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Goni

GONI, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura d’Isili, e nel mandamento di Mandas. Fu parte della curatoria di Seurgus nel regno cagliaritano.

La sua situazione geografica è alla latitudine 39° 34', e alla longitudine orientale di Cagliari 0° 11'.

È questo uno dei paesi ristabiliti dopo il 1698, già che di esso come di Soleminis, Santi-Andrea-Frius, Sarrocco, Capoterra, Domus de Maria non è alcuna menzione nel censimento che fecesi nell’anno sunnotato tra comizii del Montellano.

Giace in valle fiancheggiata da varie eminenze, e così chiusa, che non sia che una sola apertura a levante sulle terre di Ballao. Da questo intendesi la poca ventilazione, il forte calore estivo, il fredd’umido invernale, le frequenti nebbie, l’aria malsana nell’estate e nell’autunno. In questo bacino sgorgano molte acque, e scorre un fiumicello al non lontano Dosa. L’aspetto delle persone dice quanto mal fu fatto questo luogo per abitarvi. Le donne brutte, gialliccie e panciute; i piccoli similmente colorati e gonfi, e non vedonsi le forme della sanità che negli uomini, che per la forte costituzione poterono vincere la malignità del clima. Non si può intendere perchè i primi restauratori volessero stabilirsi in quel fondo meglio che in siti migliori poco lontani.

Le case non sono più di 60, disposte in due rioni separati dal suddetto rivolo, costrutte a pietra nella forma narrata per quelle di Gessico, ma meno comode, come sono pure le contrade per un piano aspro. Vi abitano 64 famiglie, che danno anime 270, cioè maschi 140, femmine 130. Nascono all’anno 10, muojono 8, e si fanno due matrimonii. Trovansi poche persone agiate; gli altri son tutti poveri, menano una vita meschinissima, e frequentemente emigrano in luoghi migliori. La coltivazione delle patate sarebbe di sommo giovamento; ora molti sono obbligati a consolar l’inedia con erbe selvatiche, dal qual nutrimento disumano provengono frequenti casi funesti.

Le malattie più frequenti sono le perniciose e le infiammazioni toraciche; per la cura della salute non si ha che un flebotomo.

Sono circa 60 persone che attendono all’agricoltura, 20 alla pastorizia, e 3 alle arti meccaniche più necessarie. Quasi in tutte le case è un telajo per i panni necessarii al vestiario della famiglia.

I gonesi sono robusti, armigeri, cacciatori, ladri e poco religiosi, come sogliono essere i popoli pastori. Nelle loro differenze non si soglion prevalere dei curiali, e usano andarsene al monte quando il giudice del mandamento va a visitarli. Così costumano fare in altri paesi consimili, e piuttosto che alla sentenza de’ giusdicenti, che appellano scorticatori, si rimettono al parere di alcuni arbitri. Essi vanno spesso a fare scorreria e bottino sulle terre di Donnigala, e i delitti più frequenti sono furti ed omicidii.

Questo popolo è sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Cagliari, e nelle cose spirituali curato da un solo prete che si intitola vice-rettore, giacchè non più creossi rettore dopo la morte del Columbano nell’anno 1816. Questo sacerdote fu creduto ricco; vedendosi assalito da alcuni che volean derubarlo, fece resistenza, e fu dagli aggressori ucciso, perchè riconosciuti da lui temevano di essere denunziati. Ma non pertanto portarono molti la pena del sacrilegio.

La chiesa è dedicata a s. Giacomo, fatta di recente e tuttavolta cadente, squallida per la povertà, e umida per le acque che nella stagione piovosa scorrono sotto il pavimento.

In campagna a circa mezzo miglio verso ponente è un’altra chiesetta dedicata allo stesso santo, la quale fu già parrocchiale. Vi si festeggia, ma pochi amano andarvi.

Il territorio è poco esteso e assai montuoso. Essendo le roccie di arenaria come nella vicina Galila, e il suolo sabbioso, la produzione è poco considerevole, e in alcuni tratti dove son migliori condizioni, poco pure si ottiene per la poca arte, e per la poltroneria.

Si semin. star. di grano 200, d’orzo 30, di fave 30, di legumi 8. Le vigne sono poche, e il prodotto di nessuna bontà, perchè mal scelti i luoghi. Il mosto che fanno non basta al consumo, e devesi supplire comprandone da altri paesi.

I fruttiferi sono in numero considerevole, e le specie più comuni i peri ed i susini.

Alcune terre furono chiuse per alternarvi la cultura e la pastura: la maggiore è quella che dicono del Rettor Caredda.

Il ghiandifero è poco esteso; dominano i lecci e le quercie. La pastorizia è di molto decaduta dall’antico stato. Si numerano (anno 1839) vacche 180, buoi per l’agricoltura 40, pecore 300, capre 200, porci 160, cavalli 10, giumenti 40. Il formaggio è di poco pregio.

Grande è la copia del selvaggiume così nelle minori, come nelle maggiori specie. I gonesi cacciano anche il mufione. I volatili sono pure numerosissimi, e con le specie gentili sono frequentissime le aquile, gli avvoltoi ecc.

Trovansi qua e là dei norachi, de’ quali non si conosce il numero. È ragguardevole quello che trovasi all’estremità del paese presso il capo della via a Donnigala: manca poco alla sua integrità.

Goni comunica con Donnigala e Scalaplano per sentieri difficilmente carreggiabili. Dista da questo due ore, da quello un’ora e mezzo.

 
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