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Luras

LURAS, altrimenti LAURAS, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Tempio, che si comprendeva nel dipartimento Gemini dell’antico regno di Gallura (vedi articolo Gallura, fasc. 25).

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 56' 30", e nella longitudine orientale di Cagliari 0° 3'.

Siede sopra l’altipiano di Tempio, in esposizione a tutti i venti, in un suolo secco, dove il freddo è più lungamente sensibile del calore, piove spesso, e dura molto la neve. L’aria è saluberrima. Gli abitanti vanno frequentemente soggetti a malattie di petto, e le febbri periodiche, che si patiscono da alcuni, sono acquistate in altri siti.

Il territorio de’ luresi è molto esteso, e quasi in tutte parti montuoso, sebbene non manchino spazi larghi e piani.

Tra le eminenze la più notevole si è quella che dicono Serra de Canahini, dalla cui sommità corre il guardo a grandi distanze sopra un paese pittoresco. Le roccie sono graniti di molte varietà.

Apronsi qua e là caverne (concas) naturali, dove i pastori e i coloni si ricoverano nelle inclemenze atmosferiche. Le più considerevoli sono, Sa conca de Pabadalzu, Sa conca de Monti-alvu, Sa conca de Valeri, Sa conca de Juanne Porcu.

Le selve e i boschi coprono tutte le regioni, dove mal può operare l’arte agraria. Il sovero, il leccio e l’ulivastro sono le specie comuni, sebbene in pochi luoghi vedasi la continuazione che è in altre selve meglio conservate, e ombrato il suolo dalle frondi intrecciantisi. I peri selvatici, de’ quali hanno non piccola parte del nutrimento i porci, qui pure sono numerosi. Le regioni dove predomina l’ulivastro e il pero sono nella cussorgia di Carana, e ne’ confini del territorio verso il greco. Tra i grandi ulivastri del Carana è molto notevole quello che vedesi a 50 passi dalla chiesa campestre di s. Bartolommeo presso le rovine dell’antica terra di Carana. Otto uomini non cingerebbero il suo tronco, sebbene distendessero a tutta la misura le loro braccia; e tanto sono frondosi i suoi rami, che non facilmente vi penetri la pioggia. Nella parte infima del ceppo ha palmi sardi 56, un po’ superiormente 43.

Le fonti sono frequentissime in tutte le parti del territorio, limpide le acque che propinano, e salubri; quindi molti ruscelli vi si formano e irrigano le amenissime valli. I più considerevoli sono Sa bena o vena de Silonis, Sa ena de Carana, Sa ena de pische, Sa ena de Ludinosu, Sa ena de Terrabella, Sa ena de Morigheatis, Sa ena dess’esca, Sa ena de Buscione, Su riu de Molineddu. Scorre in questo territorio il maggior fiume della Gallura superiore, il Carana, tra sponde amenissime, animato da molte trote e anguille, ed esce da queste regioni più grosso che eravi entrato per tanti tributi perenni che vi riceve, a’ quali si debbono aggiungere nella parte superiore il fiume di Coxigana, a mezzo corso quello di Manisfaladis, e nella parte inferiore il Riu pedrosu. Ne’ tempi piovosi ridondano facilmente per la poca capacità del letto, e danneggiano le coltivazioni.

Non pochi lurisinchi danno opera frequente alla pesca, e ottengono un considerevole lucro vendendone ne’ paesi vicini ed in Tempio, e questo sarebbe maggiore se si cessasse dal mal vezzo di infettare le acque con la tassia.

I selvatici che più abbondano in questo territorio sono i cinghiali, le lepri e le volpi; e queste molto odiate a’ pastori per la strage che fanno continua nelle greggie.

Ne’ volatili le specie più moltiplicate sono le pernici, i merli, i tordi, le gaze, e in una quantità prodigiosa i passeri. Nel fiume frequentano varie specie di uccelli acquatici.

Popolazione. Nell’articolo Gallura, sotto l’anno 1837 l’abbiamo distinta nelle famiglie conviventi e nelle disperse, notando nelle 172 famiglie conviventi capi 850, e nelle disperse capi 696; in totale famiglie 259, anime 1546. Certamente che in quest’anno 1842 vi sarà variazione; ma questa non mi è nota, comechè abbia de’ dati per crederla ogni dì crescente. Bisogna essere in quei paesi per poter calcolare prossimamente al vero tutti i numeri statistici. I censimenti parrocchiali sono imperfettissimi, e qualche volta fittizii.

