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Agius

AGIUS [Aggius], villaggio del Regno di Sardegna, nella provincia di Ozièri, distretto di Tempio. Entrava nel-l’antico dipartimento Gèmini del giudicato di Gallùra. È situato alla falda meridionale d’un alto colle, che lo lascia esposto a tutti i venti dal ponente al levante, il quale però a preferenza vi domina. Le case sono 195, le strade irregolari. Il clima tende al freddo, e la temperatura n’è spesso variabile. Vi pioverà approssimativamente all’anno 150 volte; le nebbie vi riposano talvolta, ma senza gran nocumento, essendo quasi sempre basse nuvole che trascorrono. L’aria è riconosciuta per salubre. Sta questo paese da Tempio capo-luogo del dipartimento e mandamento un’ora, da Bortigiadas 3/4, da Luras ore 2 per istrade pessime. La generale professione è l’agricoltura, o la pastorizia. Delle arti meccaniche di necessità pochissimi fanno esercizio, e quanto basta ai bisogni del paese. Le donne al solito attendono alla tessitura, ed ogni casa ha un telajo, e taluna anche più. Vi è un consiglio di comunità, una giunta locale sul monte granatico e nummario, ed una scuola normale, dove concorrono circa 40 fanciulli.

Si annovera questo popolo tra i componenti l’antica diocesi di Civita. La chiesa parrocchiale s’intitola da s. Vittoria, e governasi da un rettore, e tre vice-parroci. Le feste popolari frequentate da gran numero di pastori, e da esteri sono, una in onore della Vergine assunta, un’altra per la solennità del santissimo Rosario. Di chiese rurali se ne annoverano tredici:

I. S. Leonardo, distante ore 4. – II. S. Pancrazio, dist. ore 3. – III. S. Antonio… – IV. S. Maria Maddalena, dist. ore 4. – V. S. Giuseppe patriarca, dist. ore 3. – VI. S. Orsola, dist. ore 3. – VII. S. Pietro apostolo, dist. ore 1. – VIII. San Pietro martire, dist. ore 4. – IX. S. Giacomo apostolo, dist. ore 1. – X. S. Maria e s. Elisabetta … – S. Lussorio, dist. ore 1. – XII. La santissima Trinità de Agultu, nome di una cussorgia in amenissima regione. È questa una parrocchia filiale, dove un vice-parroco fa permanenza per 8 mesi, instituita nel 1813 da monsignor Stanislao Paradiso, in riguardo dei molti pastori stanziati intorno a questo sito, che è distante dal paese ore 3. – XIII. S. Maria de Vignòla presso al littorale. La positura delle medesime è dal greco al ponente del paese.

Il numero delle famiglie residenti nel villaggio, e sparse nelle varie cussorgie del territorio proprio, e in quelle di Coguinas, e del Sassu, è di 452, delle quali 200 dimorano in Agius. Il numero totale delle anime è 1850. Si ha dai registri della Chiesa, che celebransi all’anno da 15 matrimoni, che nascono circa 56, che muojono 35.

