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Assuni

ASSUNI [Asuni], villaggio della Sardegna nella prov. d’Isili, distr. di Làconi, tappa di Sòrgono. Era incluso nell’antico dipartimento di Parte-Valenza del giudicato di Arborèa.

È situato in un piano contro il maestro. Compone-si di 115 case distribuite in strade irregolari, e non selciate. Sono circa 80 quei che attendono all’agricoltura, 25 i pastori, 10 in totale quei che lavorano da muratori, ferrari, falegnami ecc. Lavorasi in 45 telai per la provvisione domestica.

Il particolar commercio che esercitano gli assunesi è della legna da fuoco, che trasportano, e vendono nei campidani d’Ales, e di Milis, e nei villaggi di Sanlùri, e Terralba.

Vi è un consiglio di comunità, una giunta locale sul monte di soccorso, ed una scuola normale di 5 a 8 fanciulli, cui si insegna a leggere, scrivere, e conteggiare, e nulla del catechismo agrario.

La chiesa parrocchiale è dedicata alla Vergine nella sua purissima Concezione. Il rettore che la governa è assistito da un solo sacerdote, e riconosce l’autorità dell’arcivescovo d’Oristano. Presso alla parrocchiale trovasi l’oratorio delle anime del Purgatorio, ed in distanza d’un quarto d’ora dal paese la chiesa del martire s. Daniele. In questa festeggiasi con molta solennità e grandissimo concorso. Vi si corre il pallio, si accendono fuochi artificiali, e vi è grande allegrezza per li canti e balli. Concorrendovi non pochi mercanti e pizzicagnoli vi si tiene una specie di fiera.

Questa popolazione va in sensibile aumento; mentre nel 1805 il numero totale delle anime era di 344, dopo 19 anni si computa di 550 in 120 famiglie. Non si celebrano all’anno più di 6 matrimoni, nascono per l’ordinario 20 e muojono 12. Non sono rari quei che oltrepassino l’80°.

Le pleurisie sono le frequenti malattie fatali per la poca cura di preservarsi contro le frequenti variazioni termometriche. L’aria non è insalubre.

Il clima è temperato. Vi nevica di rado, e sono rare ancora le tempeste. Vi pioverà all’anno da 40 volte, però è più frequente la nebbia, che dicesi noccia solo alle pecore.

La moda di vestire è la stessissima del campidano d’Oristano. Il solito divertimento popolare nei dì che non si lavora è il ballo per la gioventù, per altri il giuoco dei rulli (deis brillus) o delle carte.

La superficie territoriale estendesi non più di 12 miglia quadrate. Il suolo è generalmente atto ai cereali.

La dotazione del monte di soccorso di questo comune era fissata del fondo granatico di starelli 210 (litr. 10,332), del fondo nummario di lire sarde 368.12.0. (lire nuove 707.54) ripartibili ogni anno fra i contadini bisognosi, onde avessero e il seme da spargere, e il mezzo di acquistare i necessari arnesi per i lavori da fare. Presentemente il fondo nummario è svanito, e per lo contrario il granatico è cresciuto a star. 510. Si semina ancora orzo, fave, ceci, e per l’ordinario si ottiene il decuplo. Poche erbe ortensi sono coltivate, però di lino se ne raccoglie da circa 6o cantara (chil. 2536,560).

Le vigne han poche varietà di uve, e pare che la regione non convenga a questa, cultura, mentre le viti e rendon poco frutto, ed i vini non sono molto pregevoli. Gli alberi fruttiferi sono peri, susini, pomi, persici, mandorli, fichi, meli granati ecc., che in totale non avanzano oltre i 500 individui.

Vi ha una sola tanca (gran chiuso per pascolo del bestiame, e per seminarvi ancora), e questa con i piccoli chiusi che sono in buon numero occuperà una quindicesima della superficie totale dell’assunese.

La parte montuosa del territorio è vestita di selve annose, di lecci, soveri, roveri, corbezzoli, ulivastri, aliderri (philyrea angustifolia), che riempiranno circa una quarta di tutto l’agro.

La somma dei capi delle diverse specie di bestiame, alla cui propagazione attendesi, è ben mediocre.

I buoi per l’agricoltura sono circa 210, le vacche 170, cavalli e cavalle 30, porci 60, capre 500, pecore 1500. I formaggi sono poco riputati.

Non è scarso il selvaggiume, principalmente cinghiali e daini, tanto più che di rado si muove loro guerra. È però più osservabile la gran copia degli uccelli, massime passeri e colombi selvatici.

Si riconosce assai piccolo il numero delle sorgenti dell’assunese, e quelle otto che si lodano gettano ben poco. Invece vi scorrono non pochi ruscelli, dei quali tre mancano nell’estate. Il fiume Imbessu tocca questo territorio, mentre procede a congiungersi con l’Arìscisi, o Arìschisi.

Di pochi norachi rimangono vestigie. Presso ad una di queste antichissime costruzioni veggonsi le rovine della chiesa di s. Giovanni Battista, la quale nel 1763 fu distrutta per un incendio che destatosi nei salti del villaggio di Palmas d’Oristano venne serpeggiando col favor del vento sino a questo territorio.

Ritrovansi in diversi siti del medesimo da 20 caverne sepolcrali di molta antichità, lunghe ordinariamente metr. 1.30, larghe 1.0, ed alte altrettanto. Chiamansi dai paesani forreddus (fornelli), vocabolo consimile all’usato nelle provincie settentrionali del regno forrigheddos, e corrottamente forrighèsos, o furrichèsos.

Comprendesi questo comune nel contado di Nureci. Per i dritti feudali, vedi Nureci, capo-luogo di mandamento, ecc., dove è stabilita la curia, e bisogna andare per proporre le proprie ragioni.

 
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