Pagine Sarde Logo 
Lo cerchi in Sardegna? Lo trovi su Pagine Sarde!
PagineSarde.it
 

Lodine

LODINE, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Nuoro, compreso nel mandamento di Fonni, e nel dipartimento di Barbagia Ollolai.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 8' 20", e nella longitudine dal meridiano di Cagliari 0° 6'.

Giace nella valle del Massari presso alla sponda destra del fiume, in sito un po’ alto, in esposizione a’ venti più forti, il settentrione, il maestro, il greco e il levante, che talvolta scuoprono i tetti. Nell’inverno la temperatura va spesso sotto il zero, nell’estate si leva sino a’ 26°. Sebbene sia considerevole la distanza dal mare, il termometro è di una variabilità non minore che nelle regioni marine. Le pioggie vengono spesso e copiosamente, la neve frequentissima e di durata, la nebbia non sempre nociva, le tempeste non rare e innocenti. L’aria è di molta bontà.

La superficie territoriale non pare maggiore di otto miglia quadrate. Comechè sia molto montuosa, tutta-volta non si può indicare altra eminenza ragguardevole che la Serra de Millu nel salto che dicono Istelathi, che si traversa nella linea della grande strada da Cagliari a Nuoro.

Sono in gran numero le fonti, ma poco abbondanti, se eccettuisi quella che trovasi in distanza di due terzi di miglio dal paese, e serve alla popolazione. Si denomina dal Ciriegio.

Il territorio è irrigato da diversi ruscelli, il primo nasce dall’anzinotata fonte, quindi è il rivolo che dicono, altri Dulia, ed altri Badueleri, i due del salto Erimu, uno dei quali appellasi Lotolai, l’altro Sa-roja de Suvargia, i tre del suddetto salto di Istelathi, che dicono Otìle, Dorgodori, Queradore.

Dopo i ruscelli indicherò i due fiumi, come dicono quei popolani, uno l’Istelathi che scende da’ salti di Mamojada verso ostro-sirocco, e che solo in tempo di molte pioggie vieta il passaggio. Esso influisce quasi a levante del paese e in distanza di circa un miglio e mezzo nel Gosolè. Questo viene a quel punto dalle sue fonti in Cornobue ne’ limiti tra Fonni ed Orgosolo. Nell’inverno è pericoloso a quelli che il vogliono traversare, e spesso anche nel guado, da cui esso ha nome, presso il ponte rovinato che dicesi del Vicario. Sopra quel resto dell’antica costruzione si suole distendere alcune travi per il passaggio a’ pedoni; ma accade soventi che le acque crescendo le rapiscano nella corrente, e restino intrapresi i viandanti.

I ghiandiferi occupano molte parti di questo territorio. La quercia predomina, e vedonsi molti individui di grand’età: i lecci sono in minor numero per tutto fuorchè in un’area di circa tre quarti di miglio quadrato. Il bosco non è sempre continuato, essendovi aperti grandi vacui col ferro e col fuoco, e diradati i salti che erano ombreggiati da foltissimi grandi vegetabili.

Gli animali selvatici, che trovansi nel Lodinese, sono cinghiali e daini, e nell’inverno anche alcuni cervi ritiratisi dalle alte montagne coperte di neve. Le lepri vi sono in gran numero, come sono parimenti in grandi famiglie le pernici, i colombi, le beccaccie, i tordi, i merli, le anitre, ecc. Non mancano le specie maggiori.

Popolazione. Nell’anno 1839 erano in Lodine anime 124, delle quali 68 nel sesso maschile, 56 nel femminile, distribuite in famiglie 24. Le nascite annuali sono 4, le morti 2. Rari trapassano i 60 anni.

Professioni. Sono applicati all’agricoltura persone 30, alla pastorizia 18. Le donne lavorano in circa 16 telai.

Alla istruzione primaria concorrono non più di 6 fanciulli.

Agricoltura. Il territorio è atto a semi ed alberi, che amano le regioni fredde. Si seminano ordinariamente starelli di grano 30, d’orzo 100, di fave 6. La prima specie rende il sette, la seconda il dieci, la terza il dodici.

Negli orti coltivansi fagiuoli, cavoli, pomidoro, cipolle, zucche, patate e canape; e si ha un frutto copioso. Si raccogliono circa cento decine di canape.

