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Bulzi

BULZI o BULCI, villaggio della Sardegna nella provincia di Sassari, distretto di Nulvi, tappa (officio d’insinuazione) di Sassari. Si comprende nell’antico dipartimento oggi principato di Anglòna.

È situato a piè del monte, e consta di case 160. Le strade sono irregolari e spesso fangose, e si hanno a vedere a tutte le parti onde si esce dei grossi letamai.

Il clima è temperato. La ventilazione è impedita quasi per un quadrante d’orizzonte. Non è rara la nebbia, nè innocua. L’aria è malsana.

Pochissimi esercitano qualche arte, non contandosi che alcuni muratori, e ferrari. Le donne lavorano in circa 50 telai.

Alla scuola normale non più accorrono, che 15 fanciulli.

Questo popolo è dentro la giurisdizione ecclesiastica ampuriense.

Sono nell’abitato tre chiese: la principale consecrata al martire s. Sebastiano, in cui hanno la cura delle anime due preti, il primo col titolo di vicario; l’oratorio della s. Croce, e altro della Vergine Addolorata. I frutti decimali in anni di fertilità non sono meno di starelli 210 di grano, 50 d’orzo, 10 di fave, 400 manipoli di lino, 1800 pinte o litri di mosto, e 30 capi di bestiame minuto, negandosi ora altra prestazione nelle rimanenti specie sì animali che vegetali.

Fuori del paese sono altre tre chiese tra le quali è degna di special menzione quella di s. Pietro delle Immagini, distante dal popolato un miglio e mezzo. È di antica architettura, e competentemente capace, conciossiachè possa capire sette od otto centinaja di fedeli. Vi sono due cappelle una in onore di s. Pietro, l’altra del Crocifisso, che sta con altre tre immagini (pitture in tavola), rappresentanti la Nostra Donna dal Rimedio, s. Giovanni, e s. Maria Maddalena. Il crocifisso credesi opera di buon pennello, ed è oggetto di molta religione ai popoli vicini. Nella solennità del-l’Ascensione vi concorrono le confraternite di Lahirro e Martis con quelle di Bulzi, vi si aduna un numero grande di devoti, si fa gran festa e si corre il palio. È tradizione che nel medio evo fosse questa chiesa con-giunta ad un monistero di Maurini, del quale veramente compariscono ancora le vestigie. Pretendesi inoltre che sia sotto la chiesa un vacno, dove si conservino cose pregevoli e interessanti, e abbiasi un piccolo santuario. Avrebbero alcuni voluto spiarvi, ma fu interdetto dall’autorità ecclesiastica.

Il censimento parrocchiale del 1833 riferiva anime 590 in famiglie 150. Nascono ordinariamente 20, muojono 12, e si celebrano quattro matrimoni. Vivesi frugalmente, e si usa molto di erbe e legumi.

Vi dominano di preferenza le gastriti, le febbri periodiche, le ostruzioni viscerali, e le idropi.

L’estensione territoriale dei Bulzesi non è maggiore di 6 miglia quadrate. È in gran parte sabbioso, e paludoso; però molte regioni sono fertilissime, onde vi predomina la cultura delle biade.

La dotazione del monte per l’agricoltura fu stabilita di starelli di grano 1750, di lire 797. 12. Nello stato del 1833, il fondo granatico si misurava di starelli 1510, il nummario di lire 144. 15. 5. Ragguaglia lo starello e litri 49,20, la lira a lire nuove 1. 92.

Si semina ordinariamente starelli di grano 750, d’orzo 250, di lino 50. Quando sia molta fertilità si lucra il decuplo del seminato.

Le vigne tra grandi e piccole sono 60. Quando le uve maturano, il vino riesce di pregio. In anni ubertosi si ottiene di mosto litri circa 15,000.

Gli alberi fruttiferi in complessione non superano il migliajo. Le specie sono peri, fichi, pomi, e in maggior numero i mandorli.

Dal lentisco traesi olio, e la quantità và intorno a 1500 litri.

Mancasi di ghiandifero, e appena in tutto il territorio si potranno annoverare duecento quercie. Man-casi pure di legna pel fuoco, e conviene che vadasi a tagliar nel Sassu.

Le chiudende non sono più di 40, e la superficie compresa forse non riceverebbe 400 starelli di semenza.

Non si hanno fonti nè dentro nè fuori del paese. Invece sono in molte regioni pantani e paludi, che facilmente si potrebbero asciugare. Passa in questi campi il ruscello Silànis nato dalle celebrate fonti di questo nome, nel quale guizzano in molto numero anguille e trote. Confondesi presto nel fiume Tisiennàri.

Allevano i Bulzesi vacche 200, buoi da lavoro 140, capre 150, pecore 600, porci 40, cavalle rudi 70, cavalli mansi 50, giumenti 50.

I cacciatori ricercherebbero invano in questo territorio alcuna selvaggina grossa, ci troverebbero invece volpi, lepri e martore, e in gran copia pernici, colombi, quaglie, merli, tordi, anitre, ecc.

Sono entro i limiti del Bulzese dodici norachi, due dei quali (nuraghe ruju e nuraghe Bonòra) meno offesi degli altri.

Il Fara fa menzione del castello di Bulzi, che fin dal suo tempo (an. 1580) era diroccato. Sorgeva tra questo ed il paese di Lahìrru non lungi dalla chiesa di s. Pietro delle immagini, sopra una mediocre eminenza tagliata intorno alla sommità. Dicesi costrutto dai Malaspina verso il secolo XIV. Chi sa, se mai abbia provato qualche urto ostile, e quando sia stato distrutto, o abbandonato o lasciato cadere. Ora non rimangono che poche vestigie e la cisterna.

Tre strade muovono da Bulzi, una comunale a Pèrfugas, distante 2 miglia; altra che porta a Sèdini (strada reale), distante 2/3 di miglio, a metà della quale nasce altra comunale a Lahìrru, distante 2 miglia.

Includesi questo comune nel feudo e mandamento di Anglòna. Per le prestazioni feudali, vedi Anglona. La curia è stabilita in Nulvi.

 
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