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Laconi

LACONI, terra della Sardegna nella provincia e prefettura d’Isili, e capoluogo di mandamento con giurisdizione sopra Genoni, Nuragus, Nurallao e i salti del deserto luogo di s. Sofia. Comprendevasi in Parte-Valenza, antica curatoria del regno di Arborea.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 51' 30" e nella longitudine occidentale dal merid. di Cagliari 0° 4'.

Giace sotto il fianco poco men che verticale del Sarcidano, distesa in lungo, e disposta in varii gradi con poca larghezza, fuorchè nella parte dove sono più numerosi gli orticelli, e presentasi in una bella scena con i suoi principali edifizii, la chiesa, la casa baronale, alcune altre men superbe abitazioni e gli avanzi dell’antico castello feudale. La suddetta sponda colle sue rupi rossastre e foracchiate forma uno sfondo veramente romantico. Verdeggiano al suo piede i giardini, alla sommità sono le piante silvestri, le mura cadenti dell’antico palazzo Malingri non mai compito, e romorosi vedonsi venir giù da due rivoletti formatisi sull’altipiano. Se lo sguardo si volga un po’ verso maestro, ivi abbassandosi il monte son vedute alcune collinette irregolarmente divise per le siepi in molti predii, e questi dall’autunno alla primavera verdeggianti per i seminati, quelli poi per i paralleli filari de’ pampini, e per gli alberi disordinatamente sparsi. I luoghi sono amenissimi e pittoreschi, e con ragione lodasi questa regione siccome una delle meglio scelte e delle più deliziose.

Non si voglia però regolarità, nè comodità nelle contrade. È bella la natura, ma l’arte non le ha finora aggiunto nessun pregio, e nelle sue costruzioni comuni non si mostra migliore che altrove.

Il territorio di questo paese è assai vasto e in gran parte montuoso. La principale sua eminenza non è Marabentu che nel Sarcidano, essendo a quell’altezza molto inferiori tutti gli altri colli, se si eccettua l’Estuno che in distanza di tre miglia levasi selvoso alla parte di maestro.

Le fonti del Laconese non sono meno di 300, delle quali però più che la metà mancano nei calori estivi. Le seguenti meritano esser notate Abbapilosu e Tona, che sono i principii del fiumicello di Acquafrida, qui s’aggiunse anche il Suergiu che forma una gora e mette in movimento un molino; la sorgente di Cubello nel Sarcidano che scorre in Planu Estari, quindi in Canargius, poi in Bauladu, e si unisce all’Acquafrida in Suezzanus; la fonte de’ Barbaracini, che incomincia a mezzo miglio di distanza dal palazzo Malingri, e Fontana Pauli a non più di cento passi dallo stesso edifizio che si uniscono, e poi dall’arte nuovamente divise per la irrigazione vanno a cadere dal ciglione del Sarcidano, e cadono, la maggiore in Su Accile, l’altra in s. Sebastiano. Nell’orto di s. Antonio l’acqua della prima cascata si distribuisce in più canali per inaffiare gli orti che sono dentro il paese. Nell’estate bevesi tutta da’ medesimi, e lascia arida la valle inferiore; ma nell’inverno scorre in gran rivolo fuori del paese, e va in Baudioni per unirsi al fiumicello di Planu Estari o Canargiu. L’acqua dell’altra cascata va fuori nel salto per la parte di ponente, serve per la irrigazione degli orti, trascorre l’amena lunga valle Sartoris, e congiuntasi con le fonti Meddone ed Onniga nel luogo che dicono Bartàsi va a trovare sotto la rupe di s. Daniele il ruscello che viene dalla fonte di Pedra Laisa, e prosegue sempre più ingrossandosi sino ad incontrarsi col fiume in Caddeddàra. Questo fiume che formasi dalle acque del Sarcidano comincia in territorio di Nurallao e procedendo verso maestro-tramontana cresce dai rivoli che a lui vengono principalmente dal Laconese e dal fiume di Campangiana, dal rio Canonis nato esso pure nel Sarcidano e appellato da alcuni Noibortas, perchè bisogna traversarlo nove volte andando da Laconia a Meàna. Così cresciuto rade la falda del-l’Estuno che è un monte ghiandifero e celebre per la caccia, la cui parte più eminente a mezzodì dicesi Muddighina, e venuto nel luogo che dicono Su casteddu de Georgia, o Sa domo de Medusa, si unisce a quello che viene dalle montagne di Desulo.

