Codrongianos

CODRONGIANOS, villaggio della Sardegna, capoluogo di distretto della provincia di Sassari, e già compreso nell’antica curatoria di Figulina del giudicato di Logudoro.

Vedesi a pochi passi dalla strada centrale, parte in un seno aperto su quella, parte superiormente nella costa.

Le strade sono irregolari, e selciate, altre male, altre nè male nè bene, quali aspre, e quali assai repenti.

Le case erano (anno 1833) 230; le famiglie 227; le anime poco meno di 1000. Questa popolazione è da molti anni stazionaria tra il proposto numero ed i 950. Solitamente negli anni si descrivono matrimoni 20, nascite 35, morti 30. Le malattie più frequenti sono dalle intermittenti, e dalla pleuritide.

Il clima? D’inverno ben temperato, d’estate caldo, e sempre umido; quindi le nebbie spesse volte adombrano il luogo, se non la disciolga il maestrale che vi domina. L’aria non è decisamente insalubre neppure in quelle stagioni che abbondano i miasmi; vedesi però ben che dee talvolta accogliere alcuna malignità.

Dai codrongianesi sono applicati all’agricoltura 300, alla pastorizia 20, a mestieri di necessità 22. Tra le donne sole 40 travagliano al telaio.

L’istruzione elementare? E qui pure poco si stima. È raro vedere riuniti nella scuola 15 fanciulli. Quindi sebbene siano già corsi più di dodici anni dalla sua istituzione forse in tutti non troverai cinquanta persone che leggano e scrivano.

Parrocchia. Questa, che già si comprendeva nella giurisdizione del vescovo del vicino Ploaghe, or soggiace all’autorità dell’arcivescovo di Sassari, alla cui diocesi fu la Plovacense unita in sul principio del secolo XVI.

La cura delle anime è commessa ad un rettore, che tiene sussidiarii altri due preti. I frutti decimali sono applicati alla R. Università di Sassari, e solo si scemano della quinta per congrua al curato.

La chiesa principale è sotto la invocazione di s. Paolo, cui solennemente festeggiasi nella commemorazione di sua conversione. In essa fu già un priorato di camaldolesi. Comparativamente ad altre del Logudoro alcun la vorrà dire pregievole per la costruzione, e per certi ornamenti, tra’ quali non devono preferirsi i molti quadri (15?) che le furono donati da D. Maurizio Sanna decano del capitolo di Sassari: opere, come egli facea notare nel pubblico marmo, invenzione di grandi artisti, o imitazione loro per discepoli di alto merito; e presentano: la incoronazione della Vergine, originale del cav. Massimi: la risurrezione di Lazzaro, orig. del Simonello; la Giuditta, di uno de’ migliori discepoli di Solimene: i quattro evangelisti, orig. di Guido Reni: s. Girolamo, orig. di Ribera: Gesù crocifisso, orig. di Osimene: s. Sebastiano, e s. Irene, orig. del Calabrese: s. Pietro pentito, orig. di Cesare Fraganzano: la Sacra Famiglia, copia da quella di Raffaele, che serbasi in Capodimonte a Napoli: la Madonna della Seggiola, copia dell’anzidetto. La gran tela dell’altar maggiore rappresenta s. Paolo in cadendo da sella alle voci di Cristo, con gruppi poco stime-voli, tutto d’un disegno non ben regolare, opera, siccome dicesi, d’un cotal Bacio fiorentino profugo. Che stimi degli altri? Veramente avvene di merito in molti rispetti, e però mi parrebbero di non volgari pennelli; altri sono notandi di qualche imperfezione. Il buon uomo fu ingannato intorno agli artisti, che per questo o quello sono nominati.

Chiese figliali? Dentro sono due oratorii, uno del SS. Rosario, altro di santa Croce, dove è un altro quadro del Bacio. Vi uffiziano due confraternite. Fuori è l’antichissima chiesa della Trinità di Saccargia a distanza di 3/4 di miglio sotto tramontana, e quella di s. Antonio Abate ad un miglio verso greco-levante.

