Boroneddu

BORONEDDU, anticamente BORENE od ORENE, villaggio della Sardegna, nella prov. di Busàchi, distr. di Ghilarza. Comprendevasi nell’antico dip. di P. Cièr superiore o Canàles, porzione dell’antica regione o curatoria di Guilcièri dell’Arborèa.

Componesi di 50 case. Tiene a levante Tadasùni in distanza di minuti 20. Soddì a greco, in distanza di mezz’ora. Ghilarza a maestro, in distanza di minuti 40, per istrade non carreggiabili.

È situato in una valle, e vi resta esposto ai venti del levante. Il clima è freddumido d’inverno, caldo eccessivamente di estate. Vi nevica di raro, ma è frequente la gragnuola. Nuoce molto la nebbia, che in alcune stagioni vi si addensa, e gli abitanti sono macilenti, di cattiva ciera, e di continuo tormentati da flussioni agli occhi ed al petto.

Sono soggetti negli affari di giustizia alla curia di Sèdilo, capo-luogo del mandamento, e negli affari ecclesiastici al vescovo di Bosa.

La scuola normale conta 6 fanciulli.

La parrocchiale fu dedicata a s. Lorenzo, ed è nel confine dell’abitato. Il parroco si qualifica vicario perpetuo, ed è solo nella cura delle anime. Sonovi due chiese figliali, una quasi nel centro del paese, appellata da s. Cecilia; l’altra campestre, dal santo Salvatore, e distante mezz’ora verso ponente. Questa, col territorio del distrutto villaggio, di cui pare sia stata parrocchia, fu concessa al popolo di Orene nel 1551, quando si diede a Ghilarza s. Michele de Urri, e a Tadasuni il territorio della distrutta popolazione di Bobrèle o Boèle. Erano altre tre chiese rurali nel borenese: s. Gavino verso ponente, s. Maria a maestro, e s. Pietro a greco, e le rovine, che veggonsi intorno, fan sospettare vi fossero anticamente piccole popolazioni.

La principale sacra solennità è in onore del titolare.

Il cimitero, o camposanto, è contiguo alla parrocchiale, all’estremià meridionale dell’abitato.

Si sogliono celebrare all’anno uno o due matrimoni, nascono 6, muojono 8, in guisa che il numero va riducendosi a zero. Le malattie frequenti sono febbri intermittenti semplici e perniciose, e infiammazioni.

Vi sono circa 40 famiglie, e 205 anime (an. 1833).

L’estensione territoriale si può valutare di circa 6 miglia quadrate. Il monte di soccorso per l’agricoltura ebbe di dotazione starelli di grano 200, e lire 188. Nel 1833 il fondo granatico fu trovato di starelli 250, il nummario di lire 63. 2. 3. Ragguaglia lo starello a litri 49,20, la lira a lire nuove 1. 92.

La terra è molto adattata ai cereali, ed alle civaje. Quelli posson fruttificare il 10, questi il 6 o l’8. Si suol seminare all’anno da 400 starelli tra grano, orzo e fave. I ceci sono coltivati a preferenza degli altri legumi. Le vigne vi prosperano, ma non in maggior numero di 30. Il vino è bianchiccio e di buon gusto, però facilmente inacidisce nella estate. Vendesi quindi porzione del mosto ai ghilarzesi, dai quali si compra acquavite, rosolii, ec. Vi si semina un po’ di lino con qualche profitto.

Pochi alberi fruttiferi si coltivano, e le specie più comuni sono peschi, prugni, e fichi. Nella selva si possono annoverare circa quattro mila quercie, le quali somministrano più di quel che bisogni al bestiame porcino del paese.

Si computano in tutto il borenese, tra maggiori e minori, cento chiudende, che occuperanno un terzo della superficie, alcune delle quali servono alla pastura, altre alla pastura e insieme ala agricoltura.

Si educano tre soli branchi di pecore, ed ogni branco avrà capi 50, tra buoi e vacche mannalìte capi 80, porci 70, giumenti 20.

Sono a tanto cresciute le volpi, che entrano nel-l’abitato a farvi strage di pollame. I colombacci e le pernici vi sono assai numerosi.

In tutta l’estensione del territorio non si trovano più d’otto sorgenti. La principale è presso la chiesa di s. Cecilia.

Solcano queste terre due ruscelli, il primo a tramontana, e in distanza di sette minuti scorre da ponente a levante a versarsi nel Tirso. L’altro prende origine da maestro, e va ancor esso nel Tirso.

Vedonsi gli avanzi di sei norachi.

È questo comune uno dei villaggi costituenti il contado di Canàles, paesi tutti meschini per la gravezza delle imposizioni feudali. Per le medesime, vedi Canàles dipartimento.

 
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