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Lunamatrona

LUNAMATRONA o LUNAMARDONA, villaggio della Sardegna compreso nella Marmilla, antico dipartimento dell’Arborea.

È capoluogo di mandamento nella prefettura d’Isili, ed ha dopo sè Villanova, Forru, Siddi, Baradili, Setzu, Ussaramanna, Turri, Buressa, Pauli Arbaci, o Sitzàmus, Sini e Genuri.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 38', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 15'.

Siede incontro a oriente, parte in piano orizzontale e parte in piano obbliquo, ed è difeso a ponente da una piccola eminenza.

Il luogo è molto caldo d’estate, umidissimo in inverno, spesso nebbioso, quantunque così come nelle regioni circonvicine siano piuttosto scarse le pioggie. L’aria non si può riputar per buona nell’estate e in gran parte dell’autunno.

Il territorio è molto più esteso, che domandi il numero de’ popolatori, piano in gran parte, con poche gibbosità e con una collina alla parte tramontana, dove pare sia stato un bosco prima che vi si estendesse la coltivazione.

Sono scarse le sorgenti, e non si possono indicare che tre soli rivoli appellati Riu-elighe, Mitza Inna, Mitza Arrideli. Quindi a distanza d’un miglio dal paese è una palude, la cui superficie è di circa cento starelli di terreno, che spesso si asciuga e resta scoperta in una gran parte del bacino con gravissimo incomodo e danno. Move allora dalle acque corrotte un nembo di zanzare a infestar la campagna e le case, e a interrompere i sonni con le velenose loro punture, anche a quelli che hanno sonno forte; e si sviluppano miasmi perniciosissimi, per i quali molti d’ogni età patiscono gravi e lunghe malattie di flogosi addominali e febbri periodiche pertinacissime, e molte famiglie restano addolorate per la morte de’ loro cari. La mortalità avviene ogni anno in sulla fine dell’estate, e le vittime non sogliono esser meno di trenta, tra le quali due terzi in minor età. Quei paesani son persuasi che la malignità proviene tutta da quella palude, e non pertanto non hanno mai pensato a prosciugarla aprendo uno sfogo all’acqua de’ torrenti che vi si raccoglie e corrompe; nè pare che alcuno abbia dato loro il salutare consiglio, ed esortatili a scavare un canale, con che sarebbe bonificata l’aria, e l’agricoltura acquisterebbe quella ragguardevole estensione di terreno. Il profitto che ricavasi da questa palude non compensa in nessun modo i mali che genera. Quei paesani vi cacciano uccelli acquatici, vi pescano anguille assai grasse e sanguisughe molto grosse, e quando le acque svaporano mietono molto fieno.

D’animali selvatici non sono che i conigli e alcune lepri e volpi.

Popolazione. Per tanta mortalità non vedesi alcun sensibile aumento nel numero degli abitanti. Esso era nel 1830 di anime 777, nel 1831 di 790, nel 1832 di 807, nel 1840 di 796.

Il decennio passato dava le medie annuali di nascite 39, di morti 40, di matrimoni 10.

Le famiglie sono 210, le quali danno, maggiori d’anni 20 maschi 318, femmine 325, e minori maschi 87, femmine 66. Nel 1837 erano maggiori maschi 300, femmine 237, e minori maschi 148, femmine

145.

Delle famiglie sunnotate 184 sono applicate all’agricoltura, 5 alla pastorizia, 12 a’ varii mestieri; appartengono quattro al clero, due a’ notai, ed altrettante a’ flebotomi, una sola alla nobiltà. Solo 130 sono possidenti.

Le donne lavorano ne’ telai più spesso il lino che la lana. Il telajo è un arnese necessario in ogni casa.

Alla scuola primaria non sogliono concorre più di sei fanciulli.

Agricoltura. Come gli altri terreni della Marmilla, così quei di Lunamatrona sono di una stupenda fertilità, se pure non siano sfavorevoli le stagioni per poche o molte pioggie, o per maligne nebbie e venti perniciosi nel tempo che la spiga fiorisce o ingranisce.

De’ terreni di questo paese sono coltivati starelli 3000 a cereali, 60 a viti, 3 a piante ortensi, 4 a olivi, 800 che si potrebbero coltivare sono lasciati per prato, e soli 20 sono incoltivabili a più de’ 100, che sono nel bacino della sunnotata palude.

Si suole annualmente seminare starelli di grano 1100, di orzo 250, di fave e legumi 230. La produzione ordinaria del grano è al ventuplo, l’orzo al 25, le fave al 13. Ne’ migliori siti il frumento produce sopra il 60. Di lino se ne semina quanto è alla sufficienza.

La vigna prospera, i vini sono ottimi, ed è molto riputata la malvagia.

Gli alberi fruttiferi sono olivi, come già notai, e quindi fichi, sisini, peschi e altre specie, non però in gran quantità.

Pastorizia. I pascoli essendo scarsissimi, non si possono educare che pochi branchi, quattro o cinque greggie di pecore, e un armento di vacche. Le pecore mangiano la tassia con molto gusto, onde abbondano di latte. Si avranno da circa 80 capi tra cavalli e cavalle, che quei di Lunamatrona, come gli altri de’ prossimi dipartimenti, e generalmente tutti i sardi meridionali, maneggiano con molta destrezza. I giumenti saranno circa 200, e servono per la macinazione dei grani. I buoi per l’agricoltura sono 250.

Commercio. Gli articoli da’ quali lucrano quei di Lunamatrona sono i prodotti dell’agricoltura, che vendono a’ negozianti di Cagliari. Il prezzo complessivo medio può definirsi di lire nuove 50000.

Religione. Questo popolo è sotto la giurisdizione del vescovo d’Ales, ed è amministrato da un vicario con l’assistenza di tre sacerdoti. Le decime sommano ordinariamente a lire nuove 9000.

La chiesa parrocchiale, che è una delle più belle che siano in quel dipartimento, è sotto la invocazione di

s. Giovanni Battista, di cui nel dì proprio si celebra la festa con molto concorso da’ luoghi limitrofi, col solito spettacolo di barberi e di fuochi artifiziali, e con l’allegria delle danze pubbliche.

Delle tre chiese minori, una è denominata da s. Maria, la seconda da s. Sebastiano, che fu eretta per pubblico voto dopo una pestilenza, e la terza dalla Nostra Donna del Carmine. Il cemitero è contiguo alla chiesa parrocchiale.

Nella regione che dicono Is olìas (gli olivi) erano due piccole chiese campestri, una detta di s. Elia, l’altra di s. Enoc, delle quali ora appariscono le sole vestigie. Furono esecrate intorno al 1770.

Antichità. Erano in questo territorio alcuni norachi che si sono disfatti per averne le pietre, e per acquistar terreno a’ solchi. Essi nominavansi Girinumannu, Prezzali, Su-bruncu dessu Forraxi, Su-bruncu dessu Cimici, e Planu Crasti.

In distanza di alcuni minuti trovansi molti antichissimi sepolcri.

 
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