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Assòlo

ASSOLO, villaggio della Sardegna, nella provincia di Busàchi, distretto di Ales. Comprendesi nella tappa (uffizio d’insin.) di Sòrgono, e nell’antico dipartimento o curatorìa di Parte-Valenza del giudicato di Arborèa.

È situato in faccia a maestro-tramontana nelle falde della Giàra e del Giuerri, donde si ascende a quella per vie caprine difficilissime in non meno d’un’ora e mezzo; ed alla cima dell’altro in altrettant’ora per una strada praticata sulla costa in linea scalare, per la quale può andare anche il carro.

È distante da Nurèci un’ora e mezzo; da Senes, capo del mandamento, mezz’ora; da s. Antonio de Funtana-coberta ore due; da Ogliastra-Useddus due ore e mezzo; da Ales ore 3; da Busàchi, capo-luogo di provincia, ore 6. Queste strade sono in pessimo stato, però vi possono, sebbene con difficoltà, trafficare i carri.

L’abitato stendesi in lungo circa 8 minuti. Le strade sono poco larghe; il piano è disuguale e sassoso, ed in istagioni piovose impraticabile anche per lo fango. Tutte le case hanno davanti un piazzale con un loggiato aderente, che dicesi Lolla nel campidano de-Parte-Jossu, Stàulu nel campidano d’Oristano. Nei piazzali dei benestanti continua il loggiato intorno, e vi si tengono buoi, cavalli, e giumenti. Mancano in questi ed altri spazi gli alberi, e solo vedesi qualche ficaja. La costruzione è a pietre con fango, e non si usano i mattoni crudi (su ladri).

Non havvi alcuna piazza per li balli, solito divertimento nei dì festivi della gioventù; ma costumasi celebrarli ora in una, or in altra casa presso i giovanotti principali. Le fanciulle vi concorrono invitate da due o tre dei medesimi, tra li quali ha da esser sempre un suo parente per custode.

Le arti necessarie meccaniche vengono da pochi esercitate; l’unica manifattura è la solita delle tele e del forese. Si fanno pure delle coltri, ma tutto serve per uso proprio. Lavorasi in 140 telai.

Un consiglio di pochi probi ed anziani governa le cose comuni, una giunta le cose dell’agricoltura, e specialmente il monte di soccorso. Havvi una scuola normale, dove concorrono non più di 8 fanciulli.

La chiesa parrocchiale è sotto l’invocazione del martire san Sebastiano. È minore del bisogno, ha soli tre altari, è disadorna, e manca pure del campanile. La governa un vicario sotto la giurisdizione dell’arcivescovo d’Oristano, cui appartiene la decima.

All’estremità dell’abitato trovasi la chiesetta di s. Maria con un solo altare. È molto antica, e si crede che in altri tempi fosse la parrocchiale. Entro questa, e nel contiguo piccolo cimitero, come anco nel piazzale, sono seppelliti i cadaveri, e non si pensa a formare il prescritto campo-santo.

La festa principale si celebra nella terza domenica di settembre in onore di s. Lucia vergine e martire. Si corre il pallio, e confluisce molta gente dai vicini villaggi, men di allora però quando era ancora in piè la chiesa campestre dedicata alla medesima. Anche per la festa di s. Pietro apostolo vi è lo spettacolo della corsa.

Si celebrano all’anno circa 6 matrimoni, ed usasi di augurare agli sposi abbondanza e fecondità con gittar loro addosso del grano a piene mani quando ritornano da chiesa alla loro casa; muojono circa 12, e le donne del parentado fanno la invano proscritta cerimonia funebre dell’attìto. Le famiglie sono circa 135, le anime 545. Il contingente per il battaglione di Làconi dei corpi miliziani barracellari è di 13 individui.

Il clima, eccettochè nella grande state, è temperato, nè il freddo è molesto in inverno, che soffiando quei venti, cui il paese resta esposto. La neve vi dura talvolta per tre giorni, e tal altra anche di più. Vi piove con qualche frequenza, però la nebbia non vi si ferma che nell’inverno. Poca è pure l’umidità che vi si risenta, ed è una sorte che per la posizione protetto sia l’abitato dal levante-scirocco e mezzogiorno. Non può dirsi che l’aria sia in sè malsana. Generalmente vi si gode buona sanità; e se pochi giungono a molta vecchiezza, ciò nasce da cause morali, che si dovrebbero togliere.

