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Esterzili

ESTERZILI, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura d’Isili, compreso nel mandamento di Seùi, e nella Barbagia Seùlo, antico dipartimento del giudicato di Cagliari.

La sua situazione geografica è determinata alla latitudine 39°, 47', ed alla longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0°, 7', 45".

Giace nella pendice occidentale della montagna del suo nome in sito asciutto, ed esposto a tutti i venti, che sono dal mezzodì alla tramontana, già che dal levante e collaterati lo ricopre la gran mole del suo monte. La sua altezza sul livello del mare fu segnata a m. 716 74. La stagione fredda vi dura assai più che ne’ luoghi temperati, affrettando a comparirvi, e indugiando a scomparire, così come accade negli altri luoghi delle montagne Iliesi. Le pioggie sono frequenti e copiose nell’autunno e in inverno e nella primavera; così pure le nevate, comechè non sia durevole l’ingombramento del suolo. Le tempeste e fulminazioni son rare, e più ancora le nebbie. Se nol ricoprono le nubi piovose o fioccanti, quel cielo ride sempre nel suo bellissimo azzurro, e la più vaga scena distendesi per tutto l’arco di ponente. L’aria che vi si respira è d’una costante salubrità.

Le case saranno in circa 180, nè di bell’aspetto all’esterno, nè di molta comodità nell’interno, come sono generalmente le abitazioni de’ barbaricini: le strade irregolari per ogni verso.

Le famiglie saranno circa altrettante, e fin dal 1834 davano 700 anime. Le nascite annuali sono state per l’ultima media che calcolossi, fissate a 25, le morti a 14, i matrimonii a 5. Ne’ funerali si pratica ancora il compianto delle attitatrici; nelle nozze si fanno solenni e sontuosi conviti, a’ quali interviene gran parte della popolazione. Egli è solo in questi giorni felici che si usa ballare al suono delle zampogne, e nel festeggiamento del titolare. Vivesi da molti sino al sessantacinquesimo; pochi oltrepassano il settantesimo. Durissima è la loro vita, e la sanità facilmente si logora da’ disagii della povertà. Le più ordinarie cause di morte sono le infiammazioni. Le perniciose acquistate dagli incauti nel traversare le regioni insalubri cagionano spesso un fine immaturo.

Le professioni degli esterzilesi sono l’agricoltura e la pastorizia, e sopra queste cose non san fare altro, trascurato pur l’esercizio di quelle arti, che sono più necessarie. Le donne lavorano al telaio panni-lani e tele.

Alla scuola primaria non sogliono concorrere più di dieci fanciulli. Pochissimi han profittato sinora dell’istruzione.

Territorio. Amplissimo è il territorio degli esterzilesi, ma quasi tutto montagnoso, e in molte parti assai aspro. Le maggiori eminenze sono nell’inverno vestite di nevazzo. La punta più alta è quella che appellano di s. Vittoria all’austro-scirocco del paese, e alla distanza di circa tre miglia. Da quel vertice è aperto intorno uno de’ più vasti orizzonti, che avrebbe intero il suo giro se non ostasse da tramontana la enorme massa del monte Argentu. Tra le roccie di s. Vittoria trovasi il vitriuolo, del quale le donne fanno uso per tingere il loro saiale.

Acque. Frequentissime sono e inesauribili le vene, che profondono acque pure e salubri; ma nessuna degna di considerazione o per la quantità o per virtù medicinale.

Scorrono in questo territorio due fiumi, ed ambo da tramontana ad austro, uno di essi è il Dosa che irriga la pittoresca valle del Sarcidàno, l’altro il Sardasài che irriga quella di Sàdalis e lambe il piè del monte di Esterzili. Questo viene dalle fonti di Seùi, cresce del tributo di quattro rivi, e poi si versa nel primo. La confluenza è all’austro-libeccio del monte di s. Vittoria, nel luogo che dicono Badu inter flumines (guado tra’ fiumi), dopo circa 10 miglia di corso. Benchè piccolo, pure è ne’ temporali pericoloso. Nel 1820 vi si fabbricò un ponte a spese del comune di Seùi. In esso gli esterzilesi vanno alcuna volta a pesca, e prendono buone anguille e trote.

