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Ardaule

ARDAULE [Ardauli], villaggio della Sardegna nella provincia e distretto di Busachi, uno dei componenti l’antico dipartimento di Barigàdu, appartenente al giudicato di Arborea.

La sua situazione è in eminenza un po’ inclinantesi al ponente, per lo che gode a questa parte di un esteso orizzonte. Il clima ha del freddumido per le continue nebbie che vi si sollevano dalla vicina valle del Tirso, il che è cagione che l’aria non possa dirsi del tutto salubre.

Le case sono sparse senz’ordine; le strade mancano di selciamento, non sono però fangose, per essere scoperte le roccie. Alla parte verso l’austro vi è la comodità d’un passeggio.

Vi è un consiglio di comunità, una giunta locale, ed una scuola normale frequentata da dieci fanciulli.

Per la corrispondenza con gli altri paesi si ha un postiglione che va alla direzione di Sorgono.

La chiesa parrocchiale è sotto l’invocazione della Vergine santissima intitolata del Buon Cammino. È di antica costruzione, e governasi da un parroco, che ha il titolo di rettore con l’assistenza d’un altro sacerdote, sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Oristano.

Vi sono quattro chiese figliali; la prima dedicata ai santi Cosimo e Damiano; la seconda alla Vergine, con l’appellazione di s. Maria, al confine del paese; la terza è denominata da s. Martino; la quarta, distante dal popolato quasi due miglia, da s. Quirico.

Le feste principali sono per la titolare della parrocchiale nella terza domenica di maggio, e per li santi Cosimo e Damiano addì 12 settembre, ambe con molta frequenza dei popoli circonvicini, e con piccola fiera.

Agli altri pubblici divertimenti si aggiugne per la seconda la corsa pel palio.

Manca il cimitero, ed i cadaveri si seppelliscono nella chiesa di s. Maria, in casse a lunghi ordini, sotto il pavimento, onde esala un fetore che ammorba.

Si celebrano annualmente da 8 per 10 matrimoni, nascono 25, muojono 12. L’ordinario corso della vita è ai 70.

Le malattie sogliono essere le derivanti dalle variazioni atmosferiche, e dalle esalazioni dei pantani della valle, però sono poco frequenti.

Le famiglie sono 201; il totale degli abitanti 897, dei quali toccano al battaglione di Busachi dei corpi miliziani barracellari soli 11 individui.

Pel modo di vestire vedi Barigàdu.

Si balla all’armonia del canto in versi maggiori: nelle funebri nenie (attìtu), che sono ancora in uso alla morte di qualche persona cara alle famiglie, si usano i versi settenari e quinari, coi quali si fa l’elogio del defunto toccandosi le cose principali di sua vita, discendenza e parentela, con frequenti digressioni sullo stesso genere comincianti da tenere apostrofi alle persone che vi concorrono. Vedi articolo Sardegna, Costumanze superstiziose.

Le principali occupazioni di questi paesani sono l’agricoltura e la pastorizia. Le donne lavorano in 190 telai il forese per uso privato, le tele che sopravanzano ai loro bisogni si vendono nei paesi circonvicini.

Agricoltura. L’estensione territoriale sarà di 12 miglia qu.; il paese è in buona posizione per le operazioni rustiche, perchè quasi nel centro. La terra è d’una mediocre fertilità in cereali.

Monte di soccorso. Nella dotazione il fondo granatico era fissato a star. cagl. 410, il nummario a lire 425.

Ora il primo trovasi ascendere a star. 800 (litr. 39,360), il nummario a lire sarde 1089.4.9 (lire nuove 2091.32). Il totale del seminario in grano avanza il numero del monte almeno di un terzo; d’orzo se ne potrà seminare un quarto del quantitativo del grano; il lino e le fave fruttificano meglio del grano, che suol rendere in comune il sette.

La vigna è più felice, quindi sovrabbonda il mosto, e se ne vende assai al vicino paese di Sèdilo.

I meli, i ciriegi, i castagni vi sono prosperi, principalmente i fichi, i cui frutti sono assai stimati, e forse eguagliano in bontà sa Càrica di Bosa. Gli olivi vegetano assai bene, e danno copiosi frutti. Il totale di questi alberi fruttiferi sorge a 6000 individui.

Vi si potrebbero introdurre molti altri generi di coltivazione, principalmente le patate, e si potrebbe estendere almeno al bisogno quella degli orti.

Chiudende. Sino ad ora di tutto questo territorio non è compreso entro chiusi e tanche, che il solo terzo; però si spera che, conoscendosi meglio l’utile delle terre ben governate, una maggior estensione si ridurrà a tanche.

Rialti. Intorno del paese sorgono varie eminenze petrose, per cui riesce la via stentata; le principali sono Stùduli, Gorgorisi, e sa Serra.

Pastorizia. Pascono nei piccoli prati, e nel pabarìle (il maggese) vacche 200; buoi 100; porci 300; capre 200; pecore 2000; giumenti 100.

I formaggi sono di ottima qualità, ma è così scarsa la quantità, che non dà nè anco la metà della provvista al paese.

Selvaggiume. Trovansi in questo territorio in buon numero i cinghiali, ed alcuni daini, vi abbondano pure le lepri e le volpi. Dei volatili sono assai frequenti e numerose le pernici, quaglie, merli, tordi, ecc.

Acque. Sono numerose le fonti; la principale, detta di Binargiu, di cui servesi la popolazione, è distante 50 passi a tramontana, scaturisce dal piede d’un gran masso, e dà sufficientemente al bisogno. Vi scorrono due ruscelli, uno alla parte dell’austro denominato Tilisài, che separa questo territorio da quello di Ula, l’altro a tramontana detto de Padru. A ponente scorre il fiume Tirso per una linea di più di due miglia, da cui si prende non poca quantità di trote, anguille, e saboghe. Non vi ha ponte, e nell’inverno si valica con pericolo a cavallo. Per l’addietro eravi il comodo d’una barchetta fatta dal marchese di Sèdilo, che ne ritraeva un competente guadagno.

Antichità. Pochi norachi veggonsi in questo territorio, ed il più degno di osservazione è il situato nel monte Piscamu. Nel sito Bingiàle e Muruddu veggonsi delle caverne sepolcrali a varie piccole camere tra loro comunicanti.

Condizione del comune. È uno dei componenti il marchesato di Neonèli. Per li dritti feudali vedi l’articolo Neonèli.

In questo paese, come capo del mandamento, è la curia.

 
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