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Dorgali

DORGALI, terra della Sardegna nella provincia di Nuoro, già compresa nel dipartimento di Nuoro del giudicato Gallurese.

Fondazione del villaggio. È tradizione, che un certo Drugal fosse il fondatore di questo popolo, e la sua gente di origine Saracena. Vuolsi pure che questi coloni venissero dal vicino territorio della Ugliastra, o da Baunèi, o da Ursulè, che sono credute abitazioni di gente Saracena. A queste antiche memorie pare che dia alcuna forza la loro pronunzia molto gutturale, quale è delle bocche arabe nell’Allah, e siffatte forti aspirazioni non in poche parole, ma in tutte, dove sia modificatore il g o il c aspro. Aggiunge pure alcun peso alla opinione della comune origine de’ prenominati tre popoli la uniformità nella foggia nel vestire.

La sua situazione geografica è alla latit. 40°, 17', alla longitud. orient. dal mer. di Cagliari 0°, 21', 30". La sua altezza sul livello del mare a metr. 386,92. Siede in una piaggia incontro all’occidente in luogo assai aspro, nel quale si va per una via difficile, e bisogna ai cauti andar a piedi piuttosto che a cavallo. Dividesi in quattro rioni, che complessivamente avranno 620 case fabbricate a pietre e a fango, ma ben intonacate e imbiancate a calcina. Questi rioni, che essi dicono vicinati, sono Su Fundàli, che è il superiore e vedesi alla falda del monte Ardia, che copre la terra al levante; quindi Sa Porta, che giace in luogo piano, ma secco, perchè inclinato a tram. sulle sponde del ruscello Sa-Lépora, e a mezzodì sul fiumicello: in qua Sa Serra, cui dopo mezzo miglio segue il camposanto. Una fonte abbondantissima, la quale sorge a mezza la estremità del Fundale incontro all’austro, forma l’innominato ruscello, che rade poi le estreme parti degli altri rioni. All’altra parte del ruscello in faccia al rione Sa porta è l’altro quartiere, che appellano Gorìto a piè della collina del Carmine. Se dalla sommità del repente, e disboscato monte Ardia guardi la riunione delle case, e de’ rioni, crederai vedere la forma d’un uccello. Le sponde del detto rivolo sono amenissime per orti e piccoli giardini chiusi da siepe o muriccia. In altre parti ancora de’ quattro vichi veggonsi frondeggiare diverse specie di piante, e verdeggiare molte pergole, onde è accresciuta l’amenità, ed ha il luogo l’aspetto d’un paesetto bellissimo.

Se è così bella l’apparenza del villaggio a chi vi si avvicina, non è men bella la prospettiva che godesi nel medesimo da libeccio a greco per pon. Imperocchè apresi un orizzonte vastissimo e vaghissimo per la varietà delle scene.

Clima. Esso è ben temperato. Le pioggie sono frequenti, rare le tempeste, innocenti le nebbie. Il freddo è poco sentito anche nel più forte dell’inverno, ed il nevazzo alla più lunga può durar quattro giorni.

Nell’estate il calore è assai vivo, massime in quell’ora, che dalle nude rupi il sole è riflesso sopra le abitazioni. I venti dominanti sono la tramontana e il ponente. L’aria è salubre.

Popolazione. Nell’anno 1833 si numeravano 600 famiglie, nelle quali erano anime 3135: nell’anno 1836 eran anime 3612. L’ordinario numero de’ matrimonii si trovò essere di 25, delle nascite 100, delle morti 75. Molti vivono a 70 anni, alcuni vanno ad una età maggiore. Nei funerali era usato il compianto (s’attitu). Le più frequenti malattie nell’estate e nell’autunno, sono le febbri periodiche contratte nelle regioni insalubri dell’Iscia di Galtelli, o della maremma di Orosei: nel-l’inverno i dolori laterali, in quelli massimamente che lasciano le antiche maniere della veste sarda.

I dorgalesi sono molto docili, e sarebbero migliori se non avessero il comodo di star sicuri dopo commesso il delitto. I delitti soliti sono furti di frutta e di alcuni capi di bestiame, e omicidii per vendetta, non mai per assassinio. Si osserva nei medesimi molta religiosità.

Le donne vestono generalmente gonnelle nere, e corte a mezza gamba. Questo colore è però forse più da necessità, che da predilezione, essendo vero, che le pecore de’ dorgalesi, che pascolano sempre nelle loro terre, sono tutte di lana nera: di che non si sa immaginare la cagione. Sono pur singolari queste femmine per le scarpe, le quali aggiungono alla loro statura non meno di quattro centimetri. Tanto sono spesse le suole. Le scarpe, che portò nuove la madre quando fu sposata, le porta di poi la figlia sino che il suo sposo ne le offra un pajo di nuove, che serviranno anch’esse all’altra generazione. Le dorgalesi sono di bella e gentil carnagione, e di certa avvenenza, comechè brunotte. Pare regni un po’ la civetteria: non pertanto è rarissimo che apparisca alcuna prova di debolezza; e ciò accadendo, allora proponesi al corruttore un terribile dilemma. Chi non si avviene a onorar la fanciulla, difficilmente scampa dalla morte, o colpito da una palla, o precipitato vivo in una nurra, cioè in uno di quei frequenti buchi, che nei monti calcarei di quelle regioni sono frequenti, e che pajono portare ad una smisurata profondità.

Essi pure gli uomini amano l’eleganza nel vestire, e forse sono i soli tra tutti i popoli circonvicini, non eccettuati i nuovi cittadini di Nuoro, che amino negli abiti e nel corpo la pulitezza e la decenza. Ungono e coltivano la capellatura con molto studio, la quale o lascian cadere alla maniera de’ nazzarei, o intrecciata ritorcono nel berretto. Amano la danza e le armi, e sono uomini di coraggio. Si nota, che sono fastidiosi parlatori, e che spesso sostengono poco gl’impegni.

Professioni. La pastorizia e l’agricoltura sono le più comuni professioni, e assai lucrose per la bontà dei pascoli e la fertilità del terreno. Sono poi circa un centinajo, che esercitano le arti meccaniche di fabbri ferrai, e di falegnami e muratori, le quali due arti trovansi sempre praticate dallo stesso soggetto.

Le donne lavorano in circa 580 telai, e vendono molte pezze di panno lano a Oliena, Orgòsolo, e ad Orosei: nel maggio si occupano alla cultura de’ bachi da seta, e con un artifizio, che ottennero dai loro tentativi, lavorano su la seta, e ne fanno alcun’opera, specialmente veli (liongius).

Alla istruzione primaria concorrono circa 50 fanciulli, ed il numero delle persone, che san leggere è già su’ trecento.

Chiese. Nel rione Sa-Sera è la chiesa parrocchiale dedicata a santa Catterina v. e m. quindi s. Antonio da Padova, la Vergine Assunta, s. Croce, oratorio d’una confraternita, e s. Cipriano, antica parrocchiale ora rovinosa. Nella prima si seppellivano i cadaveri; quindi si fecero le sepolture nel suo cortile in distanza dalle case di due soli minuti. Tra questo rione e il prossimo Sa-porta vi è la chiesetta del rosario, oratorio di un’altra confraternita. Nel Fundale vi è santa Lucia, la Maddalena, la Vergine di Gonnàri, che altri appellano dell’Angelo Custode. Nel Gorito la Vergine d’Itria e del Carmelo. Questa sta sopra il colle, onde si ha sotto lo sguardo tutto il villaggio.

 
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