Spelonche. Essendo il terreno calcareo, queste non possono mancare, e nel Laconese sono molte. Noterò le due principali che sono nella regione che nominano Pauli; una grandissima che ha il nome del luogo, nella quale si potrebbero contenere non meno di 4 mila pecore; l’altra appellasi di Leòri, dove in altri tempi solea raccogliersi salnitro.

Mineralogia. L’argilla bianca trovasi sovrapposta a un grande strato di podinga quarzosa, cui serve di letto il micascisto; la calce carbonata, concrezionata o piuttosto tufo calcareo; e quel tufo calcareo o travertino del Sarcidano di Laconi detta volgarmente Pietro di Nicola Pinna.

Grandi vegetabili. In questo territorio sono alcune selve ghiandifere, una denominata de Abbapilosu, la cui superficie potrebbe nutrire 3 milioni di grandi alberi; ma la barbarie pastorale l’ha diradata tanto e così malconcia che ben piccolo è il numero attuale, e rara la prosperità. In anno ubertoso vi si possono ingrassare circa 3 mila capi. L’altra selva è quella di Estuno che comincia dal Pian di Cucuru e termina nell’eminenza di Muddighina con una superficie di circa 12 miglia quadrate, spesso interrotta per larghi vacui, sicchè le piante che vi fruttificano appena possono bastare a capi 3500. Il leccio è più frequente della quercia e del sovero; e vedonsi tra gli olivastri che sono numerosissimi molti individui di una enorme grossezza. Nelle altre specie più comuni è la filirea, il corbezzolo, ecc. In anni di ubertà si ammettono nei boschi molti branchi di porci di altri territorii, se dall’estimo appaja che vi sia molto più della quantità necessaria a’ porci del paese.

Clima. Il paese è coperto a’ venti del settentrione e della parte di levante sino all’ostro-sirocco, aperto poi alle altre parti dell’orizzonte con un orizzonte assai vago e bella prospettiva sulla valle appiè del Sarcidano, dove va serpeggiando il fiume descritto. La pioggia è piuttosto scarsa, rara la neve e subito disciolta, infrequente e poco nociva la nebbia ne’ luoghi bassi. L’acqua che casca dalla sponda del Sarcidano, dalla quale irrigano gli orti del paese, rende umido il suolo. L’aria è salubre, comecchè non purissima perchè il canal delle feccie che coprivasi non ha molto per le fetidissime esalazioni manda ancora qualche effluvio per contaminarla.

Popolazione. Nel 1830 si numerarono anime 1701, nel 1831 erano 1763, nel 1832 ascendevano a 1783, nel 1840 sommavano a 1817, delle quali 860 pel sesso maschile, 957 nel femminile, distribuite in famiglie

925. Le medie del preceduto decennio diedero nascite annuali 65, morti 40, matrimoni 12. Molti vivono ad una grande età; e generalmente vedonsi corpi robusti e di belle forme, le quali sono molto gentili nelle femmine.

Nel vitto i laconesi mescolano a’ vegetabili i cibi animali, amano il buon vino ed il caffè. Si lodano come laboriosi e pacifici. Nella prigione che era già del barone pochi vi si chiudono, e spesso sol per piccoli furti.

Le malattie più comuni sono infiammazioni di petto e dell’addome, e febbri periodiche nell’autunno. Han cura della salute pubblica due chirurghi, due flebotomi ed un farmacista.

Sono in Laconi famiglie possidenti 430, nullatenenti

95. Comunemente vivesi con certa agiatezza e i poveri ottengono dalla loro fatica una sufficiente sussistenza.

Professioni. Sono applicate all’agricoltura famiglie 325, alla pastorizia 110, ai mestieri 40, al negozio 15. Quindi sono famiglie di nobili 1, famiglie di preti 6, di avvocati 2, di notai 4, di chirurghi 2, di flebotomi 3, di farmacisti 1.

Le donne si occupano in circa 380 telai, tessono tele e panni di molto pregio, e guadagnano cospicue somme dalle tele che vendono alla capitale, e da’ panni che mandano nei paesi circonvicini.

L’istruzione primaria si fa a circa 40 fanciulli. Le persone che nel paese sappiano leggere e scrivere non oltrepassano il centinajo.

 
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