Martis

MARTIS, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Sassari, nel mandamento di Nulvi, e nell’antico dipartimento dell’Anglona compreso nel Logudoro.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 46' 30", e nella longitudine occidentale dal merid. di Cagliari 0° 18'.

Giace a piè della eminenza che dicono Montefranco in mezza la valle d’Anglona un po’ sopra la sponda del rivo appellato Giunco, o Piscina di giunco, proveniente dalle falde del Monteledda. Nelle eminenze che sorgono è un ostacolo all’influsso de’ venti, che non vi si sentono che riflessi, e però debolmente. Puoi immaginare quanto in fondo di quel bacino esser debba il calore de’ giorni estivi, e quanta la umidità e la nebbia nelle stagioni piovose. Le pioggie sono frequenti nell’autunno e nell’inverno: la neve vi copre alcune volte il suolo per pochi giorni, e ne’ tempi caldi non di rado le tempeste versano la grandine a danno delle vigne. L’aria è insalubre in alcuni mesi.

La estensione superficiale di questo territorio non è minore di miglia quadrate 10, piana in molte parti, in altre rilevata in colline.

Nelle roccie di Martis trovasi la selce piromaca bianco-livida, e altra di color breno attraversata dalla selce idrofana, e una breccia di color rosso e bi-gio-oscuro in cemento della stessa sostanza. Questo minerale è ne’ terreni trachitici come il diaspro, e più sovente si mostra in massi rotolati di color nero, bigio, rosso, bianco, e talvolta tendente all’azzurrognolo, e accade che tutti questi colori appariscano riuniti. I martesi ne fabbricano le pietre focaje, e ne mettono in commercio una certa quantità: esse attestano la rozzezza degli artefici.

Il trachite si lega da una parte col granito, dall’altra va a perdersi sotto a’ terreni calcarei. Le roccie trachitiche sono forse quelle che, dopo il granito, sono più largamente sparse in Sardegna. Le loro masse sorgono spesso a’ 1000 metri di elevazione sopra il livello del Mediterraneo. Esse si distinguono per la bizzarria della loro forma allungata e per la uniformità de’ loro gioghi, molti de’ quali vengono ristretti da ripidi fianchi, e da difficili e talvolta inaccessibili balze, terminate da varii piani orizzontali, che posti pressochè a uno stesso livello percorrono spazii considerevoli; sovente però discontinuati o levantisi a guisa di coni sul fondo delle valli ove giacciono. Le roccie trachitiche si mostrano d’ordinario in massa, ed offrono un gran numero di varietà, cioè il granitoide, il porfiroide, il grossolano che serve come pietra da scalpello, il cellulare, la pietra pomice, il terroso, la breccia, che forma per lo più le falde delle montagne trachitiche, il tufo, e forse anche una specie di arenaria, della quale si veggono in alcuni luoghi masse di qualche considerazione. Contiene ancora il trachite la calce cristallizzata, le selci piromache suddette, le agate, il quarzo resinite, il calcedonio, jalite, i diaspri, le ossidiane nere, e le perlate di colore verde e rosso, la stilbite, la cabasia cristallizzata e filamentosa, l’anacilma, il mesotipo, il ferro micaceo e il solforato, il solfato d’allumina e quello di ferro, e parte delle acque acidule e solforose che trovansi nel regno.

Dopo le selci piromache è osservabile nel territorio di Martis un diaspro fasciato con fondo di colore pavonazzo e linee bigie, d’un bellissimo effetto; un calcareo conchiglifero; una roccia porfirica con noccioli di feldspato bianco, e con la pasta che sembra essere di fonolite; un porfido con la base di retinite con cristalli di feldspato in una roccia porfiroide; un porfido terroso accollato al porfido trachitico, del quale si servono per fabbricare le case.

Sono in questo territorio alcune fonti considerevoli, primieramente le due dalle quali beve il popolo, una detta Cabuda, l’altra Sa Conza, quindi Binzella, Carvone, Teoraghe o Su Turchis.