Le ordinarie malattie sono infiammazioni ed ostruzioni, e alcuni terminano per colpi apopletici. Vivesi quasi comunemente con qualche agiatezza.

Non è da osservarsi costumanza alcuna propria di questo popolo. È cosa generale nei paesani, che prolunghisi il duolo per marito o moglie sino o a nuovo matrimonio, o alla morte, e che i vedovi nutrano la barba, e tengansi lontani da tutti i divertimenti, sieno pubblici o privati. Il giuoco più ordinario è quello deis brillus (rullo). I balli fansi al suono deis launeddas.

L’estensione del territorio di dotazione di questo villaggio non sarà maggiore di 10 miglia quadrate. È quasi tutto sul piano, fuori la porzione che gli spetta delle pendici della Giàra e del Giuerri. Sul pianoro non ha parte alcuna comunità, e si arrende a particolari per pascolo privato. È fertile di grano, orzo, fave, e civaje; però sembra più atto al primo genere, e rende ordinariamente il 10.

La dotazione del monte di soccorso era per fondo granatico di starelli 610 (litr. 29,812), per fondo nummario di lire sarde 231.9 (lire nuove 455.04); ed ora il primo va ai 1100 starelli, mentre l’altro è ridotto a lire sarde 10.0.0. Si semina non meno di starelli 700 di grano, 100 d’orzo, 180 di fave, e 10 di ceci. Piccola è la seminagione del lino, e solo quanto sia sufficiente ai bisogni. Poco si cura la coltivazione delle erbe ortensi, e tra le piante di questo genere pregiasi il solo popone.

Il vigneto è completamente esteso; molte sono le varietà delle uve: i vini neri e bianchi; però questi, che sono in quantità maggiore, non si stimano molto buoni. Non se ne fa smercio, anzi qualche volta se ne dee comprare.

Nei possessi poche sono le specie degli alberi fruttiferi, le quali riduconsi a peri di molte varietà, prugni, persici, fichi, pochi sorbi, melagrani, e ciriegi.

Poche sono le tanche, e insieme con i chiusi non occuperanno più d’una quinta del territorio. Usansi le muriccie e le siepi di piante spinose, non prosperandovi il fico d’India.

La costiera della Giàra, appartenente a questo comune, stendesi in una linea di 4 miglia. La parte inferiore è coltivata, la superiore è boschiva. Gli alberi ghiandiferi, che vi vegetano, sono della specie dei lecci e dei roveri. Se ne ammirano alcuni giganteschi; ma queste e altre specie minori vanno fra breve a perire, e rapidamente la selva si dirada sotto la scure per formare dei narbòni (terre novelle arative), e pel barbaro governo che ne fanno i pastori di vacche e di capre.

Giuerri è un’appendice della Giàra, dalla cui curva staccasi quasi per due terzi di miglio. La sua sommità, distinta in due cime, è ad un livello di poco superiore. Una di esse è di figura pressochè triangolare, della circonferenza d’un miglio, con un’area di 25 starelli (ari 996,50). Vi ha pochissimo bosco, e la terra vi si coltiva con frutto. L’altra separata dalla precedente per un concavo lungo un quinto di miglio, è di figura bislunga, della superficie di circa 10 starelli (ari 398,60); è per una sola porzione coltivabile, essendo nell’altra scoperte le roccie.

Nelle coste superiori di questo promontorio vi è certa argilla bianca, di cui si fa uso per imbiancare le case; nella parte inferiore trovasene altra specie di color nericcio, e adoprasi per tevoli e mattoni. Gli strati superiori, così del Giuerri, come della Giàra, sono di enormi masse basaltiche.

Gli è, avuto riguardo dell’estensione del pascolo, non piccola la quantità del bestiame, alla cui propagazione si studia. Quasi ogni casa comoda avrà due o tre mannalite (vacche domestiche). Le vacche rudi sono divise in sei segni, ciascuno tra li 30 e 60 capi. I buoi per i lavori dell’agricoltura non sono meno di 200, e con ogni giogo o coppia si semina generalmente 6 starelli (ari 239,16). Le pecore sono distinte in 15 segni, cadauno di vario numero tra i 30 e 70; le capre in segni 6, dai 30 ai 70; i porci in segni 4, dai 20 ai 30 capi: in totale capi 3000, compresi i cavalli, i majali, e i giumenti. I pastori non hanno capanne fisse.

 
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