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Genùri

GENÙRI, piccol villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura d’Isìli, e nel mandamento di Lunamatrona. Comprendevasi nella Marmilla, antico dipartimento del giudicato di Arborea.

È situato nella latitudine 59° 46', e nella longitudine occidentale di Cagliari 0° 12'.

Giace a piè della Giàra incontro al libeccio, ed è dominato da’ venti che sono tra il maestro e sirocco per ponente, dagli altri è protetto per l’anzinominata eminenza. Sentesi molto calore e grand’umido, e non è rara la nebbia, nè a tutti innocente. L’aria è poco salubre e in alcune stagioni morbifera agli stranieri avvezzi a miglior cielo.

Il territorio di Genuri è poco esteso e non avrà coltivabili più di 2400 starelli. Nella pendice della Giàra sono alcune fonti, e da su la medesima nasce il rio che dicono Sadurru che scorre dentro il paese e va ad unirsi al rio Santàrbara, nato esso pure nella parte superiore della Giara: e mancante nell’estate, come svaniscono alcune paludi che le alluvioni invernali formano in varie regioni. Nel paese bevesi un’acqua di nessuna bontà.

La popolazione componesi (anno 1838) di anime 426, delle quali 216 nel sesso maschile, 110 nel femminile, in famiglie 90. Nascono all’anno 12, muojono 8 e si celebrano 4 matrimonii. Le più frequenti malattie sono le infiammazioni al fegato e le perniciose. Alcuni vivono sino agli 80 anni. Attende alla sanità un flebotomo. Il cimiterio è in sull’estremità del-l’abitato.

Si numerano famiglie agricole 80, pastorali 3, meccaniche 5. Non sono però che due soli mestieri, di ferrari e falegnami.

Le donne lavorano in circa 80 telai il lino e le lane. Il sajale tingesi in giallo, rosso e nero. Sono in molto pregio le fànove per il disegno e la tessitura, le coperte di letto di lana variocolorata, e i tappeti (tappabangus) di consimile lana, delle quali opere si fa smercio nelle principali fiere.

Alla istruzione primaria concorrono 6 fanciulli.

Agricoltura. Il terreno è atto a’ cereali. Si seminano annualmente starelli di grano 700, d’orzo 300, di legumi 150. La produzione media del grano è il 13, del-l’orzo il 20, delle fave il 14, degli altri legumi (fagiuoli, ceci, lenticchie) il 4. Si semina molto lino, e si ha un frutto copioso e ottimo.

Le vigne sono 30 e comprendono un’area di circa 45 starelli. Si fa vino nero (comune) e bianco (gentile) di mediocre bontà. Le specie più frequenti sono le uve volgarmente appellate bovalì, malvagia, sazzaborus.

Le piante fruttifere potranno sommare a individui 13 mila di varie specie, nelle quali sono numerosi i susini e le ficaje.

Non si fanno che alcuni saggi di orticoltura.

Chiudende. Sono alcune terre chiuse nelle quali si semina, e vi si trovano complessivamente circa 200 ulivi, alcuni dei quali di grandi dimensioni.

Bestiame. Si numeravano (anno suddetto) buoi per l’agricoltura 88, pecore 1000, capre 200, vacche 100, majali 40, cavalle 60, cavalli 80, e giumenti 100. – I buoi sono curati nell’autunno, e nell’inverno sono alimentati con paglia e musungiu (fave peste), nella primavera pascono ne’ prati, nell’estate menansi alle stoppie. Le altre specie pascono nella Giara che abbonda di mirto, cistio, corbezzoli, quercie e filiree; i giumenti nutronsi colla paglia e col brenno asciutto.

Selvaggiume. Nella Giara trovansi cinghiali, volpi, lepri, e conigli, quivi e in altre parti del territorio sono frequenti le pernici, le quaglie, i merli, ed altre specie.

Norachi. Ve ne sono alcuni sull’estremità della Giara che comprendesi in questo territorio.

Religione. Questo popolo è sotto la giurisdizione del vescovo d’Ales. La cura delle anime è affidata a due preti, il primo de’ quali ha il titolo di provicario.

La chiesa parrocchiale è sotto l’invocazione della

N. D. nella commemorazione della sua natività.

Si festeggia per diversi santi e si prepara convito gratuito agli accorrenti. Tali feste diconsi de schidoni (spiedo), perchè l’arrosto è la parte principale de’ conviti rustici, e la frase equivale a quella che altrove abbiamo notato de chirriòlu (brano), perchè si suol dare un brano di carne a quelli che non possono intervenire tra gli altri commensali.

 
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