Carloforte

CARLOFORTE, borgo fortificato della Sardegna nella provincia d’Iglesias e isola di s. Pietro, alla sponda del mare, in mezzo il lido orientale, dove è un seno aperto al primo quadrante. È situato nella latitudine 39° 8' 30", e nella longitudine occidentale da Cagliari 0° 50'.

Dall’epoca dubbiosa del suo disertamento all’ottavo lustro del secolo XVIII, tra i quali termini furon molti secoli, fu questa isola senza popolo, ed il solito luogo di agguato per li barbareschi, onde si lasciavano sopra le navi di commercio che vi si avvicinassero, o sopra la Sardegna a desolarne i lidi. Nel 1621 convocavasi in Cagliari un parlamento straordinario per provvedere a certe fortificazioni in questa e nella sua prossima isola di s. Antioco, che poi non si eseguirono (v. il baron Manno, Storia di Sardegna, anno notato).

Ripopolamento dell’isola e fondazione di Carloforte. Nel 1737 ridondando di popolazione la isoletta di Tabarca, che giacesi di fronte all’Africa a non grandi distanze, venne il caso di dover emigrare, e si prese il partito di supplicare Carlo Emanuele di accettare in alcuna delle piccole isole aggiacenti al suo regno alcune centinaja d’uomini. Il re destinò loro l’isola di s. Pietro, e di essa investiva il marchese Della Guardia D. Bernardino Genoves con titolo e dignità di Duca. Mentre si regolavano le franchigie e condizioni dei coloni, e le ragioni del Duca, le quali a nome degli abitanti di Tabarca riconosceva Agostino Tagliafico, un signore genovese (D. Giambattista Segni) proferivasi di aggiungere alla novella colonia la sua famiglia e alcune persone dipendenti. Nel maggio adunque dell’anno 1738 giunsero i coloni Tabarchini, gente tutta originaria e fin allora dipendente dalla Liguria, in numero di più di quattrocento uomini robusti e di bella forma, con abbondante forni-mento di robe, masserizie, arredi per la pescagione, e instrumenti per l’agricoltura, senza i condottivi dal Segni. Si può bene immaginare che fosse allora questa terra. Pertanto diboscatovi uno spazio sufficiente all’uopo, si cominciò a edificare sur una piccola eminenza le case, e insieme un forte, e ad appellare, compostosi con questo il nome del benefico Sovrano, il luogo Carloforte, gli uomini Carolini. A proteggerli dai barbareschi, che si volean rivendicare una stazione opportuna ai loro ladronecci, mandava il vicerè artiglierie e soldati, a farli prosperare li giovava in tutte altre maniere (vedi il chiarissimo baron Manno (anno 1738) che le principali cose di questa colonizzazione egregiamente descrive). Siccome però gli abitanti, che eran gente di mare, poco amavano di restarsene chiusi in quelle roccie, impresero per maggior comodità a formarsi delle baracche sul lido, le quali più volte divorate accidentalmente dalle fiamme, finalmente permetteva il governo si fabbricassero stanze più perdurevoli; ed ora non restano nel-l’antica dimora che poche famiglie, la guarnigione, i condannati al lavoro, ed i prigionieri. Della prima chiesa parrocchiale non sono che le vestigia, e va rovinando la bastita di s. Carlo. Sulla porta della quale ecco quali sensi furon scolpiti in una tavola marmorea:

INHOSPITAM . INSVLAM LABORIOSA . GENTE . EX . AFRICÆ . ORIS . ARCESSITA VRBE . FVNDAMENTIS . ERECTA CVLTA . ET . INCOLIS . FREQVENTATA IN . PISCATIONIS . ET . COMMERCII . PLAGAM FELICITER . CONVERTIT CAROLVS . EMANVEL . REX CAROLI . MARCH . RIVAROL . PROREGIS CONSILIO . SEDVLITATE QVO . REGNO . ET . EXTERIS OPES . PARARET . ET . COMMODVM

E molto veramente il popolamento di quest’isola conferì all’incremento di s. Antioco; e molto al Sulcis, cui furono grandi vantaggi dal commercio con i novelli coloni.

