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Gèsico

GÈSICO, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Isili nel mandamento di Mandas, che comprendeasi nell’antica curatoria di Seurgus, dipartimento del regno cagliaritano.

La sua posizione geografica e alla latitudine 39° 37', e alla longitudine orientale di Cagliari 0° 1'.

Giace in un basso fondo dove non entra che il ponente e maestro per un varco che apresi tra due eminenze. Soffresi gran caldo d’estate, fredd’umido nel-l’inverno. Le pioggie sono frequenti, non rara la neve, ma poco durevole, e le nebbie poco nocive. L’aria è in certe stagioni insalubre.

Gesico componesi di due rioni, Gesico-mannu e Gesicheddu, separati dal fiumicello che nasce in suo territorio verso tramontana a distanza di un grosso miglio. Il rione grande è bagnato all’altra parte dal rio di Mandas, che poco dopo riceve l’anzidetto rivolo.

Le case sono poste al meriggio ad eccezione di poche che riguardano il levante. Saranno circa 150. Esse hanno un piazzale in avanti con loggia (sa lolla), e addietro un orticello con altra loggia chiusa (su lobiu), o bugigattolo, dove conservan la paglia, e molti anche il vino. Sulle stanze terragne è un solajo (su staulu), fatto di canne, sul quale tienesi il grano e sono conservate altre provviste. Nessuna abitazione vedesi degna di essere menzionata. La costruzione è a pietre ed a legname di ginepro. Anche nelle case volgari è usata gran pulitezza, già che generalmente vivono tutti con certa agiatezza e con certo lusso nelle case nobili e ricche.

Traversano il paese due strade principali, una da Mandas a Sèlegas, l’altra da Seurgus a Villanova franca. Siccome nè queste nè le altre sono selciate in tutte parti, però in molti tratti sono fangose d’inverno, e in alcuni siti pantanose pure di estate.

Sono in Gesico circa 220 famiglie composte di circa 950 anime. Le medie annuali dedotte dal decennio scaduto, dietro nascite 40, morti 25, matrimonii 8. Le donne invecchiano ad una grande età serbando molta forza di corpo e di spirito, mentre son rari gli uomini che oltrepassino gli anni 80. La mortalità è ne’ piccoli fino ai sette anni, dopo la qual età l’organismo si invigorisce mirabilmente. Le frutta, l’aderenza del sole estivo, i miasmi che sorgono dai pantani, e molto copiosi mentre sono agitati dalle bestie e principalmente da’ majali, e quelli che sviluppansi nel terreno riscaldato alle pioggie d’estate o d’autunno, sono le cause per cui quei teneri periscano. Le malattie più frequenti sono le epatiti, le perniciose e le periodiche. Si è ben riuscito a dissuadere la gente dalla stolta opinione che aveano sulla vaccinazione; nè più i genitori ricusano presentare i figli al medico incaricato della salutifera operazione. Un chirurgo assistito da due flebotomi attende alla sanità di questi paesani; le medicine prendonsi da altro luogo.

I gesighesi sono presentemente stimati siccome gente laboriosa e pacifica, ed è rara disgrazia che alcuno si veda trasportato al delitto. In altri tempi eran ben altre le condizioni in tal rispetto. Le carceri sono tali che sia inumanità rinchiudervi un uomo che non abbia subìta sentenza. Si ricordano ancora le catene al collo e al piede, alle quali erano legati i ditenuti, e vive tuttora uno che perdette per tal tormento una gamba, non ostante che fosse innocente, come fu poi legalmente dichiarato.

La ordinaria ricreazione di questi paesani è la comune dei sardi, il ballo al suon della zampogna.

Distinzione personale. Si numerano famiglie agricole 170, pastorali 10, meccaniche 22, nobili 4 con 11 individui, e altre 12 che sono di preti, notai e impiegati. Le famiglie proprietarie sono 180, le povere 40.

In ogni casa è in opera almeno un telajo per la provvista della famiglia in pannilani e lini. Le tele sono ordinarie; le fanove lavorate assai bene.

