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Marrubio

MARRUBIO [Marrubiu], villaggio della Sardegna nella provincia di Busachi, compreso nel mandamento di Terralba nella provincia di Oristano. Era parte del Campidano maggiore nel giudicato di Arborea.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 45', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 29'.

Siede sopra una piccola eminenza presso la sponda destra del fiume Usellese a non più d’un miglio dalle sponde del grande stagno di Sassu. Resta ben esposto a’ venti, e poco lo riparano dall’austro-libeccio e dal greco-levante, da una parte le montagne napolitane, dall’altra la massa dell’Arci. Il calore estivo, che sen

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tesi cocente in quelle ore che l’aria non scorre, è molto temperato dal venticello marino che dicono imbatto, e nelle ore serotine e notturne dalla brezza di terra. L’umidità è molto sentita per li molti vapori che accoglie la sua atmosfera dal vicino fiume, dal prenotato stagno, da altri laghi vicini, e dal non lontano golfo arborese. Nella primavera e nell’autunno, in sul principiar del giorno, il paese è ingombrato dalla nebbia, e questa è di tal natura, che offende anche col suo fetore. L’aria è maligna per gli ospiti, e malsana anche a molti nativi.

Il territorio è assai vasto, e stendesi molto a levante e a tramontana, piano nelle più parti, montuoso nella regione orientale in là del Campo.

Questo Campo è lo stesso che già denominavasi di Santanna, luogo in altri tempi infame per i malviventi che vi frequentavano, e poneansi in agguato a cogliervi i passeggieri. Era un passo terribile, e molti miseri vi perdeano le robe e spesso anche la vita. I banditi delle vicine regioni non avevano miglior asilo di questo, dove concorrendo anche le masnade logudoresi, poteano esser difesi dagli assalti della milizia. Da questo luogo partivano poi in una o in altra parte le squadriglie per porsi sopra altre vie a insidiare quelli che passassero, o per invadere qualche casa ricca ne’ paesi. Le infestazioni come nelle altre parti, così in questa si rallentarono sotto il dominio de’ Re di Sardegna, e finalmente sono del tutto cessate sin dal primo aprimento della grande strada. Non si ricorda un solo delitto operato dopo quel tempo in quel Campo deserto.

La montagna marrubiese è nella massa dell’Arci. In essa sono molte vene che volgono acque ottime, e alcune assai utili a’ febbricitanti. La riunione delle medesime dà origine ad alcuni rivoli. I pozzi del paese versano acqua salmastra.

Non manca la selva ghiandifera, sebbene in alcuni tratti molto diradata; il suddetto Campo è ingombro di boscaglie nelle parti prossime alla montagna, nel-l’altra è sparso di macchie. Il cistio vi è comune.

In quei luoghi incolti e montuosi sono frequentissimi i cinghiali, i daini, i cervi, le volpi, le lepri e i conigli, e i cacciatori non faticano mai senza premio. I volatili sono in grandi sciami, e nel piano, e nel fiume, e nello stagno. In questo vengono a pascolo anche i fenicotteri.

È nota a tutti la maravigliosa copia de’ pesci che nuotano nello stagno di Sassu: le sue peschiere sono ricchissime.

Popolazione. Nell’anno 1841 erano in Marrubiu in famiglie 234 anime 1016, distinte in maggiori maschi 370, femmine 365, e in minori maschi 135, femmine

146. Le nascite annuali sogliono essere 40, le morti 25, i matrimonii 7. Molti vivono a’ 60 anni, e si possono vedere alcuni che settuagenari e più grandevi continuano i loro lavori agrarii. Le malattie comuni sono infiammazioni, perniciose e periodiche.

Professioni. Sono applicati all’agricoltura persone 300, alla pastorizia 45, alla pesca 20, a’ mestieri 10; quindi sono negozianti 5, notai 2, flebotomi 2, preti 2.

Alla scuola primaria sogliono concorrere soli 12 fanciulli.

