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Calangiànus

CALANGIANUS antic. CALANIANUS, villaggio della Sardegna nella provincia e distretto di Tempio. Si comprendeva nel dipartimento Gèmini Josso, dell’antico giudicato della Gallura. Giace a’ piè di alcuni colli in esposizione a tramontana e a ponente. Il clima è temperato, non però in mezzo l’inverno, quando spira il borea, e il tempo mettesi a neve. Fumavi talvolta la nebbia, ma non è causa di male.

Della popolazione una parte è raccolta nel paese, l’altra dispersa nelle varie cussorgie del territtorio. In quella si numerano anime 1060 in famiglie 300; in questa 960 in famiglie 260. Si celebrano nell’anno 15 matrimoni: nascono nel paese 40; nella campagna, 30: mujono in quello 25, in questa 12, e intendasi quando alla natura non coopera nel furor delle inimicizie la vendetta. Le ordinarie malattie sono infiammazioni, massime di petto, e febbri periodiche. Il loro vitto è frugale, e si meschia con le carni e coi latticini. Il periodo della vita è generalmente ai 60 anni.

I Calangianesi nel personal portamento sbadato, e notevolmente languido, nella pronunciazione oltre il decoro aperta ed allungata, offrono certo carattere di bonarietà, che per ciò che parea la stessa scempiezza si collocavano tra gli uomini sgangherati; da che in molti fu causata una maliziosa diffidenza. Studiosi di lucro trafficano i loro panni lani e lini nel proprio e ne’ dipartimenti di intorno. Alle stesse lettere per avarizia più tosto che per amor del sapere e della lode sembrano applicarsi: se non che poi è in essi osservato certo costume assurdo, che dove siansi acconciati per un congruo emolumento, ei non si lascierebbero allettare da speranze più belle. Sarà questa insolenza da una transazione dell’infingardaggine con l’amor del denaro. Il malo spirito di vendetta influisce con egual violenza in questi, come negli altri galluresi (V. l’art. Gallura).

Non pochi di questi popolani travagliano, comechè con poca arte, alla fabbricazione di mattoni e tegoli. Le altre persone meccaniche (falegnami, muratori, fabbri ferrari e armaroli) non sono in là di 30. Le donne lavorano in circa 300 telai.

Nella scuola di istruzione elementare concorrono 30 fanciulli. Un buon sacerdote legava una frazion del-l’asse allo stipendio d’un maestro per la grammatica latina e rettorica.

Comprendesi questo popolo nella giurisdizione del vescovo di Civita, od Olbia. La chiesa principale appellata da s. Giusta v. e m. consecravasi nel 1738. La cura delle anime è data ad un vicario perpetuo, nella quale gli assistono altri due sacerdoti. Sono quattro chiese minori, gli oratorii, uno di s. Croce, altro della Vergine del Rosario ai fianchi della parrocchiale, un terzo sotto la invocazione di s. Anna, e finalmente la chiesetta del piccol convento dei cappuccini, dove soglion convivere sacerdoti 5, e quando facciasi lettura di filosofia o teologia cherici 10, in altro caso 4, laici 6, terzini 4. Suonavi tuttora la fama di alcuni religiosi calangianesi, ed è molto onorata la memoria di un fr. Antonio, che alle prelature dell’ordine ebbe aggiunto il titolo di qualificatore del s. uffizio di Sassari, e di commessario apostolico, del quale lodato per santità è stato detto che pronunziasse dal pulpito al popolo di Sassari la sua morte avvenuta addì 20 marzo 1742.

Le principali feste ritornano per b. Lorenzo da Brindisi, e per s. Isidoro Agricola. I concorrenti vi godono dei soliti spettacoli. Nel 1835 non si era tuttora formato il campo santo, e la chiesa, massime nella state, era contaminata da sì copiosa espirazione di mefite dalle mal suggellate tombe, che conveniva fuggirsi per non aver male.