Era il quinto anno dalla istituzione di questa colonia, quando l’isola di Tabarca, che poteva stimarsi inespugnabile a qualunque vigoroso attacco dei barbereschi, cadde in potere dei medesimi per uno stratagemma in tempo che fungeva le veci di governatore un uomo di grande età e di poca prudenza, e furono quanti vi si trovarono portati in ischiavitù, miserevol gente, in massima parte vecchi, donne e fanciulli; chè gli uomini di forza per sorte o per disgrazia ondeggiavan sull’alto a trarne i coralli. Il re Carlo Emanuele restava commosso dalla disgrazia de’ miseri, che perduta aveano la libertà, e dal dolore dei parenti, che perduto aveano i loro cari; e veduto che la repubblica di Genova, cui dovea spettare di procurare la loro salvezza, non se ne dava alcun pensiero, intese a redimerli, e li redense, ricevuti i più in iscambio di schiavi maomettani, gli altri a certa sopramisura per la generosità del Bey Alì. Dai quali (in numero di 120) fu un nuovo incremento a Carloforte (v. all’anno 1750 il sullodato baron Manno). La memoria di questo riscatto con tanta pietà del re, e maggior incremento della colonia, serbasi durevole entro la popolazione per un monumento marmoreo erettovi nel 1788, che è una statua colossale dell’Augusto in paludamento reale e con l’altre insegne della maestà sovrana, cui da un lato un uomo, dall’altro una madre col figliuolino sottogiacciono incatenati. Sorge nel centro della piazza della marina sopra un gran piedestallo a due faccie, del quale è a leggere queste scritte.

A fronte: REGI . CAROLO . EMMANUELI FORTISSIMO . PRINCIPI OB . EXIMIAM . CLEMENTIAM QVA . TABRACANOS . METV . AFRICANÆ . SERVITVTIS . EXTORRES CASTRO . SVI . NOMINIS . CAROLINOS IN . INSVLA . SANCTI . PETRI . EXTRVCTO IN . FIDEM . RECEPIT ET . MVNERIBVS . AC . PRIVILEGIIS . ORNATOS IMMVNES . AB . OMNI . TRIBVTO . DIV . SERVAVIT COLONIA . TABRACANA CONDITORI . SVO ET . ALBERTVS . GENOVESIVS DVX . INSVLÆ MONVMENTVM . EX . SOLIDO . MARMORE FIERI . CENSVERVNT ANGELO . SOLARO . PROREGE

A tergo: REGI . CAROLO . EMMANVELI PIO . FELICI . AVGVSTO . PATRI . COLONIÆ . TABRACANÆ QVOD . CETEROS . TABRACÆ . INCOLAS A . BARBARIS . E . PATRIÆ . SINV . IN . VINCVLA . ABREPTOS DIVQVE . MISERA . SERVITVTE . PRESSOS MISSO . TVNETVM . VIRO . DILIGENTISSIMO REDIMENDOS . CVRAVERIT ATQVE . HIC . CVM . SVIS . DEGERE . INDVLSERIT GENS . VNIVERSA ET . ALBERTVS . GENOVESIVS DUX . INSULÆ . SANCTI . PETRI STATVAM . ET . SIMVLACRA . SERVITVTIS . RELEVATÆ CVM . TITVLIS . ET . OMNI . ORNAMENTO FECERVNT . AN . MDCCLXXXIII CAROLO . FRANCISCO . THAONE . PROREGE

Nel 1793 i carolini non parteciparono della gloria, che gli altri sardi si ebbero per la fedeltà al re e per le maravigliose prove, con cui essa fu testata. Non avendo consentito, che il comandante De-Nobilis facesse resistenza, non che si offrissero di ajutarlo, questi, inchiodato i cannoni del castello, ritirossi in Sardegna con la guarnigione; ed i francesi vi entrarono addì 7 gennajo. La impresa, che prima fecero quei repubblicani, fu di abbattere e seppellir nel lido la statua del gran Carlo, vedendo nè potendo impedirlo essi, nei quali erano state conferite tante grazie. Senza la quale furono loro altre cause di dolore e di vergogna da non rammemorarsi. Ma infine, dopo pochi mesi, soprassaliti i francesi da D. Luigi Borgia forte di tutte l’armi del re cattolico prima in s. Antioco poco dopo nell’isola, furono beati i carolini di ritornare sotto la paterna autorità del re di Sardegna, e pronti a restituire nel-l’antico seggio il monumento del generosissimo loro benefattore.

 
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