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Cargièghe

CARGIÈGHE [Cargeghe], villaggio della Sardegna nel distretto di Ploàghe della provincia di Sassari. Comprendevasi nell’antica curatoria di Figulina del Logudòro.

Siede in un sito non molto eminente sul campo Mela, e a distanza a ponente della strada centrale di non più di mezz’ora, ove godesi da greco a scirocco per levante d’un bell’orizzonte, e poco soffresi dai venti australi per un colle che si distende a impedirli. Non però il clima è de’ migliori, chè vi regna grande umidità, e per la esposizione a levante, e per le acque. Nè l’aria è da lodar assai.

Componesi di case circa 110. Nel 1835 vi abitavano famiglie 103, che davano anime 415; nacquero 24, morivano 18; si celebrarono matrimoni 5.

Avvi ben pochi che conosca quelle dell’arti meccaniche, che sono più necessarie. Lavorasi in circa 70 telai. Pochi fanciulli si educano nella scuola primaria.

La parrocchia di Cargièghe comprendesi nell’antica diocesi di Ploàghe, ora unita alla Torrense. La chiesa principale è dedicata a S. Quirico, dove altro non è da rimarcare, che una tela figurativa della sacra famiglia, la quale pretendesi di buono stile. Alla cura delle anime è preposto un elettore con l’ausilio d’un viceparoco.

Esistono due sole chiese figliali, una nel paese denominata dalla Santa Croce, e uffiziata da una confraternita; altra nella campagna sotto la invocazione di S. Maria. Festeggiasi con pompa solo per lo titolare della parrocchiale. Il cimitero è contiguo a S. Croce.

Agricoltura. Si semina star. di grano 640, d’orzo 150, di fave 50, di legumi 20, di lino 30. Le terre sono fecondissime. Quanto de’ cereali sovrabbonda ai bisogni smerciasi in Sassari. I terreni chiusi possono computarsi della capacità di star. 18. Le vigne producon bene, e vi prosperano gli alberi fruttiferi.

Il bestiame è in piccol numero: buoi per l’agricoltura 100, vacche ammansite 50, cavalli 100. Nel suddetto anno il bestiame rude nelle solite specie sommava a capi 2050. I pascoli pubblici sono altrettanto spazio che i terreni delle vidazzoni, che si dicon capaci di star. 1260, non compresavi la parte che quei di Cargieghe hanno con i Florinesi e Codrongianesi nel ghiandifero di Giunchi.

Di selvaggiume non è notabil copia; e mancano le specie maggiori cervi e daini. Ti compensan però le pernici, quaglie, ed altre specie gentili di volatili.

I colli calcarei protesi da maestro a scirocco per ponente, e detti Giorrè, hanno molte scaturigini che bene irrigano li sottogiacenti terreni. Gli abitanti bevono dalla fonte Runache a 20 passi dal paese.

Acque di S. Martino in Campo Mela. Sono esse fredde acidule leggermente ferruginose. Secondo analisi del prof. Cantù, riferita dal cav. Della Marmora, vi si riconobbero le seguenti sostanze. Gaz acido carbonico, idrogeno solforato, azoto, ossigeno, calce carbonata, soda carbonata, magnesia carbonata, ferro carbonato, soda solfata, soda carbonata, selce, materie vegeto-animali.

La virtù di queste acque in molte malattie, per cui sono prescritte dai medici, è contestata da stupende guarigioni. Duole il vedere come non siasi ancora potuto eseguire il bel divisamento di uno stabilimento, dove gli ammalati potessero star comodamente. Nella condizione attuale del luogo nè un terzo degli ammalati, cui queste acque gioverebbero, può profittarne; però che non v’ha nè una capanna, dove ricoverarsi, e in certi tempi deve assai temersi della malignità dell’aria; in tutti della troppa umidità notturna.

Tre ruscelli scorrono per le terre di Cargieghe, e sono Riu-de-montes, Badde Saìna, e Rio di S. Pietro. I due primi mancano nella estate; il secondo entra nel terzo.

Restano due soli norachi, e li troverai nel Campo Mela un detto de sa Tua a ponente della strada centrale, che fu in gran parte demolito; l’altro nell’altra parte detto di S. Maria e del fiume de Montes, che fu poco offeso.

Dei dritti baronali non serve fare spiegazione. Questo comune e territorio fa parte della Baronia di Ploaghe.

 
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