In altro tempo le vigne erano prospere; ora per la mancata cultura sono deperite. I lodinesi vollero aver bisogno del vino della Ogliastra, che molto più del proprio è soave al gusto.

Ne’ fruttiferi sono in maggior numero i peri, susini, ciriegi, meli, castagni e noci. Le prime specie sono distinte in molte varietà.

La quarta parte di tutta la sunnotata superficie territoriale è divisa tra le famiglie. I maggiori chiusi, che diconsi tanche, or producono pascolo per il bestiame man-so, e talvolta per il rude, ed ora sono coltivati a cereali.

Pastorizia. Nel bestiame manso sono buoi per l’agricoltura 32, vacche manse 80, cavalli e cavalle 14, majali 20; nel rude vacche 130, capre 500, pecore 2000, porci 250.

I prodotti in latte sono di ottima qualità e abbondanti relativamente al fondo. Le pecore e le capre nella stagione invernale emigrano o nel Campidano, o nel dipartimento di Galtelli, che dicono Sa Baronìa.

Le api sono poco curate.

Pesca. I fiumi e ruscelli sunnominati sono abbondanti di trote ed anguille, che si prendono di tutte le stagioni, ma principalmente nell’aprile, se il tempo è buono e il fiume non ridondante d’acque. Usano in altri tempi l’amo, in quello Su perticale, come dicono l’ordegno dalla lunga pertica, alla quale è attaccata la rete distesa. L’operazione fassi nell’oscurità della notte. Quei che sono applicati a questa industria, hanno un competente guadagno vendendo le trote, delle quali in alcune ore prendono da 16 a 24 libbre, per circa quattro o cinque lire nuove nel paese, e ai forestieri, che vengono a provvedersi per le vigilie ed altri giorni di astinenza dalle carni.

Commercio. Questo è ristretto a pochi articoli, a quella piccola quantità di cereali che loro sopravanzi, al poco formaggio ed altri prodotti pastorali che vendono nelle terre dove svernano, ad alcune pezze di tessuto ed al pescato. In totale si può calcolare il loro lucro a ll. n. 8000.

Lodine dista da Gavoi verso ponente-maestro poco men di due miglia, da Fonni verso scirocco 2 1/3 traversando il fiume Gosolè, da Nuoro capoluogo della provincia verso tramontana-greco-tramontana 13.

Antichità. Vedonsi dentro questo territorio le vestigia di quattro popolazioni antiche. Esse erano alla parte di levante, una a poco men d’un miglio dal paese, forse nominata Boina, perchè alle rovine restò questo nome Sos muros de Boina. La seconda a doppia distanza, di cui però ignorasi il nome, indicandosi quelle macerie con l’appellativo generico Sos muros. La terza a distanza tripla nel luogo, che dicono Sos muros de Muisaris; la quarta a quattro miglia, che diceano Soroeni. Dalla estensione coperta di rottami e sparsa di fondamenta si può dedurre che la seconda e la quarta fossero due terre molto popolate.

Si possono indicare undici norachi: il primo è contiguo alla parrocchia in sito eminente, d’onde spazia lo sguardo in una bellissima prospettiva; il secondo appellasi Mamughina, il terzo Cannavargius; il quarto è presso Boina; il quinto è detto Lotolai; il sesto Arrana; il settimo Soroeni; l’ottavo Muisaris; il nono Tolesi; il decimo e l’undecimo sono due norachetti vicinissimi, che hanno il nome comune Sos nuragheddos. Tutti sono per due terzi almeno disfatti e di forma semplice, se eccettuisi quello di Soroeni, che comprendevasi dentro una cinta. L’altezza di quel che resta del cono è di circa dieci metri.

In diversi luoghi vedesi la roccia scavata in quelle camerette che sono così frequenti nella Sardegna, e che si credono fatte in tempi antichissimi per conservarvi i cadaveri delle persone più care. I lodinesi le dicono, come comunemente altrove, Domos de Ajànas, stanze di vergini, o di fate. Alcune hanno la finestra, per cui entrasi, vicinissima al suolo, altre più alte: queste sono di figura curva, quelle quadrate: alcune di una sola concavità, altre due, comunicanti per una finestrina consimile ed eguale alla esterna.

 
loading
Edicola de L'Unione Sarda