Girasol

GIRASOL o GIRASULI [Girasole], villaggio della Sardegna nella prov. e prefett. di Lanusei, e nel mandamento di Tortoli. È compreso nella Ogliastra antico dipartimento del giudicato di Cagliari. L’odierno Girasol è forse Gelisoi, del quale è menzione in una carta di donazione a s. Maria di Lozzorai fatta dal giudice cagliaritano Salusio di Lacon con consentimento della moglie donna Giorgia di Unali. V. le carte dell’archivio arcivescovile di Cagliari N.º 8.

La sua situazione geografica è alla latitudine 39° 57', e alla longitudine orientale di Cagliari 0° 33'.

Giace nella maremma a poco men d’un miglio dalle sponde del Tirreno. La strada principale che guida a Tortoli verso il meriggio, a Lotzorai verso il punto contrario, distanti di mezz’ora, lo divide in due parti. La estensione è piccola, e l’aspetto delle case meschino, molte delle quali vanno in rovina: e già sarebbe da gran tempo deserto se dai vicini paesi non concorressero spesso alcuni avventurieri a stabilirvisi. I Girasolesi avevano in altri tempi pessimo nome; ma poi dal tempo che governò il regno il generale Villamarina si sono così emendati che ora si debbono lodare come laboriosi e pacifici.

Gli uomini vestono le rozze lane che tessono le donne; queste si abbigliano con robe estere, e quando sono in vedovanza appajono sordidissime non più lavando la camicia che lascionsi consumare addosso.

Si numerano (anno 1839) anime 269, delle quali 162 nel sesso maschile, 107 nel femminile, fuochi 73. La media dava nascite annuali 15, morti 12, matrimonii

4. La maggior mortalità vedesi nella infanzia, la quale se si trapassi felicemente si può sperare d’arrivare all’anno settantesimo. Le malattie dominanti sono le periodiche ed i dolori laterali.

Il clima è caldo eccessivamente di estate. I venti occidentali impediti dai monti della Barbagia vi hanno poca forza, e spiran pur deboli i boreali per l’ostacolo del montessanto di Baunei. Regnano i venti del levante che vi accumulano una prodigiosa umidità. Il sirocco principalmente è pernicioso per li miasmi fetidissimi che vi trasporta dal vicino stagno di Tortoli.

A viziar l’aria sono frequentissime le paludette in varie parti del territorio, sì che si possa dire sia questo uno de’ luoghi più insalubri della Sardegna, sebbene si potesse notabilmente migliorarlo scavando dei canali per lo scolo. Le pioggie autunnali sono frequenti e tanto copiose che sia vietata la seminazione: scarseggiano poi nella primavera, epperò accade che languisca la vegetazione, e si raccolga meno che si sperava.

De’ Girasolesi eccettuati 7 che attendono alla pastorizia, tutti gli altri sono agricoltori. Le donne sono occupate nella tessitura. Sei fanciulli concorrono alla scuola primaria, e nulla profittano.

Religione. Questo popolo è sotto la giurisdizione del vescovo d’Ogliastra. La chiesa maggiore sotto l’invocazione della Vergine di Monserrato è governata da un prete che ha il titolo di rettore. Vi erano prima due chiese minori, una dedicata a s. Antonio, che poi fu ridotta a magazzino pel monte di soccorso, l’altra fuor del paese dedicata a s. Alessandro, intorno alle cui rovine fu poi formato il campo-santo.

Festeggiasi in Girasole pel martire s. Antioco, e per li ss. Cosimo e Damiano con mediocre concorso dai paesi limitrofi. Nella processione per la festa di s. Sebastiano vedonsi precedere tutti i gioghi degli agricoltori, e il posto di ciascuno è determinato dalla quantità dell’offerta.

Agricoltura. Il territorio de’ Girasolesi è assai angusto, e forse non avrà più di due miglia e mezzo quadrato. In esso è una sola eminenza. La parte più prossima al mare è sterile, sparsa di piante inutili. Quivi sono in sciami infiniti le zanzare, dalle quali molto si patisce nel paese, massime quando si dorme. Il sonno è rotto dalle loro punture velenose, alle quali succede una enfiagione che non sanasi senza i soccorsi dell’arte. A questo male è aggiunto lo stridore delle cicale che annojano e quei del luogo e i passeggieri. Le altre regioni sono di una stupenda ubertà, e possono produrre due volte, se dopo il raccolto si seminano zucche, legumi e meliga. Si fa pane dal granone, e alcuni ne fanno pure delle paste, che ad essi pajono ottime.

Si sogliono seminare annualmente starelli di grano 250, d’orzo 30, di legumi 20, di granone 8. Il frumento e l’orzo se la stagione favorisca moltiplica a gran numero, e i legumi rendon comunemente come ne’ migliori terreni.

Le vigne daranno circa 5000 quartare di mosto, del quale i due terzi sono venduti ai negozianti di Tortoli. I vini sono ottimi e di durata, ma niente dolci, perchè le uve migliori si fanno appassire.

Tra le viti sono molte piante fruttifere, le quali in totale daranno 5000 individui in molte diverse specie, tra le quali sono assai numerosi i peri susini, fichi e mandorli. Si potrebbero formare giardini d’agrumi.

Più della metà del territorio è formata in predii chiusi, ne’ quali alternatamente si semina e si fa maggese. L’altra superficie aperta, sebbene in molte parti naturalmente fertilissima, dà poco lucro perchè i pastori non rispettano i seminati.

Bestiame. Numeravansi (anno suddetto) buoi per l’agricoltura 40, vacche 60, vitelli 12, cavalli e cavalle 8, porci 5, vacche rudi 150, cavalle 12, capre 150, caproni 300, porci 40, tori 25, pecore 400, montoni

25. Le pecore vanno d’estate nelle terre di Villagrande, e quelle che restano nei pascoli del paese muojono in gran numero, o per l’infezione delle acque stagnanti, o per la troppa abbondanza del nutrimento. Nell’inverno vengon in questo territorio alcuni pecorai barbaracini.

Selvaggiume. I salti di Biridesu e Tradalla abbondano di lepri, volpi, cervi e cinghiali. Nell’inverno le paludi e il fiume sono popolati di anitre e folaghe. Le tortore vengono a covarvi, e sono frequenti le pernici, i colombacci e le galline silvestri. Le rondini scemano la popolazione degli alveari, e non pertanto nessuno le tocca, perchè uccelli sacri, essi dicono, e cari a santa Lucia.

Acque. Ne’ due detti salti sono due sorgenti d’acqua ottima, che però non molto avanza nel suo corso assorbita dal terreno. Nel paese sono otto pozzi di un’acqua dolce che usano a cuocere i legumi, e ad altre operazioni domestiche. Il fiume di Villanova Straisaile scorre alla tramontana del paese e spesso impedisce la comunicazione con la regione superiore. Sopra un rozzo ponte formato di travi distese su due piccoli pilastri, sul quale non si può senza rischio passare quando sia pieno l’alveo, si trasportano le derrate sulla spiaggia di santa Maria Navarresa in territorio di Baunei. Questo fiume serpeggia per un’ora nel territorio, e poi si versa nello stagno o peschiera. Nell’inverno esce dal suo letto e guasta i seminati. Le sue sponde sono amenissime per li canneti, gli ontani, le sale e i giunchi, dei quali fassi commercio: le sue acque hanno ottime trote ed anguille.

Norachi. Se ne osservano quattro, uno sopra la indicata eminenza e dicesi Concaporcu, l’altro Pardupizzori, il terzo di san Tommaso, e il quarto nella sponda della detta peschiera.

 
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