Fiulinas

FIULINAS [Florinas], volgarmente detta Florinas, villaggio della Sardegna nella prov. e pref. di Sassari, compreso nel mand. di Ploaghe. Era già capoluogo del Figulina antico dipartimento del regno logudorese.

Questo nome avrebbe sua ragione nelle officine de’ figuli, che in principio fossero stabilite in quel luogo?

A tale opinione dà alcun favore la terra buona a tal arte, che trovasi nelle vicinanze, e che ora usasi per tevoli e mattoni.

La sua situazione geografica è alla latitudine 40°, 38', ed alla longitudine occidentale da Cagliari 0° 27' 39".

Soprasta al vallone di Codrongianos, dalla sponda del Pianoro, che dicono Monte de Fiulinas in esposizione a tutti i venti, già che le vicine eminenze non gli fanno buon riparo. Godesi quindi un’ampia e amenissima prospettiva.

Clima. La temperatura è assai variabile, fredda nel-l’inverno ai venti boreali, moderata nell’estate se non sia perfetta calma. L’aria lodasi pura de’ miasmi pur quando ne’ siti bassi d’intorno sperimentisi perniciosa.

Popolazione. Il numero delle case (an. 1838) è di 410 disposte sopra strade irregolari in sito piano, che potrebbero tenersi asciutte anche d’inverno, se si selciassero, e si favorisse lo scolo. Le famiglie sono poco meno del numero delle case, le anime 2025, e si calcolarono sul passato decennio nascite annuali 65, morti 50, matrimonii 10.

Le malattie più frequenti sono i dolori laterali. Rarissimi sorpassano i 60 anni. I cadaveri si seppelliscono nella cappella delle anime annessa alla chiesa maggiore, perchè finora non si è formato il campo santo. Tacque da pochi anni il compianto nei funerali dopo le più forti comminazioni ecclesiastiche.

Servono ai fiulinesi due medici, altrettanti chirurghi ed un farmacista. La vaccinazione non è generalmente favorita.

Professioni. Circa 210 sono applicati all’agricoltura, e lavorano le terre proprie, 50 sono addetti alla pastorizia, 9 alle arti minori, 60 fanno da vetturali, e altri 50 locano la loro opera per i lavori agrarii e per la costruzione delle muriccie delle tanche o chiudende. Non si adoprano per la tessitura più di 40 telai, che possono dare all’anno pezze di pannolano 100, pannilini 50; però molte famiglie devono comprare da Sassari le tele, da Ploaghe l’albagio. Da questo che sian così poche quelle donne che attendono alla tessitura non si pensi che restino le altre inoperose. Non poche all’aurora sono in viaggio a Sassari a vendervi frutte, galline, uove, cenere; e nella stagione delle ulive vi passano la metà dell’autunno e tutto l’inverno. Le medesime quando viene il tempo di sparger la ghiaja sulla strada reale, fanno gran parte del lavoro per grandissimo tratto verso Sassari e verso Montessanto.

Istruzione. Vi è stabilita la scuola primaria, ma come generalmente accade, pochissimo n’è il giovamento. I fanciulli, che vi concorrono, non son più di 20; le altre persone, che san leggere, non sono più di 30.

Religione. Questa parrocchia, che in altri tempi era parte della Ploaghese, ora è sotto la giurisdizione del-l’arcivescovo di Sassari. Il parroco s’intitola rettore, ed è assistito nella cura delle anime da altri quattro preti, non considerando l’ausilio, che prestano alcuni sacerdoti, che vivono del loro patrimonio, o dal reddito di qualche cappellania.

La chiesa maggiore è sotto l’invocazione di N. D. delle Grazie, di costruzione antica a tre navate con nove altari. Le minori sono denominate: una dalla Vergine del Rosario, l’altra dalla santa Croce, la terza da s. Sebastiano, la quarta da s. Francesco di Assisi. Le due prime sono uffiziate dalle rispettive confraternite.

Fuor del paese sono due cappelle: una alla distanza d’un miglio, che è dedicata a s. Lorenzo, e l’altra a non più lungo intervallo, che appellasi dal s. Salvatore; una terza, dove festeggiavasi per s. Nicolò, è già caduta.

