Arcidàno

ARCIDANO [San Nicolò d’Arcidano], villaggio della Sardegna nella provincia di Busachi, distretto di Ales, compreso nell’antica curatorìa di Arbus, o giudicato di Colostrài di Arborea. Credesi fosse prima situata la popolazione nel luogo detto s. Pantaleo, donde fu trasferita nel presente luogo, ed esiste sotto il nome di s. Nicolò di Arcidàno.

È composta di ducento case poco più. Le strade sono poco regolari, e non essendo selciate riescono nell’inverno impraticabili in più tratti pel fango. La posizione è infossata. L’aria è pessima per le molte paludi e letamai, che sono all’intorno, e per le pozzanghere di dentro: le malattie che vi dominano sono le intermittenti e perniciose, i dolori laterali, e reumatici, e le pulmonie, derivanti dalle vicende della temperatura atmosferica, dalla nebbia, dall’umidità, e pure dal troppo bevere. Nessuno vedesi in questo paese che sia avanzato in età, chiudendosi la vita dopo i 40 o i 50.

L’unica professione di questi paesani è l’agricoltura; le donne fabbricano delle tele e del forese, però solo quanto basta pel proprio bisogno. Di qualunque rango ella sia una fanciulla che va a marito, tra gli altri mobili e arnesi, che porta nella di lui casa vi è sempre il telajo: la qual consuetudine è comune alla maggior parte dei villaggi della Sardegna meridionale.

Vi è un consiglio di comunità, una giunta locale sul monte di soccorso, una scuola normale frequentata da 12 fanciulli.

La chiesa parrocchiale è dedicata a s. Nicolò; il parroco che la governa ha il titolo di vicario sotto la giurisdizione del vescovo di Ales, e manca spesso di coadjutori. La capacità della chiesa è appena proporzionata al presente numero di popolatori: vi sono tre sole cappelle, e manca la sagrestia e il campanile. Contiguo alla medesima vi è un cimitero, ma per lo più si seppellisce entro chiesa, il che talvolta rende pericoloso lo starvi.

Si celebrano ordinariamente all’anno da 7 matrimoni, nascono circa 25 o 30, muojono 20. Il numero delle famiglie va a 206. la totale popolazione a 815, che dà 36 individui al battaglione di Monreale dei corpi miliziani barracellari.

Il territorio è assai ristretto; la sua figura è quasi circolare, e la superficie, non maggiore di 9 miglia qu., nel generale è poco idonea al seminario per essere sabbioso, e la fruttificazione non va che di rado oltre il sei per uno. Lo stato presente del monte di soccorso porta il fondo granatico a 710; il nummario a lire 65.15.4. La dotazione è di starelli 400 (litr. 19,680), e di lire sarde 581 (lire nuove 1115.52). Seminasi pure orzo, fave, e lino, ma poco commercio si fa di questi prodotti. Si coltivano pochissime specie di alberi fruttiferi, e invece abbondano assai i fichi d’India. La vigna è la principale occupazione e risorsa del contadino arcidanese: vi prospera, essendo il terreno a questo principalmente adattato, riescono buoni i vini, e si vendono ai genovesi.

Gran parte di questo territorio viene occupato da tanche, che servono al pascolo del bestiame domito, buoi per l’agricoltura, vacche ammansite, e pochi cavalli e giumenti. Vi è qualche segno di pecore, ma in piccol numero.

In distanza d’un quarto d’ora scorre il fiume di Marceddì, così detto dallo stagno di questo nome, in cui si scarica in distanza di un’ora da Arcidàno. Credesi con molta probabilità sia questo il fiume Sacer della geografia antica. Esso formasi dal rio Alàssia del territorio di Villa Cidro, che ingrossa per le acque che ridondano talvolta dalla palude di s. Gavino, e per le perenni che raccoglie a destra dai ruscelli dell’Arbese, e prima a sinistra dal rio detto del Rettore, che origina dal territorio di Villanova-Forru.

Prendonsi in questo fiume anguille assai grasse, di cui, come delle altre specie dei pesci dello stagno, fanno gran consumo questi paesani. Delle anguille se ne sala gran quantità per venderle.

Questo vantaggio, che si ha dalla vicinanza del fiume, non è senza inconvenienti. Le inondazioni danneggiano spesso alle fatiche degli agricoli, e pure alle case del popolato.

È compreso questo paese nella signoria di Monreale, proprietà del marchese di Quirra. Per li dritti feudali vedi Monreale.

 
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