. Nelle medesime una volta si tiene a pastura il bestiame, un’altra si coltiva.

Bestiame. Si hanno tutte le specie, ma in numeri assai ristretti, cavalle 60, porci 150, pecore 550, capre 100, vacche 200, buoi 36, giumenti 30. Quindi si può ancora argomentare quanto questi uomini sieno spensierati sul loro interesse non profittando de’ copiosi pascoli che genera la terra che lasciasi incolta.

In tanta scarsezza di prodotti, che nè pure sono sufficienti a’ loro bisogni, non bisogna domandare quanto essi annualmente guadagnino. I pochi cereali che talvolta possono sopravanzare a’ loro bisogni, e quegli altri pochi articoli che possono metter in vendita, forse non si possono apprezzare a più di 3 mila lire nuove.

Antichità. Sono nel territorio di Monteleone sei norachi, e nominati Nuraghe-mannu, Nuraghe-curtu, Nuraghe-Calvia, Nuraghe-pastinos, Nuraghe-Tudèra, Nuraghe-nie, in gran parte disfatti.

Popolazioni antiche. Ne’ luoghi che dicono Tudera, Banaria, Calvia e Curos sono vestigia di antiche abitazioni, le quali forse erano frazioni dello stesso Monteleone e residenza di quelli che praticavano l’agricoltura. Il che era fatto prudentemente, perchè non si perdesse tempo nell’andare ai lavori lontani, e non si pericolasse nella sanità tornando stanchi e sudati su quella sommità ventosa.

Spelonche. Apronsi molti spechi naturali nel territorio, dove ne’ temporali e nelle notti d’inverno si ricoverano i pastori.

Religione. Sta questo popolo sotto la giurisdizione del vescovo d’Alghero, ed è curato nelle cose spirituali da un rettore con l’assistenza d’un vice-paroco.

La chiesa principale è intitolata dal protomartire

s. Stefano, e vuolsi che la medesima sia stata uffiziata da’ monaci benedittini; l’altra che dista dal paese circa 300 passi, è nominata da s. Antonio abate. Eravene in altri tempi una terza dedicata a s. Barbara.

Le memorie storiche sull’antico insigne castello di Monleone le potrai leggere nell’articolo Logudoro.

 
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