Pagine Sarde Logo 
Lo cerchi in Sardegna? Lo trovi su Pagine Sarde!
PagineSarde.it
 

Bessùde

BESSUDE, anticamente BISSUDA, villaggio della Sardegna nella prov. di Sassari, distretto di Codrongiànos, tappa (off. d’insin.) di Sassari. Apparteneva all’antico dipartimento di Cabuabbas.

È situato a piè del monte Pèlao in una concavità, esposto a ponente e tramontana. Il totale delle case è di 150, disposte lungo vie irregolari, e non selciate. Le strade vicinali che portano ai paesi dell’intorno sono impraticabili a vetture, e pericolose pure ai cavalli: la prima accenna a Tièsi, dove giugne dopo percorse quattro miglia, l’altra a Bànari distante tre, la terza a Sìligo, di quasi eguale lunghezza, e per una od altra di queste due a Sassari, distante ventidue miglia. Potrebbesi facilmente entrare in comunicazione con la strada provinciale d’Alghèro, per un piccol tratto di lavoro, e quindi con la centrale.

Il clima è poco da lodare e per la umidità che cagionano l’acque che scorrono per l’abitato, e per le pestilenti esalazioni che svolgonsi dalle immondezze stagnanti in alcune parti, e dai letamai, e per lo calore che vi si raccoglie nella estate quando non soffiano i venti che vi hanno libero il flusso.

Regnano di primavera e di inverno le infiammazioni, nell’estate e autunno le febbri periodiche, le diarree, le dissenterie.

Antico e assai popoloso essere stato questo villaggio rilevasi dalle vestigie di abitazioni che veggonsi oltre la periferia dello spazio attualmente occupato. È tradizione fosse distrutto dalla peste nel cadere del XVI, e poscia ripopolato da alcuni uomini delle vicine terre di Ibilis e Sustàna ora deserte; la prima delle quali riconoscesi nel sito ove oggidì rimane in piede la chiesa di antica struttura di s. Maria de Nuràghes, a ponente in distanza di mezzo miglio, l’altra distava due miglia, quante ne corrono al luogo dove sono visibili le fondamenta di tre chiese, che sappiamo fossero dedicate una a s. Nicolò di Bari, altra a s. Lorenzo martire, la terza a s. Pietro. Tra le rovine di queste due popolazioni trovano i contadini monete erose, e specialmente puniche, e delle corniole finissime.

La maggior parte dei bessudesi dà opera alla coltivazione, un piccol numero attende alla pastorizia, ed alcuni pochi si esercitano nelle arti meccaniche di prima necessità, sebbene sia da dire, che come sanno meno di queste, e meno tempo vi impiegano che nella agricoltura, così piuttosto nella classe degli agricoltori che negli altri mestieri debbansi computare. Nella tessitura impiegansi circa 140 telai.

L’istruzione normale è ben sistemata, nè vi intervengono più di 20 fanciulli.

Questo popolo è sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Sassari, come vescovo di Sorreo.

La chiesa parrocchiale è denominata da s. Martino vescovo. Fu fabbricata nel 1620 quando si dovette abbandonare l’antica di s. Leonardo, che fuori del paese oggi si vede rovinosa. Il parroco si qualifica vicario perpetuo, e gli assistono uno o più coadjutori. I frutti decimali costituiscono la prebenda del decano della cattedrale di Sassari, seconda dignità di quel capitolo, eretta dal papa Giulio III l’anno 1551. Ammirasi in questa chiesa il quadro, dove è rappresentato il famoso atto eroico di s. Martino, che sembra di buona scuola, ed i simulacri dell’Assunta, e del Redentore, opere di cui ignoransi gli autori, i quali però sono creduti di molto merito. Le chiese filiali sono quattro: s. Croce nel paese, e le suddette, queste erano s. Leonardo presso al popolato, dove è il cimitero, e s. Maria de Nuraghes; inoltre altra distante circa un miglio, e dedicata a s. Teodoro. Sette sono rovinate, una di esse appellata da s. Barbara, altra da s. Sisto, distante dall’altra circa 100 passi, le tre chiese di Sustàna, quella che trovasi in Pumari, ove osservansi alcune sepolture, ed una caverna di 5 stanze; e finalmente quella di s. Giorgio di Campo-lungo.

