Irgoli

IRGOLI, villaggio della Sardegna, nella provincia e prefettura di Nùoro e nel mandamento di Orosei. Comprendevasi nel dipartimento di Galtelli del regno di Gallura.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 24' 30" e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0°, 31'.

Topografia. Siede con Lòcula e Onifài nella gran valle del Cedrino a sinistra del fiume di questo nome, e alla destra del rivoletto di Santamaria. Dalla parte settentrionale sorgendo le montagne coprono questo e i sunnominati paesi da’ venti boreali; ed ostando a levante i rialti di Orosei, ad austro il monte di Galtelli, la ventilazione è impedita, il caldo è eccessivo nella estate, il freddumido grave nell’inverno, la nebbia nociva nell’autunno e primavera, l’aria insalubre nella stagione de’ miasmi. I temporali sono frequenti, la grandine fa gravi guasti, la neve poche volte e per poche ore ingombra il suolo.

Il territorio irgolese stendesi nelle montagne. Le più alte sono il Senes, il Sedora, il Chervia, dalle cui parti superiori vedesi il Tirreno e il littorale di questo e del dipartimento di Montalbo (antica baronia di Posada), e apresi una larga prospettiva sulle aggiacenti regioni mediterranee. Le colline prossime al paese sono nominate Serra, Scala dessa murta, Sauccu nieddu, Turicore, Seddamanna. Tra le roccie pretendesi sianvene pure marmoree di color giallo e verde. Non mancano le vene metallifere, sebbene non sia da credere quel che pretendono questi paesani su l’oro e l’argento delle regioni Gianna Oneddu e Serra de Golostri.

Sono aperte in molte parti nella roccia calcarea grandi spelonche, e in maggior numero che altrove nel monte Ortola.

Le dette montagne sono nelle più parti rivestite di ghiandiferi, tra’ quali non infrequenti gli alberi di corpo colossale. Non si può dire che queste selve siano state rispettate da’ pastori; non pertanto il numero delle piante è ancor tanto, che in anni di ubertà si possano ingrassarvi più di 6000 porci. Nelle cime raccogliesi una gran quantità di licheni per il commercio.

Le sorgenti più vicine al paese sono la Funtanamanna, la Funtana-Filighe, e migliore di esse la Pineredda. Nelle montagne sono in molto numero, e alcune considerevoli. Si formano due rivoli, uno il nominato Santamaria, che dopo dieci miglia di corso nella valle dei due monti paralelli al Montalbo, passa tra Irgoli e Onifai e si versa nel Cedrino; l’altro il Rio-pietroso, che nasce alle falde del monte che comunemente dicono d’Irgòli. Il Cedrino limita il territorio alla parte di austro.

Questo, se le pioggie sieno molto copiose, ridonda e allaga tutto il piano della valle con grandissimo guasto de’ seminati e con interruzione delle relazioni fra i paesi delle due sponde.

Sono nel territorio alcune paludi, che nell’estate svaniscono in gran parte: vi si prendono anguille, e nel-l’inverno gli augelli acquatici.

Popolazione. Nell’anno 1840 si numeravano in Irgoli anime 595, delle quali 310 appartenenti al sesso maschile, 285 al sesso femminile, in famiglie 112. Le medie dello scorso decennio diedero annuali nascite 18, morti 15, matrimonii 6. La vitalità è poco sicura ne’ primi anni; dopo questi durevole a’ 50, di rado in là de’ 60.

Le malattie più frequenti sono le intermittenti e perniciose, le infiammazioni al petto, i reumatismi.

Gli uomini sono ben formati, le donne corpulente e le più di piacevole aspetto. Quelli fanno il lutto lasciando intonsa la barba, e usando il color nero; queste vestono il bruno per la morte de’ mariti, mentre per gli altri parenti usano un vario colore nel velo e nel fazzoletto con cui conservano la capellatura, escluso il bianco che portano in tempi non funesti.

