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Escolca

ESCOLCA, villaggio della Sardegna nella provincia d’Isili, compreso nel mandamento dello stesso capoluogo. Apparteneva all’antica curatoria di Seurgus, dipartimento del giudicato di Cagliari.

La sua situazione geografica è alla latitudine 39°, 42', ed alla longitudine dal meridiano di Cagliari 0°, 0'.

Giace alla falda meridionale d’un piccol altipiano nella valle di Gergèi, onde può distare un miglio e mezzo. In quel luogo la ventilazione è poca, molta umidità; e però in certi tempi non dubbia la insalubrità per gli uomini avvezzi a miglior clima.

Si numerano case 156 distribuite ne’ quattro rioni, che appellano Arri, Cabudaquas, Cabudanni, Luxironi. Le strade sono sporchissime, e i cortili in gran parte coperti di letame. Da questo cresce il vizio dell’aria. Vi abitano circa 600 persone distribuite in famiglie 145.

La general professione degli escolchesi è l’agricoltura. Nelle opere grossolane del legno e del ferro e in qualche altro mestiere, non si impiegheranno più di dieci persone. Le donne non sogliono lavorare ne’ telai più di quello che sia di bisogno alla famiglia per vestimenta di lino e lana e per altre robe necessarie.

Alla istruzione primaria concorrono 15 fanciulli. Chiedesi perchè in fuori di questi dopo tanti anni che fu stabilita la scuola non sianvi in tutto il popolo più di sei persone che san leggere?

Gli escolchesi aveano voce di gente poco avveduta e molto grossa, sì che la loro semplicità è passata in proverbio. Ma cotali proverbi non restano sempre veri; e la presente generazione pare abbia assai perduto dell’antica babbuassaggine. Non si lodano nè laboriosi, nè industriosi, e della loro negligenza fa fede la povertà. Da altra parte stimansi gente dabbene, e si riconoscono esenti da molti pregiudizi e certe superstizioni che durano ancora ne’ popoli vicini: in che devesi lodar l’opera dei zelanti ministri evangelici.

Agricoltura. Il territorio di Escolca avrà un’area di sette miglia quadrate. A questo aggiungevasi prima intero, ora dimezzato il salto che diceano di Nuraji, di superficie più estesa. Una gran porzione ne fu venduta ai comuni circonvicini, posta però certa servitù.

Si seminano starelli di grano 600, d’orzo 40, di fave 60, di granone, lino e legumi niente; nè attendesi molto

o poco alla orticultura. Il grano fruttifica il nove, l’orzo l’otto, le fave il cinque. Non hanno gli agricoltori altro lucro che di circa 1000 starelli di grano che vendono alla capitale.

Non vedrai altre piante fruttifere che 200 mandorli e 500 ulivi, che posson produrre cento quartare d’olio, la qual quantita verrà infallantemente sempre meno per quello che dalle pertiche patiscono le piante quando vuolsi in una volta tutto il loro frutto.

Le vigne occupano l’area di starelli 150, dalle quali non si suole avere più di 600 brocche di mosto, che sono una misura minore del loro bisogno. Quindi ne devon comprare da quelli a’ quali in altro tempo davano il loro superfluo.

L’altro territorio chiuso non sopravanza li cento starelli. In queste piccole tanche si semina e poi vi si introduce quel poco di bestiame che si ha per pascolarvi e per impinguare il suolo col suo fimo.

Pastorizia. I buoi per l’agricoltura sono 120, le vacche 60, le pecore 1500, le capre 600, i giumenti 100. Dodici uomini bastano alla lor cura. Il formaggio e la lana è tanto quanto domanda il bisogno della popolazione. Solo una volta nella settimana apresi la beccheria, dove di rado vendesi altra carne che di caprone: però chi ne voglia migliore deve mandar ad Isili, che non dista più d’un’ora. Molti suppliscono a questo difetto con le galline che educano in gran numero.

Roccie. Alcune sono lodate come marmi pregievoli; non però si toccano. Tra esse sono certe grotte profonde, dove anticamente si raccoglieva molto nitro, che si vendea agli isilesi, antichi fabbricanti della polvere da fuoco.

Acque. Ne’ due rioni di Luxironi ed Arri vi sono due sorgenti dello stesso nome; ma la popolazione beve da fontana Bara, che trovasi a pochi passi fuori dell’abitato. Se ne lodano altre nove come perenni, e nel salto di Nuraji, se ne hanno al meno sette, e tutte assai pregiate. Da’ loro rigagnoli formasi un rivo che dopo un piccol corso in verso ponente entra nel Caralita.

Strade. Le vicinali sono pessime per l’asprezza, e nell’inverno anco pei fanghi. Non migliore è quella che va in sulla strada provinciale d’Ogliastra, che resta a levante alla distanza di circa un miglio e mezzo. Escolca dista da Gergei un quarto, da Serri mezz’ora, e da Mandas tanto quanto da Isili.

Norachi. Due soli sono riconosciuti, comechè in gran parte demoliti, Nuraji-mannu e Nuraji de Màgurus.

Religione. Questa parrocchia comprendevasi nella diocesi antica di Dolia; ora è nella giurisdizione dell’arcivescovato di Cagliari. La chiesa principale è dedicata a s. Cecilia: essa è piccola e mal tenuta. Il paroco si qualifica rettore, e tiene assistenti nella cura delle anime altri due preti. Le feste principali sono per

s. Greca, s. Antonio abate e s. Sebastiano. Nella campagna sono altre quattro chiese, una nel salto di Nuraji, sotto l’invocazione di s. Simone, l’altre nel territorio proprio, le quali sono appellate da s. Lucia, da s. Giovanni Battista e dalla Trinità. A quest’ultime era già annesso un conventino di trinitari, che fu abolito quando quest’ordine cessava d’esistere in Sardegna.

 
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