Nel censimento parrocchiale dell’anno 1833 si conobbe esser le famiglie 135, le anime 634. Nascono per l’ordinario nell’anno 25, muojono 20, e si celebrano matrimoni 5.

Sono coscritti al battaglione di Tièsi dei corpi miliziani-barracellari uomini 27.

L’area territoriale è ristrettissima, ned è maggiore di miglia quadrate 5, compresovi un piccolo ghiandifero. Di questa estensione sottraggasi il terreno demaniale che consiste nella parte del pianoro del Pèlao, che resta entro questa giurisdizione, ed i terreni incolti, che equivalgono ad una superficie, capace di star. 2223, ed avrassi la grandezza del territorio di spettanza particolare che potria contenere star. 1350.

L’azienda agraria, la cui dotazione fu di star. 700, e lire 991, fu nel 1833 trovata avere per fondo granatico star. 100, per fondo nummario lire 64.7. Ragguaglio lo star. a litri 49,20; le lire sarde a lire nuove 1.92.

Si semina star. di grano 560, d’orzo 56, di fave 40, di lino 60. La fruttificazione ordinaria del grano va al cinque, gli altri generi rendono qual più, qual meno.

L’agricoltura è in pessima condizione per molte cause. La principale tiensi essere la scarsezza dei buoi da lavoro, non essendo possibile che ai soli benestanti tenere più coppie, mentre manca il pascolo, e manca il prato comunale che non si è mai voluto assegnare dal barone. Le vigne sono 85, la maggior parte divise e suddivise, onde anche i poveri hanno la piccola loro proprieta.

I prodotti dell’agricoltura che sono i soli che portansi nel commercio dei bessudesi, per l’ordinario si spacciano in Sassari.

Le specie dei fruttiferi sono olivi, peri, pomi susini, noci, nocciuoli, mandorli, fichi, persici, cotogni, meligranati, sorbi, giuggioli, gelsi, agrumi. In totale sommeranno a 9000 individui.

Il bessudese è tutto montuoso con piccole vallate, ed ha porzione nel Pèlao. In questo monte passa la linea di demarcazione dei due dipartimenti Cabuabbas e Meilògu. Sono alle sue falde cinque popolazioni, fra le quali Bessùde posta al suo maestrale, e la circonferenza si può valutare a 20 miglia. La di lui superficie è divisa in quei cinque comuni, e tocca a Bessùde la parte più amena e più ampia. Le parti inferiori sono coltivate a viti, onde hannosi vini molto riputati; vi sono pure in gran numero sparsi gli alberi fruttiferi, che per la profusione delle acque vi prosperano mirabilmente. Le parti superiori sono nude e sassose, e le estreme roccie tutte dirupinate, e con somma difficoltà accessibili. Sopra stendesi un pianoro capace di star. di semenza 1330, un terzo del quale spazio resta dentro i limiti del bessudese. Ivi nel mezzo vedesi una protuberanza, dove era il cratere d’un antico vulcano. Onde raccogliesi qual sia la natura delle roccie dominanti. Alla estremità contro Montessanto, diviso dal Pèlao per una vallata, nella quale scorre la strada centrale, vedesi un ricinto di circa 60 metri di circonferenza, dove veggonsi le rovine di una chiesetta, dedicata a s. Antonio abbate, ed alcune fondamenta. Si sa esser questo il sito in cui sorgeva nel medio evo il castello di Càpola. Se ne parlerà nell’articolo di Sìligo, entro i cui limiti trovasi quella parte del monte.

Non meno di 84 fonti versano acque perenni in questo piccolo territorio. Quattro sono presso al popolato, ed indi tutti si provvedono. Da queste e da altre minori nascenti dalla falda del monte contro tramontana, e da altre non meno di 20 che sorgono dalla falda del medesimo contro ponente, si formano tre rivoli che scorrono per lo paese, e che unendosi a piè del medesimo scorrono verso tramontana, e si ingrossano con altri rigagnoli. Dopo un’ora di corso passano nel territorio di Sìligo, e van giù nella valle verso s. Maria de Cea.

 
loading
Edicola de L'Unione Sarda