Lodè

LODÈ o LODEE, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Nuoro, compresa nel mandamento di Siniscola. Fu già parte della curatoria di Montalbo nel regno di Gallura.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 35', e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 27'.

Giace nella valle del Montalbo a piè d’un alto colle che ne dipende. Questo la protegge dal greco, mentre la gran massa dell’altro stendesi da poco sotto il suo levante, all’austro coprendola da venti intermedii. Uno de’ maggiori rivi della pendice maestrale del medesimo verso il ponente scorre non lungi, ed ivi si unisce al fiume che tortuosamente serpeggia a piè del gran terrazzo bittese. Il cielo è temperato d’inverno, ma troppo caldo di estate, donde accade soventi che il termometro si abbassi di molti gradi, quando move il maestro. Le pioggie cadon abbondanti da mezzo l’autunno alla primavera, ma talvolta mancano affatto. La nebbia è piuttosto infrequente e non nociva, la neve rara e prestamente solubile, le tempeste di grandini e fulmini poco dannifiche. L’aria non si può dire insalubre.

Il territorio sarebbe sufficiente ad una popolazione otto volte maggiore, avendo una superficie di circa 40 miglia quadrate. Esso è quasi tutto montuoso e in molte parti scosceso, e alpestre, sebbene non manchino alcuni piani di suolo fecondo, e pendici facilmente coltivabili.

Il Montalbo è il più considerevole de’ monti compresi nella sua circoscrizione. Esso protendesi in quella direzione che abbiam soprannotato con una giogaja di miglia 10, poco men che rettilinea e non interrotta che nel suo estremo incontro al ponente-libeccio, dove appare una appendice di alcuni coni. La costa contro il sirocco è ardua anzi che no, la contraria molto più spiegata, e in vicinanza a Lodè per non meno di cinque miglia. Pare che la sua sommità, così come quella del paralello monte d’Irgoli, fosse in continuazione del gran pianoro di Bithi. Il Montalbo (Monte-bianco) ebbe questo nome dalla bianchezza delle sue rupi calcaree, che fa un bell’effetto quando da qualche punto distante vedesi illuminato dal sol cadente. Sopra il suo dorso vi sono de’ piani abbondantissimi di pascoli estivi con belle e spaziose caverne osservabili per le concrezioni, fonti freschissime e limpidi laghetti, ombrose boscaglie, selve antiche, e una numerosissima varia generazione di selvatici, e tra essi in gran famiglia i mufioni. I pastori, che vi passano l’estate nel loro ozio, prendon piacere a insidiarli, e nutronsi di quelle saporitissime carni. I viaggiatori vi ascendon spesso per godere il bellissimo panorama che stendesi intorno, ponendosi sopra la punta Cupetti, per gran parte delle provincie settentrionali, e per gran tratto del Tirreno.

Spesso vedesi sgorgar l’acqua in questo territorio, ma più che altrove abbondano le vene nella pendice maestrale del Montalbo, dalla quale sono i molti ruscelli che in fondo alla conca formata dalla costa di questo monte, e del prossimo altipiano bittese si riuniscono in un alveo che tiene il principale ramo del fiume di Posada. In tempi piovosi resta per questo interrotta la corrispondenza con Bithi, perchè non si può traversare nè pure nel solito guado di Gallè. Non sono in tutto il territorio acque ferme, ad eccezione di pantani, che in alcuni anni sono veduti nel letto del fiume. In questo sono in gran numero le anguille e le trote.

Abbiam già notato quanta copia di selvaggiume sia nel Montalbo, ed ora è a dire che sono non meno popolate di tutte specie le altre regioni di Lodè, e che gran danno patiscono gli agricoltori ne’ loro seminati per la moltitudine de’ cinghiali, cervi, daini e mufioni. I grandi uccelli di rapina riposano nelle rupi di Montalbo, e nelle parti basse sono in gran numero le pernici, i merli, i colombi selvatici.

Selve. Se si sommino tutte le diverse aree occupate da’ ghiandiferi avrassi una risultanza di circa 1200 starelli, e di individui tre milioni seicento mila, non computati quelli che sono solitariamente sparsi. La specie dominante è il leccio, rara assai quella de’ soveri. Gli olivastri trovansi in tutte parti, fruttificano liberalmente, e sono un supplemento al difetto delle ghiande. Vedonsi molti alberi annosi, ma non di considerevole corpo; il che indica che in secolo non molto distante furon distrutte per gl’incendi le grandi selve che coprivano quasi intera questa regione.

Popolazione. Nell’anno 1839 erano in Lodè anime 916, delle quali 463 nel sesso maschile, 453 nel femminile, distribuite in famiglie 220.

Il movimento della popolazione, che si dedusse dal preceduto decennio fu il seguente di nascite annuali 40 e morti 25. La comune de’ matrimonii fu di 12. La vita ordinaria è a’ 60 anni, e accade a pochi di procedere sino agli 80. Nelle malattie sono curati da un flebotomo. Ma poi di rado domandano argomenti umani e con tutta fede ricorrono a’ sacerdoti, perchè dica sopra gli ammalati le orazioni prescritte dalla chiesa. Spesso vedonsi mirabili effetti, e da questi si è che la confidenza ne’ mezzi religiosi è confortata e sostenuta.

Nella foggia del vestire non sono i lodeini dissimili da’ bittesi. I comuni sollazzi sono le danze, alle quali concorrono ne’ dì festivi quelli che per ragion di lutto non devon osservare la rigida legge della solitudine.

 
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