Fonni

FONNI, villaggio della Sardegna e principale delle altre terre delle Barbagie. Contienesi nella provincia e prefettura di Nuoro ed è capoluogo di mandamento.

La sua situazione geografica è alla latitudine 40°, 7', ed alla longitudine orientale da Cagliari 0°, 8'; la elevazione sul mare di metri 998,82, punto al quale sono ben inferiori gli altri paesi montani della Sardegna.

Clima. In luogo così alto e in esposizione a’ venti settentrionali la sua temperatura si avvicina allo zero nella stagione invernale e in alcune notti discende sotto esso di alcuni gradi; le nevi vi cadono così abbondanti che in qualche sito si levino a più di 8 metri e così frequenti che ne resti coperto il suolo sino all’aprile, se pure non persistano sino al luglio; anzi vi ha chi ricordasi averle vedute in molte parti del territorio durare sino all’agosto, per ricomparire nell’ottobre: ordinariamente l’inverno si allunga per sette mesi dall’ottobre all’aprile. La nebbia è rara e innocente, rarissima la grandinazione e la fulminazìone: l’aria saluberrima.

Topografia. Sulla falda settentrionale di Montespada sorge Fonni composto di 780 case tra le quali corrono irregolari le strade, sebbene nè incomode nè sporche. Le abitazioni de’ principali sono grandi, ben divise e fornite; quelle delle persone di stato mediocre han comunemente quattro appartamenti, uno ben addobbato dove si ha il letto; l’altro per la cucina col focolare in mezzo, le panche intorno e in fondo alcuni palchi gli uni su gli altri dove riporre legne e cose che si voglion difese dall’umido; il terzo dove si ripongono le provviste che consistono nella necessaria quantità dei cereali, in una botticella di vino, e ne’ seguenti generi, lardo, fagiuoli, castagne secche e fresche, patate, cipolle ecc., il quarto per gli stromenti agrarii e per gli utensili pastorali.

Sono frequentissimi i poggiuoli di castagno. In luogo delle tegole si usano le scandule, delle quali feci menzione nell’articolo Desulo, e dassi per ragione che i tevoli comuni essendo fragilissimi non reggono al peso del nevazzo che si accumula. Sono rare le case che non abbiano un cortile.

Dividesi questo paese in quattro rioni o vicinati, come essi dicono; e sono Logòtza, Su pigiu, Goddorài, Puppuài. Non vi è tra medesimi alcuna discontinuazione.

Popolazione. Le famiglie componenti il popolo fonnese sono (anno 1839) 774, con anime 3150, che distinguonsi in maschi 1356, femmine 1614. Dalla considerazione d’un sufficiente spazio di tempo si sono dedotte le seguenti medie annuali, di matrimonii 22, nascite 120, morti 65. La popolazione è in un visibilissimo aumento sì per il benefizio della vaccinazione, per cui quasi niente si patì nell’ultima influenza vaiuolosa, sì perchè con la addottata coltivazione delle patate si sono accresciute le sussistenze.

Il numero maggiore delle nascite accade nei due mesi invernali dicembre e gennajo, occorrendo che in qualche settimana si battezzino 30 e fin 40 creature. Essendo quelle partorienti mogli di pastori facilmente si intende la ragione di questo fenomeno.

La mortalità più che in altre età è frequente nella puerizia.

Non sono pochi gli esempi di longevità oltre il novantesimo anno.

Carattere. Generalmente vedonsi ottime costituzioni, belle forme, e il colorito della sanità.

I fonnesi sono educati a una vita dura massime i pastori. Non altri resistono al freddo quant’essi che restansi per guardare il bestiame fra le nevi e vi dormono. A parte le case dei principali e de’ preti a’ quali piacciono le delicatezze cittadinesche, gli altri non usano la lana ne’ materassi, ma l’osso del lino; e i poveri sono contenti se si involgono nella ràgana (vedi Desulo), parimente come si osserva in tutto il restante della Barbagia e nelle regioni di Nuoro e Bithi.

