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Loculi

LOCULI, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Nuoro, compreso nel mandamento del capoluogo della provincia. Era parte dell’antico distretto di Galtelli e del regno di Gallura.

La sua situazione geografica è alla latitudine 40° 24', ed alla longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 19'.

Sulla positura è a dire lo stesso, che fu detto per Irgòli, e che conviene pure a Onifài, o Gonifai; però che siede presso un ruscello in poca distanza dalla sponda sinistra del fiume Cedrino. Da che si può intendere la qualità del clima e dell’aria. Le abitazioni sono disposte sopra un poggio appiè del monte, che si nomina dal paese; esse sono novanta in circa.

Il territorio si estende nella linea austro-borea per più di quattro miglia, e più largamente da levante a ponente. Esso è nelle più sue parti montuoso, e nella regione settentrionale aggiace al gran bosco ghiandifero, cui da una distrutta chiesa han denominato di s. Lussorio. In questa regione è una gran spelonca degna di vedersi per le molte svariatissime concrezioni in stelattiti e stelagmiti. La profondità dell’ingresso ritiene molti dall’osservarla. Appellasi su Santuariu per non so qual tradizione.

Le acque non sono molto abbondanti, e però non si formano in questa regione, che alcuni piccoli ruscelli. Non vedesi che una sola paludetta, la quale deprava l’aria colle sue esalazioni estive ed autunnali, quando resta scoperta una gran parte del suo bacino.

Il selvaggiume è copiosissimo, e dicesi di molto superiore nel numero agli animali domestici e rudi, che pascolano nel territorio. Si trovano tutte le solite specie.

Popolazione. Sono in Loculi (anno 1839) circa 271 anime, delle quali 129 nel sesso maschile, 140 nel femminile, distribuite in famiglie 65. Si contraggono comunemente all’anno tre matrimonii, e si numerano dieci nascite, e poco meno che altrettante morti. La vita è dubiosissima nella prima età, e come nelle altre terre insalubri del dipartimento di Galtelli muojono molti fanciulli. Quelli che evadono dal periodo pericoloso, vivono robusti ai sessant’anni, e non rari anche agli ottanta.

Professioni. Sono applicati all’agricoltura uomini 72, alla pastorizia 22, alle arti meccaniche 6. Le donne lavorano in 72 telai la lana e il lino.

Anche in Loculi fu istituita la scuola primaria; ma dopo quindici anni non erasi veduto un solo fanciullo che sapesse leggere e scrivere. Il vicario parrocchiale percepiva dalla comunità per questo insegnamento ll. nuove annuali 75.

Agricoltura. I terreni di questo paese sono generalmente più idonei alla cultura dell’orzo, che a quella del grano. La mala intelligenza dell’arte fa che i frutti sieno scarsi, già che di rado ottienesi di vantaggio sopra il 6, eccettuate le terre novelle, le terre cotte, che dicono i loculesi per significare quelle dove si bruciano le macchie che le coprivano, le quali danno anche il sessanta per uno. Una delle cause, per cui poco questi agricoltori studiavano a una maggior produzione, era il dritto feudale, che pagavasi in granaglie o in danaro. La sua quantità annua era indefinita, ed ogni volta doveasi determinare dall’arbitrio di alcuni periti, i quali non riguardavano alla quantità del seminato, ma piuttosto a quella del ricolto; così i loculesi erano tenuti a due decime.

Si seminano annualmente starelli di grano 125, d’orzo 150, di legumi 50. Pochi starelli di terra sono coltivati a piante ortensi, e non è grande il numero de’ fruttiferi. La vigna produce ottimi grappoli, e questi darebbero ottimo mosto, se con più studio si attendesse alla vinificazione.

Pastorizia. Nel bestiame rude (anno sunnotato) numeravansi buoi per l’agricoltura 80, vacche 12, cavalli 20, giumenti 40: nel rude vacche 360, capre 1500, pecore 890, porci 150. Le vacche e le pecore muojono spesso in gran numero nella estate per la pastura di quella pianta, che dicono ferula; ondechè debbono essere ridotte in luoghi dove manchi il pernicioso al vegetabile, e dove sia scarso l’alimento. Vuolsi che la supposta escandescenza del sangue, per cui periscono gli animali mangiando la ferula, sia dai molti insetti simili alle cantaridi, che si aggruppano sui frutti della medesima per succhiarli.

La compagnia de’ barrancelli, o bargelli, che qui sono 12 uomini, perceve il cinque per cento di tutto il bestiame, che mandasi a pascolare nel prato, e due imbuti di grano, e quattro d’orzo per ogni giogo; e per questa retribuzione gli assicuratori restano obbligati a indennizzare i proprietarii degli animali, che fossero rubati, o del detrimento, che patissero ne’ predii.

Commercio. Dal poco superfluo, che resta ai loculesi, dopo tolto quello che in cereali e in prodotti pastorali domanda il loro bisogno, e da pochi altri articoli d’industria, possono i medesimi aver un annuo emolumento di circa dodici mila lire nuove.

La sua comunicazione co’ paesi circostanti ha le stesse facilità e difficoltà, che abbiam notato per Irgoli.

Religione. La chiesa parrocchiale, il cui titolare è s. Pietro apostolo, governasi da un vicario, che percepisce il quarto delle decime, restando le altre parti al vescovo di Nuoro-Galtelli.

Le chiese minori sono denominate dalla Santa Croce, dove uffizia una confraternita, dalla Vergine della Defensa, e da s. Giovanni. Presso questa, che è a pochi passi dal comune, si stabiliva il campo-santo. I loculesi agiati usano nella morte di qualche lor parente far una o due limosine a tutta la villa, mandando in ogni casa un pane ed un brano di carne, od un piatto di maccheroni. Se qualche erede manchi a questo costume, egli sel sentirà rinfacciato in ogni occasione con molto suo disonore.

Antichità. Nel territorio di questo paese, e in distanza di un quarto d’ora, sono osservate le vestigie d’un’antica terra, che diceano Lopè, della quale il vescovo era e intitolavasi barone con il diritto di erbaggio e delle decime.

Intorno alle sue rovine vedonsi in certi poggi pietre enormi in somiglianza di mense di altari: alcune intere, ed una non ancora tolta dalla cava, detta aitu de muru presso a un rivolo, ove pare essere stata formata.

Non pochi norachi sono qua e là sparsi, e tutti in gran parte disfatti.

In vicinanza al paese sono a vedersi molte caverne nel sasso, del genere di quelle, che spesso abbiamo ricordato, esistenti in molte regioni dell’isola, e stimate sepolture dei più antichi coloni della terra.

 
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