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Gèsturi

GÈSTURI, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura d’Isili, e nel mandamento di Barumini. Fu compreso nella Marmilla, antico dipartimento dell’Arborea.

La sua situazione geografica è nella latit. 39° 44', e nella long. occid. da Cagliari 0° 6'.

L’abitato occupa un’area di circa 60 starelli per li molti e vasti cortili che si fanno presso le case. Le contrade non sono selciate che in alcuni piccoli tratti. Siede sopra una piccola eminenza alla falda orientale dell’altipiano che i sardi dicono Giàra, alla cui sommità non si può ascendere in meno di tre quarti d’ora. Le pioggie non sono infrequenti, nevica quattro o cinque volte, e sono rari i temporali in tempo che possano nuocere a’ frutti. Le nebbie, dalle quali talvolta è ingombrato il paese non si sperimentano nocive che di rado.

Popolazione. Nell’anno 1839 erano in questo paese famiglie 460, anime 1779, delle quali 907 nel sesso maschile, 872 nel femminile. La comune del decennio dava annuali nascite 55, morti 44, matrimonii 15. Le malattie frequenti sono risipole, febbri intermittenti e perniciose, e dolori laterali. Molti vivono a’ 60 anni. Vi sono flebotomi e due levatrici. Il campo-santo è molto prossimo alle abitazioni essendosi stabilito presso la chiesa parrocchiale. Il compianto è già quasi del tutto andato in disuso.

Sono in Gesturi (anno 1859) famiglie agricole 557, pastorali 28, meccaniche 35, nobili 14 con individui 51, e altre 26 di impiegati, notai, preti, flebotomi. Si lavora in circa 200 telai per la provvista della famiglia. Usano le donne il panno rosso-scuro, gli uomini il nero.

Alla scuola primaria concorrono circa 22 fanciulli, i quali così come san leggere s’istruiscono ne’ rudimenti della grammatica latina, lasciate quelle parti che sono state comandate.

Religione. I gesturesi sono compresi nella diocesi di Cagliari, il parroco che li cura nelle cose spirituali ha il titolo di rettore, ed è assistito da altri tre preti.

La chiesa maggiore è dedicata alla Vergine Assunta. Ha sette cappelle, fu consagrata dall’arcivescovo di Arborea, D. Vincenzo Giovanni Vico, addì 6 gennajo 1743; è ben provveduta di sacri arredi, e adorna di marmi.

Le chiese minori sono, s. Sebastiano uffiziata da una confraternita del Crocifisso istituita nel 1588, e denominata del SS. Rosario, l’oratorio delle anime del purgatorio presso la parrocchiale, s. Marcello dove radunasi la confraternita del Crocifisso istituita nel 1580,

s. Barbara v. e m., e in campagna s. Giovanni Battista e la Vergine d’Itria.

Le principali solennità sono per la Vergine del Rosario, per quella d’Itria, per s. Barbara e per s. Giovanni. In esse han luogo i soliti spettacoli, e le ordinarie ricreazioni.

Agricoltura. Il territorio ha frequenti eminenze, tra le quali apronsi amenissime vallette, principalmente sotto i colli, che dicono Nuraceddèa, Planosa, Santa-vittoria. Una porzione della Giàra è compresa in questa area.

Il monte di soccorso avea la dotazione, in grano di star. 1300, in denaro di ll. s. 2500. Nel 1810 il fondo granatico era ridotto a star. 420, e nel 1834 fu nuovamente completato. Si sogliono seminare annualmente starelli di grano 1500, d’orzo 200, di granone 15, di fave, piselli, fagiuoli, ceci, lenticchie 400 complessivamente. Il grano suol rendere il 12, l’orzo il 15, i legumi il venti. Si coltivano negli orti melloni, lattughe, pomidoro, melingiane, ed altre specie. Raccogliesi così poco di lino, che non fia sufficiente al bisogno. La vigna vi è prosperissima, e ottienesi una copiosissima quantità di vino (circa 180 mila quartare), di cui si fa smercio nella capitale, e nelle feste popolari. Quello che sopravanza bruciasi in acquavite, la quale si vende ne’ paesi circostanti.

I fruttiferi saranno circa 60000, e le specie più numerose sono pomi, fichi, susini, peri, pomi granati, albicocchi, noci, ciriegi, aranci, limoni, olivi. Non mancano i ghiandiferi.

Le terre chiuse per alternarvi la seminazione e la pastura (le tanche) sono pochissime, in gran numero i predii piantati a fruttiferi, a piante ortensi, e occuperanno una terza parte dell’area territoriale.

Bosco ceduo. Trovasi questo sopra il piano della montagna che dicono Giàra.

Bestiame. Nell’anno 1839 si numeravano vacche 200, buoi 350, capre 3000, pecore 2500, porci 200, cavalle 200. Le pecore, le cavalle e i porci si conducono talvolta a pastura in altri territorii. Il formaggio, la lana e le pelli, si vendono in Cagliari. Non sanno fare il butirro. Dalle cavalle oltre il feto si ha pure il prezzo della locazione per le aje.

Selvaggiume. Non si trovano che lepri e conigli. Tra’ volatili sono in molto numero le pernici, i colombi, le beccaccie e le tortorelle. Il cacciatore trova pure molte altre specie, e il canto degli usignoli odesi di primavera in tutte le parti. Nelle acque nuotano molte folaghe e anitre.

Acque. Le sorgenti sono frequenti, e le più nobili sono le così dette Taru, Nuragiaras, Pala deis crabus, Bausiunas, Susturru, e sopra l’altre Pistincu, che dista mezz’ora dal paese, e propina al popolo in ogni stagione. Scorrono nel territorio alcuni ruscelli, che diconsi, Selu, Bauragini, Pazzòla, Baudilosu, Funtaneddas, e Funtaneddas-mannas. Queste acque vanno nel fiume che proviene dal Sarcidano, e che alcuni dicono Caralita, i Gesturesi Candiànu. Alle sue sponde sono amenissimi poderi, e vegetano a maraviglia gli agrumi ed altre piante. Qualche volta quando gonfiasi da’ torrenti rovina i molini e guasta gli orti e le vigne. Nel Candiano e in Bauragini si pesca con reti e nasse, e prendonsi trote ed anguille.

Commercio. I gesturesi possono annualmente ricavare dalla vendita de’ cereali, de’ vini, dell’acquavite, delle piante ortensi, delle frutta, de’ formaggi, delle lane e delle pelli, e da’ altri articoli circa 70 mila ll. n. Non poche persone vanno per gran parte dell’anno girando pel regno a vender i prodotti del paese, principalmente il vino e l’acquavite.

Strade. Da Gesturi si va in Tuili in un’ora e mezzo per vie scoscese e tortuose; a Barumini in tre quarti; a Isili in due ore; a Gergei in altrettanto tempo.

Antichità. Vi è tradizione che nelle regioni chiamate Tana e Tapeturri esistessero due popolazioni; e veramente se ne osservano chiarissime le vestigie. La prima dista dal paese mezz’ora verso levante; l’altra è un tratto eguale verso settentrione.

Vedonsi sopra alcune piccole eminenze i seguenti norachi, però in gran parte disfatti, Madìli, Nuraceddea, Nuragieitzu, Tana e Planosa. È osservabile quello di Nuraceddea.

 
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