Cultura » Cagliari

Fulvia Riccardino, primo ingegnere al femminile dell'Isola

Venerdì 20 Ottobre alle 17:58


Fulvia Riccardino

Fulvia Riccardino, una miscela di numeri e poesia, nasce a Cagliari nel 1928. Figlia di Anna Pau e di Spartaco Riccardino, letterato torinese e fondatore e direttore del Convitto Manzoni di via Nuoro, rimane orfana molto presto: il papà muore durante la guerra per complicazioni legate al diabete.

LA RESISTENZA - E' il 1943 e una pioggia di ordigni si abbatte sulla città, obbligandola insieme alla madre e alla sorella Fernanda a scappare dalla casa di via Sardegna, nel quartiere Marina, per imbarcarsi con la prima nave disponibile per Chiaverano, città del nonno paterno nelle vicinanze di ivrea.

Sfollate in Piemonte, le donne si ritrovano nel bel mezzo della Resistenza. Fulvia viene impiegata come staffetta partigiana, e cade presto prigioniera dei tedeschi e messa al muro in attesa della fucilazione. Viene provvidenzialmente salvata da un intervento dei compagni, e a 17 anni fa ritorno in Sardegna, dove la vita riprende serena.

L'UNIVERSITA' - Fulvia conclude gli studi classici, e si dedica poi all'università, sui banchi della facoltà di Ingegneria Mineraria, dove conosce il futuro marito Franco Meloni.

Gli esami volano uno dietro l'altro, e il 29 novembre 1952 diviene la prima donna ingegnere dell'Isola, con una tesi intitolata "Ghise e grafite sferoidali".

Nel 1955 arriva il matrimonio, e nell'arco di dieci anni diviene cinque volte mamma, dando alla luce Sergio, Bruno, Carlo Spartaco, Laura e Anna.

I figli crescono ciascuno secondo le proprie inclinazioni, diventando medici, ingegneri e imprenditori, ma solo dopo una ricca formazione umanistica sulla quale la mamma non transige.

L'INSEGNANTE - Fulvia sarà protagonista di una pagina storica di assoluto rilievo per la città di Cagliari, costruendo con le lezioni all'istituto industriale Scano, in via San Lucifero, l'avvenire di un'intera generazione di giovani.

A portarla via, nel caldo settembre del 1983, sarà un'onda anomala di quel mare di Sardegna che tanto aveva amato: è il 10 settembre, e l'insegnante non si presenta all'avvio dell'anno scolastico.

Oggi sorride felice dalle opere del figlio Bruno, vigilando su quella famiglia a cui ha saputo trasmettere i frutti di sentimento e ragione e un incontenibile senso di stupore verso la realtà.

La storia completa nel volume "Sardegna al femminile" disponibile nello store online a questo link

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3 commenti

  • alecarlo 10/11/2017 12:25:57

    Ricordo benissimo la professoressa Riccardino in quanto suo alunno alla Dionigi Scano in quarta C dell'anno 1965, Rimasi colpito , oltre che dalla sua professionalità, dal rispetto che aveva dei suoi alunni. Mi è rimasto un buon ricordo dei migliori anni della mia gioventù.
  • user234846 24/10/2017 23:23:27

    E' stata anche la mia insegnante in III A Elettrotecnici nell'anno scolastico 1972-73. Un solo anno ma non l'ho mai dimenticata! Le interrogazioni erano un dialogo tra alunno e professoressa: verificava la nostra preparazione e nello stesso tempo ci aiutava a capire ciò che non avevamo appreso. Anche io sono meravigliato della sua vita da giovane. A scuola non ne aveva mai fatto cenno. Questo non fa che accrescere lo spessore umano della persona.
  • pier48 24/10/2017 13:51:57

    ..la mia professoressa in elettrotecnica al Dionigi Scano!! ..una donna dolcissima. .faceva parte di un gruppo di splendidi insegnanti sempre attorniati dai loro alunni...rimasi rattristato nel leggere della sua morte tragica. Nel contempo, nel leggere la nota del cronista, rimango sorpreso apprendere del vissuto giovanile della mia professoressa..., una ragione in più per ricordarla con ancora più affettuosamente... e da allievo era più bello chiamarla "signora" . ciao professoressa!