Ne’ funerali degli adulti si fa il compianto con tutta solennità di mestizia, e le cantatrici vestite a duolo, con velo bruno e la faccia circondata da una candida pezzuola nella foggia delle monache, disposte presso al feretro tra le parenti del defunto, che dolgonsi di sincero dolore, esercitano il loro ingegno poetico encomiando in versi sciolti le belle qualità dell’estinto o de’ suoi predefunti.

Come va crescendo la istruzione religiosa, gli spiriti si purgano delle perverse opinioni, e si moderano le forti passioni di quegli uomini irritabili. Lo spirito della vendetta manca a poco a poco, come osserva ciascuno la integrità e la severità di coloro che sono preposti alla amministrazione della giustizia, e quando è fatta ragione a ciascuno, non sono che i furiosi e brutali che si vogliano, e spesso vilmente, vendicare da sè. Una maggior forza accelerebbe la educazione di questi montanari.

Le danze a coro di quattro voci, il bersaglio, e le disputazioni degli improvvisatori, sono le più comuni ricreazioni.

Tra le famiglie conviventi, eccettuate quelle de’ preti, de’ maggiori proprietarii e di quelli che si esercitano in qualche professione liberale, le altre sono addette all’agricoltura o alle arti meccaniche. Vi ha un gran numero di fabbri-ferrari, e non pochi falegnami, quindi alcuni muratori, scarpari ecc. I ferrari mettono in commercio le loro manifatture.

I lurisinchi sono gente laboriosa. Seminano il campo, coltivano la vigna, e quando vacano dalle opere agrarie allora negoziano e vettureggiano. Sono del pari operose le donne. Tessono la tela e il panno forese per i propri bisogni e gli altrui, vendendone in quantità agli uomini d’Anglona, di Montes e di altri dipartimenti, e quando vanno o a’ propri predii o a’ vicini paesi non lasciano mai la rocca, e filano sempre o passeggino le contrade, o girino nelle piazze, o si fermino e parlino con chicchessia, senza che si mostrino incomodate del peso del canestro che pieno di qualche derrata portano sul capo.

Alla scuola primaria concorrono circa venti fanciulli, de’ quali spesso si è lodata la istruzione. Molti uscendo da questo primo insegnamento passavano a imparare la gramatica latina, ed anche le belle lettere in una scuola gratuita, che quei del paese avrebbero voluto perpetuata.

Nel paese sono alcune contrade selciate, alcune piazze piuttosto pulite, e molte case belline. Il circondario apparisce amenissimo principalmente nella parte dove verdeggia il suo vastissimo vigneto presso a quello di Calangianus.

L’occhio si piace ancor molto nelle altre parti del pianoro intersecato da valli ben irrigate, e adorne d’una superba vegetazione.

Agricoltura. I lurisinchi sono studiosi nella cultura de’ cereali, e tanto l’hanno ampliata, che mancando oramai nel proprio territorio siti idonei alla medesima, vanno in territorio altrui per seminare quei tratti che i proprietarii sogliono lasciar incolti. Essi ora si dolgono che i vasti campi di Arsachena per mal consiglio d’un sindaco sieno passati nel dominio di uomini tempiesi; ma forse con un poco più d’arte potrebbero amplificare le superficie cereali entro l’attuale circoscrizione, che potrebbe essere sufficiente a un popolo dieci volte maggiore.

Le regioni cereali o vidazzoni sono tre, nelle quali alternativamente si semina in ogni triennio.

Il Lurese in generale è più atto alle viti e all’orzo, che al frumento. Si sogliono seminare annualmente starelli di grano 500, ed altrettanti d’orzo. In una piccola parte degli orti si seminano fave, fagiuoli e ceci; nelle altre si coltivano cavoli, lattughe, cipolle, carcioffi, aglio, porri, patate, pomidoro. Il frumento dà ordinariamente il sette per uno, l’orzo il dieci.

Le piante fruttifere più comuni sono peri, susini, pini, fichi, e pomi, e non in gran numero.

 
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