Curcuris

CURCURIS, villaggio della Sardegna nel distretto d’Ales della prov. di Busàchi. Era nell’antico dipartimento d’Usellus, del giudicato d’Arborèa. Giace a un miglio da Ales tra due colline, una, che dicono Corongiu al libeccio, dalle cui sommità è un vasto orizzonte; altra su bruncu de s. Maria a tram., e sta esposta a levante; perchè vi si patisce una dannosa umidità. Nel resto il clima non è da dirsi molto temperato, siccome quello, in cui quanto suol essere cocente il calore, tanto sentesi penetrante il freddo, l’inverno non è senza neve, l’estate senza grandine, le stagioni temperate senza nebbie, il terreno desideroso d’umori. L’aria è insalubre quando è tempo che sviluppisi molta copia di miasmi. Nel 1834 vi abitavano anime 270 in famiglie 77. Solevano nascere 6, morire altri e tanti; farsi matrimonii 2. I corpi più robusti durano all’anno sessantesimo. Tra le frequenti e micidiali malattie sono dolori laterali, infiammazione degli organi dell’apparato digerente, e febbri periodiche. Il cimiterio è contiguo alla chiesa parrocchiale.

Quasi da tutti gli uomini si dà opera alla cultura de’ campi; dalle donne a provveder la famiglia di panni lani e lini, de’ quali esse lavorano in telai 30. Vi è costituita una scuola primaria, nella quale concorrono pochi fanciulli. La curia è in Ales.

È questo popoletto nella giurisdizione del vescovo d’Ales, la chiesa principale, che è assai povera, è sotto la invocazione di s. Sebastiano. La cura delle anime commessa a un vicario. L’altra chiesetta, che abbiasi, è denominata da santa Maria, dove per la N. D. nella commemorazione di sua assunzione festeggiasi con grande solennità.

La campagna conoscesi molto idonea a’ cereali. Se le danno a semenza starelli di grano 300; d’orzo 80; di fave 50; di legumi 40; e nel comune non si è solito avere più dell’ottuplo per poca diligenza e difetto d’arte: il lino può produrre 4000 manipoli. Sono coltivati alcuni orti e un mediocre vigneto; ed essendo il clima fausto alle viti, ottengonsi ottimi vini, e in copia, di cui però a niuno si fa parte.

La coltivazione degli alberi fruttiferi non è trascurata: niente di meno le specie nè sono molte, nè molto varie.

I chiusi occupano la terza parte del terreno coltivabile, che si può computare a una capacità di star. 300, dove o si semina, o lasciasi a pastura il bestiame domito. In quest’arte resta compreso Montijeddu vestito di lentischi, tra quali macchie sorgono frequenti quercie e soveri. Le specie del bestiame sono ristrette alle pecore, alle vacche e ai buoi, ed ai cavalli, majali e giumenti; e ciascuna ha così pochi capi, che la somma non ti sorgerà sopra i 2000. Le lane e il formaggio si consumano nello stesso luogo.

Delle specie selvatiche non hannosi che le sole minute; delle volatili sono in grandissimo numero i passerotti, i merli, i tordi, e frequenti le tortore, le pernici e le anitre.

Scorre per questo territorio il fiume, che dicono Narberdu, il quale provenendo dalla Giàra ingrossa in quel di Figu per le acque di Päu e Banari, e prende in questo nuovi incrementi per lo riozzolo (Flumineddu) che esiste dalla riunione di due rivoli, uno dalla montagna di Ales, l’altro dai salti di Morgongiòri. Le sponde sono amene per li pioppi, che belli s’innalzano, e per li canneti assai densi: il guadarlo dopo i temporali, o in tempi piovosi è cosa piena di pericolo, ondechè spesso gl’imprudenti, che ne tentano il guado, sieno rapiti nella corrente. Talvolta cresce in tanto dai torrenti, che soverchiate le sponde, diffondesi a coprire parte e di queste e delle vicine terre dell’antico e deserto villaggio di Giamussi, comprese di presente nella circoscrizione di Simala.

Contiensi questo comune nella signoria di Parte-Usellus, di cui gode il marchese di Quirra, uomo straniero. Quale sia la condizione di questi terrazzani, la impara da ciò che nel proposito fu scritto nell’articolo Ales.

 
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