Boschi ghiandiferi. I lecci sono la specie dominante, e occuperanno un decimo dell’area territoriale. I pastori lo vanno sempre scemando.

Agricoltura. Più che la metà di questa vasta regione dicesi inetta a produrre; l’altra parte può tutta coltivarsi con profitto.

La seminazione del grano non suole sopravanzare li star. 300; quella dell’orzo è altrettanta; di fave poco si semina, di lino e canape niente. Il grano fruttifica il 6, l’orzo il 10. Le vigne sono poche, e il vino di nessuna bontà; però debbono comprarne dalla vicina Ogliastra.

I fruttiferi vi prosperano mirabilmente, e in ispecie i noci, ciriegi, peri, susini, pomi, peschi ecc. Le più numerose sono i ciriegi, susini e peri, che sommeranno a circa diecimila individui.

Tanche. Queste non comprenderanno più che la ventesima parte della superficie territoriale. Servono al pascolo, e poi si coltivano.

Pastorizia. Si educano vacche, pecore, capre, cavalle, e porci. Sommano le vacche a 1200, le pecore a 4500, le capre a 4000, le cavalle a 120, i porci a 500 capi. Questo bestiame pascola ne’ salti comunali e nelle tanche, e rare volte accade che si porti a pascoli stranieri alcun branco di pecore o porci.

I formaggi sono molto riputati per il delicato sapore. Quei pascoli abbondano di sermollino, e da questo nutrimento ottiene il latte la bontà che poi piace nel formaggio.

Commercio. Consiste principalmente ne’ prodotti della pastorizia, formaggi, lane, pelli e capi vivi.

Le strade sono disastrose, e più frequenti, che non si pensa, i luoghi, dove uno non si assicuri di andar in sella.

Selvaggiume. I cinghiali, cervi e mufloni sono in numerose generazioni. Un cacciatore non fa mai opera vana. Egli vi trova quelle stesse specie, che si riconoscono nelle regioni più popolate di volatili.

Antichità. Nel salto che dicono Cucureddì a un’ora dall’abitato trovasi una costruzione a pietre regolari, alcune di un metro, altre più grandi ancora, che non si legano per nessuna materia, e formano tre stanze, che diconsi volgarmente Sa domo de Georgia.

Presso la chiesa campestre di s. Sebastiano vedesi un’opera antica, che gli esterzilesi appellano Sapultura de gigante, costrutta a grandi pietre. Veramente questa appellazione conviene meglio alla forma di questa, che alla diversa maniera di quell’altra che nel resto della Sardegna sono similmente nominate. Il vacuo è lungo circa 5 metri, largo a’ piedi (com’essi dicono) circa 0,60, a testa 1,10; e in questo lato è osservabile appunto nel mezzo un vacuo lungo 0,50, largo 0,30, dove, secondo i medesimi, s’intromettea la testa del defunto gigante. La profondità non si può definire per la terra e le pietre che riempiono il vacuo sino a 0,50 sotto l’orlo. Due altri consimili monumenti potrai vedere nella regione che dicono Genna-acuzza a due ore dal paese.

Religione. Questo popolo è sotto la giurisdizione del vescovo d’Ogliastra. La chiesa parrocchiale è appellata da s. Michele arcangelo, ed uffiziata da un sol prete, che si qualifica vicario. Nella campagna sono tre cappelle, una l’anzinotata di s. Sebastiano, l’altra che si appella alla Vergine Assunta, e la terza che ha per titolare s. Antonio da Padova. Per questo santo, e pel titolare della parrocchia, si festeggia con molta solennità. Tutte e tre sono a breve distanza dal paese.

Sopra queste eravene in addietro un’altra nella regione appellata Cea de Bidda a distanza da Esterzili di due ore e mezzo, non lungi dal pianoro di Scalaplano. Essa appellavasi da s. Catterina, e vuolsi fosse parrocchiale d’una popolazione spenta in tempo incerto. Della chiesa restano ancora benchè imperfette le mura, dell’antico abitato pochi indizi.

 
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