Cagliari, capitale del regno

CAGLIARI, capitale del regno di Sardegna, una delle più antiche città dell’Italia.

È situata sul lido meridionale dell’isola alla latitudine 39° 13', e longitudine (da Greenwich) 9° 6'. Donde sorge sopra la collina, la quale nel suo punto culminante non sorpassa i metri centododici. Sì questa, come le altre prominenze già notate (art. Cagliari provincia) si riconoscono d’un calcareo bianco giallognolo distinto dai geologi sotto la denominazione di calcareo di terza formazione, che il cavaliere Alberto Della Marmora ravvisava a quello somigliantissimo che apparisce in quasi tutte le sponde e terre del bacino del mediterraneo; anzi perfettamente identico eziandio per fossili compresivi con quello de’ terreni terziari del Piacentino, dell’Astigiana, di Montemario in Roma, e più regioni della Sicilia, delle Baleari, della Betica, di Montpellier, e di altre regioni della Francia meridionale; siccome della costa di Barberia. Due, secondo il soldato Cavaliere, sono i fenomeni geologici del territorio di Cagliari: 1.º la breccia ossosa di Monreale (nella massa di Monvolpino ed eminenza sopra Bonaria), dove è ad esser veduta una non numerabile quantità d’ossa d’alcuni rosicanti, e sarieno questi topi hagoncis ecc., cui quelle sono inframmischiate di alcuni carnivori, cani, volpi ecc., con altre di buoi, cavalli, daini, rettili, uccelli ecc. Trovasi questo miscuglio nei fendimenti e intervalli delle roccie, ed in alcune spelonche a circa metri 45 sul livello del mare, ed offre quasi le stesse sembianze delle congeneri di Ce-rigo, Palermo, Gibilterra, Ceuta, Pisa, Nizza, Antibo, che non altrimenti si ritrovano presso le sponde del mare: 2.º le conchiglie suffossili con frantumi di terraglia cotta, e di altre opere di industria umana, che si posson oggidì vedere a metri 50 sul livello del mare

(V. la lettera dell’anzimenzionato ch. Cavaliere nel Journal de Gèologie, tom. 3, pag. 309). Nel museo della regia università tra i pezzi di pietrificazione se ne vedono che furono riconosciuti per ossa di elefanti. Le quali mentre sono notate siccome appartenenti alla collina della città, avvi perciò qualcuno cui pare ravvisarne un ricco acervo in una roccia calcarea sotto il casino-Massa (vedi pag. 75, e seguenti [pag. 77e ss., N.d.R.]).

Non è presentemente nella catena cagliaritana altra scaturigine alla superficie, che quella la quale nel promontorio di s. Elia sorge poco più che al livello del mare, cui subito si mesce. Fu mestiere ricercar l’acque scavando profondamente, salvo nella falda settentrionale del detto promontorio presso la chiesa di s. Bartolomeo, dove fu trovata presso al livello del mare. Le acque dei pozzi altissimi della parte superiore della città (il Castello) sono lodate come buone, fuorchè dai chimici, che se lor piaccia, saranno ordinate tra le minerali. Non pertanto sono bevibili, e da ciò più di quelle pregiate che somministrano l’altre vene che in generale sono salmastre e pesanti. Dentro alcune caverne raccogliesi dell’acqua per lo stillicidio, ma quanti vi potrian dissetare?

Gli stagni e laghi dei quali si è fatto cenno nel prospetto della provincia comprendono una gran superficie. Il maggiore, che vedrai a ponente ha una circonferenza di 20 miglia, ed una superficie di circa 10 quadrate. Sono in esso alcune terre che poco si levano. La maggiore, che dicesi sa Ilèta (l’isoletta) lunga metri 1700, con la larghezza media di 750, in distanza dalla Scaffa di 1420, e da s. Gilla di 1000. Le altre sono Subefradi lunga 900, larga 130: Reupodda lunga 100, larga 80: Ischèras lunga 40, larga 25: Is cadennas lunga 25, larga 12. Alla parte di levante il Molentargiu ha una circonferenza di 8000, con una figura quasi ovale in lungo 2700, in largo 1900, in distanza dalla città 1650. Il Marestagno ha una circonferenza di 15600, con una lunghezza di 7000, e larghezza compensata di 650. Il lago Palmas tra Pauli e Pirri è lungo 1270, e largo compensativamente 110, in distanza dalla città di 3100. Hanno tutti poco fondo, e meno degli altri questi due ultimi.

Dai dati della latitudine, topografia, ed esposizione potrassi incominciare la cognizione del clima della città: or diremo della temperatura, elettricità, e di tutte l’altre variabili condizioni atmosferiche.

Barometro medio

anno 1833 1834 anno 1833 1834
Gennajo 75,78 75,78 Luglio 75,61 75,57
Febbrajo 75,52 75,82 Agosto 75,51 75,61
Marzo 75,02 75,82 Settembre 75,39 75,92
Aprile 75,30 75,40 Ottobre 75,42 75,92
Maggio 75,67 75,63 Novembre 75,44 75,45
Giugno 75,52 75,94 Dicembre 75,79 75,87

Termometro medio anno 1833 anno 1834

 
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