Questi numeri però sono minori dei veri, a cagione che alcuni ricevono i sacramenti nei villaggi, cui sono più vicini. L’ordinario corso della vita nel paese è oltre il 60, e le malattie ordinarie sono infiammazioni massime di petto, e qualche periodica, e talvolta perniciosa acquistata in siti insalubri. Il costume del vestire è il generale della Gallùra, onde vedi quest’articolo. Il pubblico divertimento suol essere il ballo o all’armonia del canto, o al suono degli istromenti. Giocasi con frequenza alle palle. Nei funerali vanno i congiunti dietro del feretro, facendo gran piagnisteo. Arsero spesso in questo comune delle intestine discordie, e ne seguirono frequentissime stragi. Facilmente gli abitanti si lasciano trasportare dal furore, e cadono in eccessi; ma ciò avviene solamente quando sono abbandonati a se stessi. Rei d’un delitto, che suol essere una vendetta, fuggono nei monti, e colà menano un’asprissima vita, rendendosi terribili anche ad una forza imponente. Quindi cagionava stupore il vedere come una quadriglia restasse animosamente a fronte delle truppe che li perseguitavano, quando l’intera popolazione viveva queta, e perseverava nel buon ordine sotto la vigilanza di soli cinque o sei carabinieri reali. Questa rifiorì e godè pace appena vi posero quartiere quei militari; si cessò dall’armeggiare, e si attese all’agricoltura. Il carattere di questo popolo saria degno d’ogni lode, se meno fosse propenso a farsi giustizia da sè. La generosità degli animi vi spicca alle volte in modo ammirabile. Veggonsi talvolta con somma cortesia ricettare e salvare dalle persecuzioni quelle persone, che a ragione consideravano nemiche, e non smentendo la confidenza che in loro siasi posta, ed ascoltando le umili preghiere, esporsi a certo danno in favore di quegli istessi, cui, se avessero ritrovati in campagna, avrebbero senza ritardo fucilati. Sono persone di spirito, hanno un buon criterio, un giusto raziocinio, una soave pronunzia, ed un modo di esprimersi, che non pare da idioti.

Agricoltura. Le terre di dotazione di questo comune sono vastissime, mentre contengono il territorio di quasi tre degli antichi dipartimenti del giudicato di Gallùra; che comprenderà in superficie 192 miglia qu. Per due terzi questa estensione è montuosa, per uno ha delle pianure, che, come lo porta la qualità delle roccie granitiche, è piuttosto sabbionoso. Il paese sta all’estremità verso sirocco. Tre sono le vidazoni, dove si fa il seminario, e capiscono tra tutte rasieri 150, eguali ad ari 20929,50. Si semina grano, ed orzo, ed il prodotto del primo suol essere a termine medio 2300 star. cagl. (litr. 112260), 1000 d’orzo (litr. 49200), 150 di civaje (litr. 7380), 1000 libbre di lino (chil. 465). La coltura del granone non si è ancora adottata, e poco si cura quella delle erbe ortensi. Le vigne a preferenza di molte altre regioni della Gallùra vi prosperano, ma sono poche e piccole. Le uve per lo più sono bianche, e di rado maturano bene. Il vino, siccome colto con molta sapa, sembra assai robusto; se ne brucia gran parte per acquavite. Le piante fruttifere non sono che fichi, in totale circa un migliajo. In cotanta estensione non vi sono più di 15 chiusi, e dieci tanche, che servono or al seminario, ed ora al pascolo. Le piante ghiandifere contenute in alcune di dette tanche, e nel rimanente del territorio sono numerosissime, sì che forse in totale arrivano a 100,000,000. Le spezie sono quercie, e soveri, e lecci. Nella foresta di Cincu-denti gli alberi sono così densi, che a pena vi penetra il raggio solare. Sta questa regione da Agius ore 4, e volgesi a settentrione verso Bonifacio. – Pastorizia. Occupansi i pastori della propagazione di cinque specie, cavalle, vacche, pecore, capre, porci, in totale circa 30000 capi distribuiti in questa ragione, che le vacche sommino a 5000, le pecore a 12000, i porci a 7500, le capre a 3750, le cavalle a 900. Pascono questi armenti e greggie nei territorii proprii dei pastori, i quali distretti vengono comunemente appellati cussorgie. Ivi sono spesso, invece di capanne, case ben fabbricate, e parecchie sono anche ben comode. Le famiglie vi risiedono quasi costantemente, e sono da 250. I frutti per bontà sono ottimi, per quantità sono corrispondenti all’andamento propizio o infausto delle stagioni. Quanto sopravanza all’alimento ordinario vendesi, e spesso in contrabbando ai corsi. Hanno gli agiesi non poca cura delle api, e ordinariamente raccolgono il frutto di 2500 arnie. Molti si approfittano del vantaggio che può presentare qualche tratto vicino coltivabile, e seminano quanto sia loro di bisogno in cereali, e lino.

 
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