LOCÈRI, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Lanusei, compreso nel primario mandamento. Era uno de’ componenti il giudicato dell’Ogliastra.
La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 52" e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 27'.
Giace questo comune in luogo concavo, trovandosi cinto da colline a tutte parti, se non che a quella di levante slargasi una valletta, per la quale passano i venti orientali, e vi si addensano i vapori del Tirreno. Il calore estivo se non sia temperato dai venti marini, non è a tutti tollerabile. Le pioggie cadono annualmente non più di 35 volte. La nebbia è una meteora frequente e nociva ai vegetabili ed animali, e la fulminazione non rara, nè sempre innocente. La qualità dell’aria può intendersi dalla poca ventilazione della regione, in cui si abita.
L’abitato occupa una considerevole superficie per i molti cortili. La principal contrada è nella via da Barì a Lanusei. Le case sono costrutte a pietra, ed alcune alte per due o tre piani. I giardini d’aranci, limoni e cedri ne rendono bello l’aspetto.
Il territorio non è molto vasto. Le eminenze considerevoli sono per il monte Tarì, e l’altro che dicono Cuccu, i quali sorgono sopra i colli minori. Si può carreggiare per tutto, anche per questi poggi, non già per monte Tarì, il quale essendo molto difficile per la scabrezza e le molte pietre, è un sicuro ricovero ai banditi.
Abbondano le sorgenti, e i loro rivoli formano il fiumicello Perdefà, che scorre perenne, ed ha sua foce quasi a levante di Barì. Un altro ruscello scorre al suo ponente, e influisce nel Pelai (vedi Lanusei prov.). Nel paese bevesi un’acqua salubre.
Selve. Se in pochi tratti di territorio vegetano i ghiandiferi delle due specie, leccio e sovero, se ne deve dar la colpa alla barbarie de’ pastori, che qua incendiavano le piante, là recidevano i rami, e diradavano il bosco.
Selvaggiume. I cacciatori incontrano passo passo nelle regioni incolte, cinghiali, volpi, lepri, e martore.
Le specie più numerose sono i cinghiali, le lepri e le volpi. I volatili sono parimente assai moltiplicati; tuttavolta pare più feconda la generazione delle pernici, beccaccie, quaglie, tortori, e de’ merli, tordi e passeri. I ruscelli sono nell’inverno popolati da varie specie acquatiche, e nutrono molte anguille e trote.
Popolazione. Nell’articolo Lanusei si può vedere qual numero d’anime distinte ne’ due sessi, e in maggiorenni e minorenni, abbiamo notato sotto Loceri nel distretto di Bari. Nell’anno 1840 erano maggiorenni, maschi 236, femmine 300, minorenni maschi 154, femmine 150, in tutto anime 840, e famiglie 236.
La media del movimento della popolazione determinossi sul trascorso decennio di 25 nascite, 14 morti e 4 matrimonii.
L’ordinario corso della vita in quelli che felicemente trapassano i molti pericoli della prima età, suol essere ai 60 anni, ma non sono infrequenti gli esempi di maggior longevità.
Le malattie più frequenti negli uomini sogliono essere le infiammazioni, che si originano pe’ troppo rapidi passaggi da una in altra temperatura, nelle donne l’isteria e la clorosi. Il cimitero è alle spalle della chiesa parrocchiale nella valle, per cui passa il levante. Le esalazioni delle superficiali sepolture offendono il senso a non pochi.
Professioni. Sono applicati all’agricoltura uomini 165, alla pastorizia 70, alle professioni meccaniche 8; e sono poi 6 negozianti, 4 notai, 2 preti. Le donne che lavorano nella tessitura sono 215.
Alla scuola primaria concorrono circa 16 fanciulli. Quelli che sanno leggere e scrivere in tutto il paese, non saranno più di 40.
Religione. Questo popolo è sotto la giurisdizione del vescovo di Ogliastra. Attendono alle cose spirituali due preti, il primo de’ quali ha il titolo di vicario.
La chiesa parrocchiale è dedicata a s. Pietro apostolo, mal fornita di sacri arredi, e non ben costrutta.
Alla distanza d’un quarto d’ora dal paese è la cappella di s. Bacchisio.
Agricoltura. La seminagione non domanda più di starelli 400 di grano, 200 d’orzo, 100 di legumi, 25 di lino; e queste quantità sono moltiplicate ordinariamente all’8, al 10, al 14. La dotazione del monte di soccorso è stabilita a starelli 390 di fondo granatico, e a lire sarde 250 di fondo nummario.
Le viti occupano uno spazio di starelli quadrati 600, e sono molto produttive, perchè in ottima esposizione, e in terreno proprio per questa specie più che per i cereali. Le varietà sono circa 18, il prodotto di cento carratelli, i vini, come diconsi, bianchi e neri. Se ne brucia poco per acquavite.
L’orticultura non si esercita che in una superficie complessiva non maggiore di starelli 60. Si coltivano molte specie, e vengono con maravigliosa prosperità.
I fruttiferi sono in molte e svariatissime specie, il loro numero sorpassa i ventimila individui.
Le terre chiuse dette volgarmente ortalis conterranno poco meno che l’ottava di tutta l’estensione territoriale, e sono o seminate, o lasciate a maggese per la pastura del bestiame manso.
Le piante ghiandifere appartengono solo alle due specie leccio e sovero; e sono in piccol numero per poter nutrire molti armenti.
Pastorizia. Nel bestiame manso hanno i locerini, buoi per l’agricoltura 100, cavalli 40, giumenti 100; nel rude vacche 200, capre 300, pecore 700, porci 300. Gli alveari sono circa 1200. I pascoli non sono molto copiosi. Le pecore nella estate sono condotte nelle montagne d’Arzana, Villamanna e Talana. I prodotti non bastano neppure ai bisogni del paese.
Commercio. Gli articoli principali, dai quali hanno lucro questi paesani, sono il vino, che vendesi ai genovesi, e i cereali. Vendesi pure gran quantità di frutta.
Le vie per il Locerese sono carreggiabili. A Barì e Lanusei si va in un’ora di viaggio, a Tortolì in due e mezzo, alla capitale in ore trentadue e mezzo; e questo per la difficoltà de’ luoghi ne’ due terzi della linea.
Antichità. In questo rispetto non è altro a notare, che i norachi, i quali trovansi a varie parti del territorio, però in gran parte disfatti.