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"Bithi di Barbagia", il pecorino sardo arriva nelle tavole di tutto il mondo

Mercoledì 17 Maggio alle 19:45 - ultimo aggiornamento Giovedì 18 Maggio alle 13:20


"A Bitti ci sono le pecore che pascolano allo stato brado sotto le stelle, ma non c'è nessuno che questa storia, questo valore, lo sa raccontare, almeno questo è quello che accadeva fino a qualche tempo fa", fino all'arrivo nelle tavole di tutto il mondo del "Bithi di Barbagia".

Parola di Flavio Briatore che, insieme a un gruppo di quattordici allevatori del centro Sardegna (Bitti, Nule, Orune, Sarule e Bultei), ha messo su un unico marchio dietro il quale ha preso forma il pecorino sardo. A loro si aggiunge Oscar Farinetti, patron di Eataly, tempio del gusto e della ristorazione.

Due ciceroni dell’imprenditoria mondiale che insieme ai pastori dell'Isola hanno scelto cinque pecorini sardi ora in vendita - da New York a Londra passando per Dubai, Singapore, Montecarlo, Torino, Milano, Venezia e Roma - nella catena di ristoranti del noto imprenditore piemontese.

Flavio Briatore, Diego Manca, Sebastiano sardo e Oscar Farinetti
Flavio Briatore, Diego Manca, Sebastiano sardo e Oscar Farinetti

I PRODOTTI - C'è il vintage che evoca la macchia mediterranea, lo young, giovane e piccante dentro e il latte crudo semistagionato, morbido, dolce e aromatico, formaggi di altissima qualità, frutto di una forte attenzione per le greggi (che pascolano liberamente in Sardegna). Prodotti che sono stati presentati stasera in piazza XXV Aprile (Milano).

I PROMOTORI - "Abbiamo invitato Briatore a Bitti perché volevamo mostrargli la crisi delle aziende agropastorali e, davanti al silenzio della Regione, chiedergli una mano d'aiuto", ha spiegato Diego Manca, rappresentante dei pastori.

"Arrivato in Barbagia ho visto la fatica dei pastori, fatica che mi ha ricordato quella di mio nonno quando mungeva le sue mucche a Montaldo di Mondovì», ha ricordato il re del Billionaire. «Ho deciso di aiutarli, ma non per una questione di profitto, ma per un fattore umano", ha chiarito.

LA NASCITA DEL MARCHIO - Nasce tutto da un'intuzione di Flavio Briatore. È lui ad avvicinarsi ai pastori sardi qualche anno fa. "Eravamo scesi in piazza contro il prezzo - troppo basso - del latte", spiega Manca, "e Briatore ci ha appoggiato nella nostra protesta".

Qui l'invito a Bitti, l'incontro e il consiglio: "Riunitevi sotto un unico marchio, identitario", dice Briatore. "Ci aiuti", rispondono i pastori digiuni di marketing e distribuzione. Detto fatto. Parte la telefonata a Farinetti e gli allevatori iniziano a vendere non più in maniera scollegata, disgiunta. Nasce il "Bithi di Barbagia".

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2 commenti

  • user213094 18/05/2017 16:30:29

    Certo che non è stato Briatore, elemento quanto meno troppo invadente che se ne frega di tutto tranne che del dio denaro. Quanto ai poveri pastori "bithichesos" ignoranti che non sapevano fare di meglio che chiedere aiuto agli sfruttatori in cerca di visibilità che si immischiano delle cose sarde, staremo a vedere la fortuna che avrà il loro formaggio assistito.
  • be 18/05/2017 11:24:10

    il pecorino sardo è da anni sulle tavole di tutto il mondo e non è stato sicuramente Briatore a farlo conoscere