È abolito l’attito (il compianto), dal quale si cessò per timore della scomunica; il morto ponesi sopra un materasso sul pavimento; la turba femminile siede intorno in tutta mestizia; e chi prega, chi piange, chi batte palma a palma e percote la fronte e le anche, e chi geme lamentosamente, secondo che inspiri il dolore, o consigli la simulazione. Gli uomini sedenti in un angolo tacciono mestissimi e appena lascian suonare qualche sospiro.

Distinzione delle famiglie. Una casa nobile, 85 famiglie agricole, 15 pastorali, 6 applicate a’ mestieri, e due case di preti. Le famiglie possidenti non sono meno di 106. Le donne lavorano in circa 100 telai.

Alla scuola primaria concorrono soli 6 fanciulli.

Agricoltura. Le terre piane sono fertili di cereali. Si seminano annualmente starelli di grano 650, d’orzo 420, di legumi (fave, fagiuoli, e ceci) 200, di lino 70, di canape 60. La produzione, se le stagioni corrono fauste, è considerevole. La raccolta del lino sopravanza il bisogno.

Il luogo è ottimo per la orticoltura; non pertanto sono pochi che vi siano applicati. I melloni d’acqua, i cocomeri, i poponi sono molti stimati. Le altre specie coltivate sono cipolle, aglio, carcioffi, ravanelli, lattuche e cavoli.

Il vigneto è molto esteso e prospero, e sono comuni le uve varnaccia, cannonau, nieddu-mannu, calabre-sa, e retagliu. La vendemmia dà per la provvista e per il commercio. Una porzione bruciasi per acquavite.

I fruttiferi sono in poche specie, fichi, meligranati, cotogni e susini. Il fico d’India vegeta così come nel Campidano, e potrebbe parimenti vegetarvi l’arancio, il limone e ogni altra varietà di queste specie, e dar precoci i frutti come ne’ giardini di Galtelli e di Orosei.

Le terre chiuse, che dicono tanche, sono poche, e servono per tenervi a pastura il bestiame manso.

Pastorizia. Il territorio ha molti e ottimi pascoli, i quali sarebbero sofficienti a nutrire il decuplo de’ capi che si educano nelle diverse specie. Nell’anno suddetto si numeravano: nel bestiame manso capi bovini per l’agricoltura 140, vaccini 60, cavallini 50, porcini 80, giumenti 96; nel bestiame rude vacche 500, pecore 4000, capre 2000, porci 2500.

I pastori hanno diviso il territorio, e ciascuno sta nella sua cussorgia; ma non vi chiamano le famiglie, che per ricreazione nella bella stagione.

I formaggi sono di molta bontà, ed uno de’ maggiori articoli del commercio.

Selvaggiume. Si trovano le solite specie di quadrupedi maggiori e minori fuorchè il mufione, e tutte le specie degli uccelli stazionari e passeggeri. Le caccie grosse sono frequenti.

Pesca. Ne’ nominati fiumicelli sono anguille e trote, e nel Cedrino altre specie; ma non vi è nel paese chi faccia professione di pescatore, e solo per diletto, o per far regalo, o per provveder la famiglia, vanno alcuni a ricercar nelle acque.

Strade. Le principali sono nominate di Barbuli, Bonaria e Interhortos. In quella di Bonaria si va a Locula, che dista, verso ponente, quindici minuti; in quella di Barbali a Onifai, che dista, verso levante, minuti venti; in quella di Interhortos a Siniscola, distante ore quattro. A Nuoro, capoluogo di provincia, sono miglia quindici, a Orosei quattro. Nelle montagne sogliono ricoverarsi alcuni banditi, i quali però non sanno dar molestia a’ passeggieri, e cercano solo esimersi dalla pena che meritarono per qualche delitto,

o che provocò sul loro capo la calunnia degli emoli.

Andando a Orosei e a Galtelli bisogna traversare il Cedrino; quando le acque son basse si guada, quando son alte si passa sopra una barchetta. Un pedone paga di nolo un soldo; e chi ha un cavallo dee aggiungerne altri cinque per questo, che tenuto con una corda dee traversar la corrente nuotando. Le persone di quelle famiglie, che paghino al barcajuolo dieci imbuti di grano, possono sempre che vogliano passare e ripassare.

 
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