Agricoltura. Coltivasi il frumento, l’orzo, le fave, il lino, varii legumi, un po’ di cotone erbaceo e di tabacco. Tra le altre regioni granifere sono più riputate quella, che dicono Pompongias, ed ha propria la casa

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Villa-Hermosa, e l’altra di Ungroni-Forru posseduta dalla casa Arcais.

I numeri ordinarii della seminagione sono starelli di grano 1000, d’orzo 140, di fave 120. Altri duecento starelli in circa sono lavorati per gli altri semi. Il frumento suol moltiplicare al 10, l’orzo al 15, e le altre or più or meno secondo la influenza delle stagioni.

Orticultura. Si studia poco alla medesima, e non sono che piccoli tratti di terreno per le piante più comuni.

Fruttiferi. Anche questi sono poco curati, e sono in piccol numero e in poche varietà.

Vigne. La vite è coltivata sur una considerevole estensione di terreno, e la vendemmia produce ben molto più che basta alla consumazione che si fa nel paese di vini, sebbene notevolissima, come accade in tutti i siti di malaria, principalmente marittimi. Il molto superfluo vendesi nel porto di Marceddì, a Oristano e ad altri paesi de’ vicini dipartimenti.

Tanche. Una grande estensione del territorio è chiusa per seminarvi, e negli anni di riposo vi si tiene a pastura il bestiame domito.

Pastorizia. Potrebbe Marrubiu educare una gran moltitudine di bestiame nelle solite specie, perchè sono grandi i suoi salti così nel piano come nel monte; tuttavolta quello che mantiene è una piccola cosa in proporzione delle sussistenze. La sovrabbondanza permise che si ammettessero ne’ medesimi greggie e armenti di altre regioni per isvernarvi e per giovarsi del frutto delle selve.

Sino al 1828 i pastori marrubiesi aveano un numero molto maggiore che sia al presente, ma una funestissima epizoozia lo restrinse a pochi capi. Ora si possono numerare buoi 340, cavalli 80, giumenti 180, majali 45; e nel bestiame rude vacche 700, pecore 3500, capre 2000, porci 1200.

Pesca. I marrubiesi lavorano nelle proprie stagioni alla pesca nel grande stagno, che dicono di Sassu. Questo bacino è lungo miglia 6 1/2 e largo dove più 4 1/2. La sua comunicazione col mare è in mezzo l’arco della sponda del golfo in faccia al ponente e incontro al gran mare. I pesci vi sono in grandissima copia, e principalmente i muggini e le anguille. Appartiene alla casa Pollìni.

Palude. Presso il Sassu nel territorio di Marrubiu è una palude, la cui area forse eguaglia i trecento starel

li. L’acqua svanisce a’ primi calori, e non ricomparisce che nell’autunno. Potrebbesi facilmente prosciugare scavando un piccol canale per lo scolo.

Commercio. I marrubiesi vendono cereali, vini, e alcuni prodotti pastorali. Il secondo articolo però è più considerevole. Il lucro si può computare di lire nuove 50 mila in circa. Da che si potrà argomentare che non sono in quella regione molti ricchi, sebbene debbansi dire assai rari quelli che patiscono i rigori della povertà.

Le vie sono nell’inverno alquanto incomode per i fanghi, e le relazioni con il porto e con le terre in là del fiume spesso interrotte per la pienezza del suo letto poco profondo e per le inondazioni. Non avvi alcun ponte, e non si supplisce alla sua mancanza nè pure nel modo de’ montanari stendendo alcune travi dal-l’una all’altra sponda.

La grande strada traversa questo territorio, e con un ramo di due miglia si potrebbe il paese mettere in più facile comunicazione col medesimo.

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Religione. La parrocchia di Marrubio è sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Oristano, e sotto la cura di un vicario assistito da un altro prete.

La chiesa è sotto la invocazione di Nostra Donna di Monserrato, e molto frequentata anche da’ devoti stranieri nella solennità che ricorre ogni anno addì 8 settembre. In quel giorno si corre il palio, e poi si ha l’altro spettacolo de’ fuochi artifiziati. Il cimiterio è attiguo alla chiesa, nè si è ancora fatto il campo-santo secondo le norme stabilite dal governo.

 
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