Nella campagna troverai sei chiese rurali: s. Paolo primo eremita verso ostro a 2 miglia; s. Leonardo a tramontana miglia 4; s. Antonio abbate a tramontana miglia 6; s. Bacchisio ad ostro miglia 6; s. Giacomo, e s. Giambattista ambe a tramontana miglia 14. Sono tutte di stile antico, salvo l’ultima che fu riformata. Caddero le chiese di s. Margherita e di s. Sebastiano non lungi al paese verso ponente, e quella più prossima di s. Nicolò e s. Maria, di pochi passi distante, dove secondo rivelazioni, che asseriva aver avute un frate venerato per santità, si credono sepolti i corpi di Cesareo e di Usarida, che fra i tormenti confessaron Cristo sotto la presidenza di Barbaro.

Agro. Grande è la superficie del territtorio attribuito a questo comune dopo essersi estinte le altre popolazioni che lo coltivavano. L’abitazione è mal situata in una estremità del medesimo. Spendonsi nella seminagione starelli di grano 350, d’orzo 320, e l’ordinaria fruttificazione è al decuplo; di fave e fagiuoli, di tre varietà, tanto che il prodotto sia non più della sufficienza alle famiglie. Negli orti sono coltivate latuche, cipolle, rape coi porri citriuoli, ravanelli, cavoli, cardi ec. Il freddo nuoce al lino, e poco però se ne ottiene. Le vigne prosperano, e da molta copia e varietà di uve cola tanto vino a poterne somministrare ad alcuni paesi d’intorno, dell’Anglona pure e del Montacuto; se ne distilla eziandio dell’acquavite, e questa pure in quantità maggiore del solito consumo interno. Le specie dei fruttiferi, con poche varietà, sono castagni, fichi, peri, pomi, susini, ciriegi, pini ec. Il totale non sopravanza li 4000 individui.

Chiudende. Una piccola porzione superficiaria è chiusa per pascolo del bestiame domito.

Monti. Sorgono più degli altri i denominati Monti-di-pinu, Macciu-mannu, Sarra-di monti, Monti-Saùrru ec.; di roccie sono generalmente granitiche, e tra queste di altre masse eterogenee, colorate quali in nero, quali in rosso. In quelle rupi trovasi molta oricella, che si mette nel commercio con lucro.

Selve ghiandifere. Coprono esse grandi spazi. Le specie dominanti sono lecci e soveri. Dalla corteccia di questi or si ha un vantaggio non tenue.

Strade. Le sperimenterai alpestri, e non potresti carreggiarvi per molti e lunghi tratti. Nell inverno sono rotte da’ fiumi, e in modo, che spesso sia pericoloso tentarne il guado.

Malviventi. I luoghi selvaggi sono opportunissimi a cotal ciurmaglia. Tra cui passan sicuri i viaggiatori, però che non per vile spirito di ladroneggiare, ma per diffidenza che abbiano della giustizia, consci di alcun delitto, che suol essere di vendetta, essi si aggirano nelle selve.

Bestiame manso e rude delle persone sedenti nel paese. Buoi 450, vacche 1200, cavalli 150, cavalle 200, porci 1300, giumenti 100, capre 1500, pecore 1000.

Pastori. Del numero delle anime e famiglie stanziate nelle cussorgie si è già detto. Gli stazzii (distretti frazionarii delle cussorgie) sono a pareggiarsi alle famiglie. Non però in tutti hannosi greggie ed armenti; chè restano alcuni per la sola abitazione, e per praticarvi un po’ di agricoltura, i cui frutti se siano insufficienti al bisogno, ei vi suppliscono o per la carità altrui, o per propria mala industria. Il totale delle bestie che si educano nelle specie suddette può ascendere a capi 16,000. Sulla pratica benefica della punitura, ond’è a’ miseri che soffriron danno un mezzo di ricostituirsi un capitale (V. articolo Gallura).

Tra le malattie che frequentemente attaccano le greggie, e gli armenti, quella è più micidiale, che dicono abatura, e che si prende in aspirar da quelle acque ferme, che i pescatori infettarono con la lua per attossicare le trote e anguille. Cosa possono le leggi in questi deserti? Restano i pastori per tutto l’anno nelle cussorgie dove hanno case e capanne, e sono ben pochi che vadano nel paese a passarvi in ozio il settembre e ottobre. Fanno un mediocre commercio, e spesso di contrabbando, vendendo delle bestie vive o macellate, lardo, formaggio, lane, pelli, cuoie.

 
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