Il territorio di Martis è traversato, come abbiam notato, dal fiume Giunco nato in terrio di Ploaghe. Il rio Busa formato dalla montagna di Chiaramonti, entra nel letto dell’altro, che va a scaricarsi nel Termo. Nell’uno e nell’altro si prendono delle anguille assai più stimate che le pescate nel fiume maggiore. Le acque del Giunco mettono in movimento alcuni molini, esse non vietano il guado che ne’ tempi di grosse pioggie.

I cacciatori trovano di rado qualche cinghiale, frequenti le lepri e le volpi, e tra gli uccelli le pernici, le quaglie; le colombe, le tortorelle, le anatre, i merli e i tordi. Non mancano le specie di rapina, i corvi, gli sparvieri e gli avoltoi, i quali però sono men nocivi che i passeri, che sogliono in qualche anno divorarsi gran parte delle spighe.

Popolazione. Nell’anno 1838 erano in Martis famiglie 305 con anime 1310, delle quali maggiori nel sesso maschile 464, nel femminile 482, e minori maschi 196, femmine 198. I numeri medii si trovarono per le nascite annuali 42, per le morti 25, per li matrimonii

9. Le malattie non sono molto frequenti: le comuni sogliono essere, nell’inverno le infiammatorie, nell’autunno le periodiche. I più vivono a’ 50 anni, e sono pochissimi, che trapassino il settantesimo.

Professioni. Operano nelle cose agrarie uomini 298, nelle pastorali 68, nelle arti meccaniche di necessità altre 20 persone. Quindi sono a notare notai 3, ministri sanitarii 3, preti 3. Le donne lavorano ne’ telai il lino e la lana.

Alla scuola primaria sogliono concorrere circa 15 fanciulli. Quelli che desiderano maggiore o migliore istruzione, passano alle scuole del seminario di Castelsardo.

Agricoltura. L’Anglona è il primo de’ paesi graniferi della Sardegna settentrionale, e il Martese non vuol essere il secondo a nessun’altra contrada per la sua fertilità.

Si seminano annualmente rasieri di grano 200, d’orzo 60, di fave e legumi 6. Rammenta che il rasiere si eguaglia a quarre sette, o a starelli cagliaritani tre e mezzo. La fruttificazione della prima specie è in là del 15. La raccolta del lino non dà più di decine 500. Le piante ortensi sono curate da pochi. Si semina granone, e da alcuni si coltivano le patate.

Le vigne sono prospere, e danno molto frutto e mosto. Il vino sorpasserà i 50 mila quartieri: stimasi per la bontà, ma non dà guadagno, perchè non vi sono ricerche, e i galluresi vi frequentano a vender il loro.

Ne’ predii sono molti fruttiferi, e le specie più comuni mandorli, fichi, peri, pomi, sorbi, noci, albicocchi, ciriegi, ed alcuni aranci e cedri.

Molta estensione di territorio è formata in tanche, dove si semina, e si ammette il bestiame; ma nelle quattro maggiori si suol tenere a pascolo i buoi di lavoro, dove se non si possano alimentare, bisogna che digiunino, e consumino la propria pinguedine.

Pastorizia. I martesi hanno nel bestiame manso gioghi 250 o capi 500, cavalli 75, cavalle 90, majali 120, giumenti 110; nel bestiame rude segni di vacche 10 o capi 600, segni di pecore 14 o capi 6000, segni di capre 8 o capi 700, segni di porci 13 o armenti 2000, cavalle in armento 200: e perchè il territorio non è molto largo e non produce pascoli per tutte le specie e il numero, però gli armenti si sogliono tenere nel Sassu di Chiaramonti. Il formaggio è di buona qualità, e col butirro e gli altri prodotti pastorali vendesi ai negozianti di Sassari e Castelsardo.

Commercio. Da questi articoli, dai frutti agrarii, che più spesso si vendono ai galluresi, e da altre merci minori, possono annualmente ottenere i martesi lire nuove circa 85 mila.

 
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