La festa principale è per san Francesco. Si tiene un piccol mercato, e si corre il palio; però è frequentata dagli uomini de’ vicini paesi.

Territorio. La sua superficie è di circa miglia quadrate 18. Le più parti sono nel Pianoro, le altre nel Campo Lasari. Il suolo è adattato a tutti i generi di cultura, e se meglio si conoscesse l’arte, maggiore sarebbe il profitto. I terreni aperti dove si alterna la seminatura e la pastura, hanno un’area di starelli 3000.

Agricoltura. Lo stabilimento del monte di soccorso va a cadere, se una più diligente e disinteressata amministrazione non lo ristauri e sostenga. Si seminano annualmente starelli di grano 900, d’orzo 200, di fave 30, di lino 10, di granone 30. La fruttificazione de’ grani principalmente nel Campo Lasari, ove i tempi corran propizi alle condizioni del suolo, rende contentissimi i coloni.

Si coltivano a piante ed erbe ortensi soli starelli sei di terreno.

Il vigneto estendesi in 200 starelli di superficie. Le uve non sono di molte varietà. Si fa vin bianco e in tanta copia che se ne ha per vendere e per nutrire tre lambicchi.

Le piante fruttifere si curan pochissimo. Le specie più comuni sono fichi, peri, pomi d’inverno. Gli ulivi non eccedono le quattro centinaje.

Tanche. Forse non più di 40 starelli di terreno sono chiusi per seminarvi e tenervi gli animali domestici a pascolo.

Pastorizia. Sulla qualità e copia de’ pascoli, vedi Figulina dipartimento. La estensione aperta per pascolo pubblico sopravanza li starelli 3000.

Il bestiame (anno 1838) è nelle specie e ne’ numeri seguenti, vacche rudi 300, domestiche (volgarmente mannalitas) 20, buoi per l’agricoltura 200, pecore 4000, capre 500, porci 1500, cavalle 100, cavalli 150.

La quantità de’ formaggi si calcola non maggiore di cantara 400.

Ghiandifero. Il salto di Giunchi è contiguo al Finalese. Vi sono quercie e lecci, questi però in minor numero. I lentischi vedonsi in tutte parti frammisti alle specie fruttifere e ad altri alberi che solo servono per costruzione e per fuoco. In questo bosco han parte anche i codrongianesi e cargieghesi. Gli itiresi comechè clandestinamente molto cooperano a diradar sempre più la selva.

Selvaggiume. In Giunchi sono i cinghiali, negli altri luoghi le volpi e le lepri.

Acque. Dentro il villaggio sono due fonti di scarsa effluenza e di mediocre bontà. Quindi molti si provvedono a bere dalle sorgenti della campagna. Tra queste sono alcune considerevoli e principalmente quella a poca distanza dal paese che nominano Coscòre e stimano medicinale a’ cavalli che patiscan di vermini (sostòsconos) tenendo certo che essa valga a precipitarli e cacciarli fuora: quindi l’abbondantissima fonte di s. Lorenzo che scorre nel salto di Giunchi a trovar il Carabuso e quella di s. Francesco che cresciuta dalla Càniga, scende nel Campo Mela, e coi rivi di Saccargia e di Beda forma il Màscari.

Commercio. Quei vetturali di cui abbiam parlato, portano a Sassari i prodotti del paese, e questi venduti vanno in altre parti per provvedersi di nuovi carichi.

Strade. Le vie vicinali di Fiulinas sono mal praticabili per la discesa malagevole dal monte nè due campi Mela e Lasari. Dista Fiulinas da Codrongianos un quarto d’ora se si traversi la valle; da Cargieghe mezz’ora; da Ploaghe un’ora; da Sassari due e mezzo.

Antichità. Sono in questo territorio dodici norachi e alcune cavernette sepolcrali appartenenti a’ più antichi abitatori dell’isola.

Per le popolazioni antiche che ebbero parte all’attuale territorio de’ Figulinesi V. Figulinas dipartimento.

 
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