Abbazia di Saccargia. Dal Condaghe di questa che fu stampato più volte, ricavasi che nell’anno 1116 Costantino di Mariano giudice di Logudoro andando con sua moglie Marcusa di Arborea della gente Gunale a venerar la tomba de’ ss. martiri Gavino, Proto e Gianuario, se per loro intercessione ottenesser da Dio rimedio alla sterilità, sorpresi dalla notte nella Ischia di Saccargia, ivi nel riposo videro divinamente tai cose per cui vi fabbricarono una chiesa in onore della SS. Trinità, le congiunsero un edifizio per abitazione a monaci Camaldolesi, e poscia pregarono il Papa per la consecrazione, che comandò a tutti i prelati della Sardegna di portarvisi ai sacri riti. Questi vi convennero, ed erano i tre arcivescovi di Torre, Arborea, e Cagliari, e i vescovi di Sorra, di Bisarchio, di Bosa, di Sulcis, di Castra, di Flumine, di Ploaghe, di Orotelli, ed altri non nominati, con molti abbati, priori, canonici, preti e monaci, la consacrarono, e più veneranda la fecero con gli amplissimi privilegii delle indulgenze poste per li sommi pontefici, e concesse a tutto l’ordine di s. Benedetto, che sono per 19 mila anni, ecc., usando essi pure quelle liberalità, che poterono. Il Mattei crede che i vescovi della Sardegna trovandosi tutti riuniti, avranno conciliarmente deliberato sulle cose, che giovassero alla chiesa sarda; perocchè, secondo l’osservazione del Mansi, cui molto deferisce (Mattei Sardinia Sacra p. 147-48), era solenne ai vescovi, che convenivano alla dedicazione di alcuna nuova chiesa, di celebrarvi sinodi; ed essa avea di ciò grandissimo bisogno, cui nella oppressione sotto i Saraceni, nel tumulto di tante guerre, molto era stato sottratto della antica dignità. Costantino morto in Torre, fu, per sua suprema volontà, trasportato e sepolto in questa chiesa.

Quivi nella domenica della SS. Trinità è la più solenne festa dei Codrongianesi, e concorronvi quattro e più migliaja di forestieri dai dipartimenti vicini e da Sassari.

Agricoltura. Il territorio di questo comune stende-si a tramontana e ad austro sul campo Mela, e sopra il Lazzaro. La feracità dell’uno e dell’altro è certissima, e tanto lodata quanto quella delle migliori regioni del Campidano.

Nella seminagione si spargono stara di grano 1300; d’orzo 200; di fave 100; di lino 60. Nelle valli vicine sono coltivate le erbe e frutta ortensi, col granone. Le vigne sono prosperose, e i vini ordinarii assai pregia-ti. Poca quantità bruciasene per acquavite. Le specie fruttifere più comuni e molte di varie maniere sono pomi, peri, ciriegi, ficaje, meligranati, susini, peschi, mandorli, noci: il totale degli individui non sopravanza le quattro migliaja. Un cinquesimo del territorio è con muriccie distinto in molte proprietà, e in quelle chiudende, che sono dette tanche, alternativamente si semina, e si tiene il bestiame a pascolo.

Pastorizia. Bestiame; manso, capi 1200 tra buoi, vacche, cavalli e giumenti; rude, capi 3500 tra le solite specie. La insufficienza del pascolo, che può aversi in questo territorio, obbliga alcuni pastori di andare nel-l’inverno verso la Nurra. Li porci mandansi nella selva di Giunchi, dove hanno dritto anche i Codrongianesi.

Di selvaggiume; grosso ne troverai, ma non altrove, che nella anzidetta selva; del minuto non in poca copia dentro il territorio. Le pernici e quaglie sono numerosissime; i passeri a sciami immensi.

Acque. Non mancano esse, ma le più non sono potabili, perchè mescolate di sostanze minerali. Il comune provvedesi dalla fonte, che a non più lungi di quattro minuti si trova nella sottoposta valle, se pure, come è frequente negli inverni piovosi, non la opprima e contamini il diluvio del torrente che vi si precipita dalla costa, su cui sono poste le case. Essa è abbondante, e buona comparativamente all’altre, non già alle denominate Teulàdu e Giantòmas lontane di mezz’ora, e onde però si servono i più comodi abitanti di Codrongianos e Ploàghe.

Sotto il fonte di Teulàdu era un podere de’ monaci di Saccargia, siccome dimostrano le rovine, ed ivi andavano i medesimi a respirare un’aria migliore nei tempi più pericolosi, perchè nell’infossamento di Saccargia sarebbero periti, se vi fossero tutto l’anno dimorati, almeno quei che erano avvezzi a un cielo meno grave.

 
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