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Baressa

BARESSA, villaggio della Sardegna nella provincia d’Isili, distretto di Forru, tappa (ufficio d’insinuazione) di Masullas. Comprendesi nell’antico dipartimento di Marmilla del giudicato d’Arborèa.

È distante dai paesi Baràdili, Turri, Ussana-manna mezz’ora, da Gonnos-Codìna, e Sìmala poco più di 3/4, da Sini un’ora. Giace in un piano esposto al levante. Le case sono 165, le strade quasi tutte selciate, ma irregolarmente condotte.

La temperatura è dolce nell’inverno, ma nella estate ascende sopra il 30.° Vi nevica di rado, nè si possono dire frequenti le tempeste. Le notti sono assai umide, come in tutte le regioni vallive. La nebbia ingombra spesso i campi nelle stagioni temperate. Se la salubrità di quest’aria non può affermarsi, è però lecito dire, che non è delle più micidiali. Le febbri intermittenti e perniciose, e le infiammazioni sono le malattie ordinarie. Le morti si calcolano a 17 circa nell’anno. Nascono 28 e si celebrano 4 matrimoni. La vita si suol chiudere al cinquantesimo. Le famiglie (an. 1833) erano 166, le anime 630.

Le arti meccaniche sono molto rozze. Le donne lavorano in 110 telai panni di lana e di lino per provvisione domestica.

Nulla di singolare occorre da notarsi in questa popolazione sulle costumanze, e sulle maniere di vestire, che sono senza rimarchevoli variazioni.

Come in ogni altro paese, così in questo l’amministrazione delle cose comuni governasi da un consiglio, quella dei fondi granatico e nummario in benefizio dell’agricoltura da una giunta locale. La istruzione normale prescritta dal Regio Editto non si era ancora principiata nell’anno 1833. Nè gli eccitamenti del governo, nè le esortazioni dell’autorità ecclesiastica sono bastati a movere i consiglieri, perchè provvedessero per le cose necessarie allo stabilimento.

La chiesa parrocchiale, sotto l’invocazione di s. Giorgio m., è governata da un vicario assistito da altro sacerdote sotto la giurisdizione del vescovo usellense (d’Ales). La principale sacra solennità ricorre nella commemorazione di s. Rosalia palermitana. Vi frequenta molta gente dai paesi circostanti, corresi il palio, e talvolta si aggiugne lo spettacolo dei fuochi di artifizio. Il cimiterio è contiguo alla chiesa, e trovasi fuor della circonferenza dell’abitato alla parte meridionale.

L’area territoriale si calcola di 7 m. q. Il paese sta presso ai confini dalla parte di tramontana.

Il monte di soccorso fu dotato del fondo di star. di grano 800 (litr. 39360) e di lire sarde 920 (l. n. 1766.40). Nello stato del 1833 comparve il primo ridotto a star. 500, l’altro era svanito.

Si semina per l’ordinario star. di grano 650, d’orzo 180, di fave 170, di ceci 25. La fruttificazione, calcolando sopra un decennio, risulta del sette per uno. Il lino produce poco, e la raccolta può computarsi di 6000 manipoli per anno. Metodi migliori triplicherebbero i prodotti, e forse sarebbero maggiori, come persuade la cognizione della fecondità della terra in questo clima.

Le uve in massima parte sono bianche, e di molte varietà. Nessuno o pochissimo smercio fassi dei vini, e se ne brucia per acquavite sol quanto sia sufficiente alla consumazione interna. La coltura degli orti è trascurata.

Le piante fruttifere distinguonsi nelle seguenti specie; olivi, peschi, pomi, ciliegi. Tenue è il numero di ciascuna, e in paragone superano gli olivi. Delle piante infeconde non si coltivano che i soli pioppi per averne travi alla costruzione delle case.

Le specie, che si educano, sono vacche, pecore e giumenti. Nell’anno 1833 le vacche sommavano a capi 35, i buoi e tori per l’agricoltura a 200, le pecore a 2000, i giumenti a 60. Si aggiungano circa 40 capi tra cavalli e cavalle domite, e 70 majali.

Mancando il bosco e le macchie, mancano le fiere per la caccia grossa. V’ha però gran copia di conigli e lepri, e molte e numerose specie di uccelli. Il pollame che educasi nelle case è ristretto di numero. La terra è arida, e la popolazione beve dall’acqua d’una fonte profonda circa dieci metri. Si potrebbero praticare con buon successo i pozzi artesiani, e gran vantaggio se ne potrebbe avere per la coltivazione delle piante ortensi.

Al mezzodì del paese nella distanza d’un miglio scarso vedonsi le vestigie del distrutto paese di Azzèni. Trovasi un solo norache, che è dei maggiori del dipartimento.

Questo comune è uno dei componenti il feudo di Marmilla, partenente al Marchese di Chirra. Per le prestazioni V. Marmilla. La curia è stabilita ad Ussanamanna.

Il contingente di Baressa per lo battaglione d’Ales dei corpi miliziani barracellari è fissato a 12 individui.

 
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