Concorrono alla scuola primaria circa 40 fanciulli. Il numero de’ giovani che san leggere e scrivere prova che l’istruzione fu ben regolata e proficua pel passato. Di che devesi lode al paroco Gio. Vargiu, or canonico della primaziale, il quale seppe persuadere i genitori a mandar i figli alla scuola, e animare il maestro gratificandolo per la sua diligenza. Il Sovrano attestava al sunnominato il suo reale gradimento (anno 1825 addì 14 marzo). Se tutti i capi delle parrocchie avessero imitato il bell’esempio, non si avrebbe il dispiacere di vedere il nullo o piccolissimo frutto che dopo tanti anni che le scuole primarie sono stabilite vedesi ottenuto.

Sono in questa parrocchia due legati per le povere zitelle, pel primo si tirano a sorte tre nomi, e sono date tre piccole somme; pel secondo estraesi un solo nome. Il primo fu istituito nel 1717 dal rettore Ruiu, che dopo avere per 33 anni governata questa chiesa, passò tra’ canonici della primaziale, e poscia alla sede vescovile di Ales; l’altro da D. Monserrato Diana nel 1815.

Religione. I gesighesi sono sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Cagliari. La chiesa parrocchiale è nel rione di Gesico-mannu. Si nomina da s. Giusta, è di bella struttura, ed ha 8 altari. Per la manutenzione ha un reddito annuo di ll. n. 1500, e per questo e per i doni di alcuni parochi è abbellita di marmi e fornita de’ necessarii argenti.

Il paroco si intitola rettore, ed ha per cooperatori nella cura delle anime due altri preti, senza un terzo che è incaricato della istruzione de’ fanciulli. La insalubrità del clima fa che si rifiutino molti sacerdoti di andarvi a servigio; e però sono ricevuti, qualunque sieno, quelli che sono nati sotto un cielo non migliore. Converrebbe formarne de’ nativi, a che provvide il sullodato canonico Vargiu istituendo nel seminario una piazza per un giovine del paese. Sia onore a tali sacerdoti, che coi frutti de’ loro beneficii studiano al bene dei popoli e non a impinguare le loro famiglie.

La decima che offrono questi popolani può computarsi per media di ll. n. 7000.

Le chiese minori sono 5: la Vergine d’Itria che credono essere stata l’antica parrocchiale, trovasi all’estremità del paese, ed è adorna d’un’antica pittura in tavola; s. Amatore distante pochi minuti dall’abitato; s. Lucia, e s. Sebastiano, assai vicine, e s. Mauro, a mezz’ora dal paese.

Il campo-santo è alle spalle della chiesa di s. Amatore, e fu stabilito nel 1817, cioè poco dopo che il governo ordinò che i cadaveri non fossero più deposti nelle chiese. Anche i gesighesi abborrivano come gli altri sardi di essere sepolti fuor della chiesa per un comune pregiudizio: ma tale pregiudizio svaniva alle istruzioni del paroco, e cessava la ripugnanza. Se un tal effetto non si vide in tanti altri paesi, fu veramente perchè i parochi mancarono al loro ufficio. Certuni con lo specioso pretesto che la loro messione è solamente per le cose spirituali, lasciano esistere le perverse opinioni e i disordini, e sono in causa che le savie disposizioni del governo siano sterili di buon frutto.

Le feste principali, e molto frequentate da’ forestieri, sono: la prima addì 14 maggio per s. Mauro nella sommità del Monte Corona, donde in tempo sereno vedesi la capitale e gran numero di popolazioni de’ vicini dipartimenti, la Valenza, la Trecenta, la Marmilla ecc.; vi si tiene mercato; l’altra per s. Amatore vescovo africano, esiliato con s. Fulgenzio e compagni da Trasamondo, e morto in esilio con Amatello diacono e Ferdinando suddiacono; le reliquie de’ quali state scoperte nel 1621, essendo rettore Giovanni Gessa, sono conservate in un’urna di marmo dietro l’altar maggiore della parrocchia. Si celebra la loro festa nella terza domenica di ottobre con numerosissimo concorso da tutte le parti del regno, e tienesi una fiera che può annoverarsi tra le maggiori.

Agricoltura. Il territorio di Gesico ha un’area di circa 6000 starelli, ed è lodato per una maravigliosa virtù produttiva.

 
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