Lodansi gli uomini di questa terra per ingegno, eloquenza e talento poetico. Il vanto poi di grand’animo non è senza merito. Lo spirito guerresco li prova non degeneri figli degli antichi abitatori delle alpi sarde. Come gli Iliesi vorrebber essi vivere al lor talento e alcuni non hanno una miglior idea dei dritti della proprietà. I quali in altro tempo senza alcun timore si avventavano nelle grassazioni, e riuniti in grandi compagnie entravano a mano armata ne’ villaggi a chiaro giorno. Nuraxinieddu, Riòla, Baràtili, Siammaggiore e qualche altro popolo del campidano Arborese non si sono fin qua dimenticati di questi ospiti; come non se ne sono ancora dimenticati gli Usellesi, sebbene sian trascorsi più secoli dalla estrema sventura che pativa la lor città. Accade pure che si lascino trasportare a più gravi eccessi e le loro renitenze e contenzioni potrebbero parere a chi non bene li conosce movere da spirito di ribellione. Negli anni 1838-39 osavano discendere in più centinaja alle saline di Oristano; e sospinti alla fuga i custodi si caricavano i cavalli di quanto era necessario per la provvista della casa e per l’insalatura de’ formaggi e delle pelli. Maravigliosa è la loro audacia seppure siano soli o in due o in tre sopra territorio altrui. Quindi dove essi passano con le greggie quei del luogo impostano guardie armate, che li dissuadono di non accogliere le altrui greggie tra propri branchi, e per spaventare i loro cani vantati per ferocia e per docilità. Ma il fin qui detto intendasi con discernimento: io parlava de’ soli pastori e non degli altri ne’ quali è molta religione, costume più civile e profondo sentimento di soggezione alle autorità, intiera devozione al Sovrano.

Agiatezza. Alle altre buoni doti de’ Fonnesi debbonsi aggiugnere pur queste, chè sono laboriosi, studiosi di aumentare il patrimonio, e moderati nelle spese. Le famiglie possidenti sono circa 700, le povere non più di 74. Nella prima distinguonsi le case de’ nobili che sono tredici e quelle degli ecclesiastici.

Vitto. I principali amano la buona tavola e se ne onorano con gli ospiti. Gli uomini delle altre classi usano vivande sostanziose, comechè assai grossolane, carni, latticini, legumi, frutta. Il fonnese prende piacere a bevere, ma non accade quasi mai che vada tant’oltre quanto l’orgolese.

Panificio. Usasi il pane d’orzo (s’orzàtu), il quale quando è raffreddato sentesi un po’ acidetto, e il pane di fromento (su coccòne) lavorato secondo l’arte comune. L’orzato era in altri tempi il pane quotidiano per tutti; ora nelle famiglie più comode mangiasi il coccone, e in certi giorni anche dai servi. Una terza maniera di pane è la fresa. Si fa una schiacciata tonda e molto sottile, introducesi nel forno quando è in sua maggior caldura, se ne estrae come vedesi gonfia, spaccasi in due croste e riponesi a biscottarla, si conserva per molti giorni e mangiasi con molto gusto.

Foggia del vestire. Gli uomini vestono cappotti corti, gabbani lunghi, calzoni larghi di tela e le brache di forese corte e assai larghe col giubbone di sajale rosso a due petti. I letterati che dicono, usano pantaloni e corpetti alla italiana. Le donne di primo stato veston gonelle di sajo fino e coprono la testa o con fazzoletti colorati o con mantelli triangolari orlati di trine d’oro e d’argento che incrociano sul petto, se pur non siano in duolo, perchè allora portansi manti di seta nera. Le donne di minor grado veston tre gonnelle, grigia l’interna, rosse le superiori, e adornate nelle falde a nastri di color diversi, sospendon un grembiale contornato da lavori di seta, e copron la testa con pezzuole bianche di tela che dicon bendas o tivageddas (tovagliuole), fuorchè in tempo di duolo, perchè allora portasi su cucuzzu, che è una pezza quadrata di panno azzurro con orlatura di nastro pavonazzo che spiegano sulla testa raccogliendone soli due capi sotto il mento con un gancetto.

 
loading
Edicola de L'Unione Sarda