Cultura » Sardegna

Giuseppina Demuro, la suora che sfidò la furia nazista

Mercoledì 03 Maggio alle 15:52 - ultimo aggiornamento Venerdì 12 Maggio alle 19:17


Suor Demuro nel suo ufficio nel carcere di Torino. Le foto sono per gentile concessione de "La Donna Sarda"

Il ritratto di Suor Giuseppina Demuro è quello di una religiosa non comune, dotata di audace carisma, di coraggio intrepido, e di volontà incrollabile. Figlia della Carità Vincenziana, passerà alla storia come la donna sarda che salvò antifascisti, ebrei e partigiani rinchiusi nel carcere “Le Nuove" di Torino.

************************************

Suor Giuseppina Demuro, all’anagrafe Rosina, era una donna di media statura, con occhi illuminati da lampi di bontà e i lineamenti del volto adombrati dal voluminoso copricapo bianco: così la descrivono coloro che hanno avuto la fortuna di incrociarla sulla propria strada.

Nata a Lanusei il 20 novembre 1903, entra appena ventenne nell’Asilo della Marina di Cagliari. Parte poi, all’inizio dell’estate, alla volta di Torino, e il convento dove il 19 luglio prende i voti è quello del quartiere popolare di San Salvario.

Suor Giuseppina Demuro
Suor Giuseppina Demuro

LA PRIMA VISITA AL CARCERE - La sua prima visita al carcere “Le Nuove” avviene il 31 dicembre del 1925. È proprio di quel giorno la scelta di dedicare l’intera sua esistenza ai detenuti.

Nel maggio 1942 diventa madre superiora del carcere, a capo della sezione femminile. Il suo piccolo ufficio diviene un pensatoio in cui arguzia e rivoluzione compongono piani capaci di stemperare sofferenze e dolori atroci. Con l’intento di rendere attive e impiegabili, una volta fuori dal carcere, le detenute, istituisce corsi di ricamo, cucito e stireria.

LE "SUE" FANCIULLE - Il conflitto bellico nel frattempo infuria e il 18 settembre 1943 i tedeschi prendono possesso del carcere. La suora sarda riesce a strappare le detenute politiche dalle mani delle SS, portandole nella sezione a lei affidata. Sono spesso fanciulle poco più che adolescenti, catturate con rastrellamenti e perquisizioni: vengono stipate a gruppi di cinque in piccole celle di sei metri quadrati, e le regole imposte sono rigidissime, senza passeggiate all’aperto, pasti decenti o biancheria pulita.

Grazie alle sue intercessioni le recluse ottengono prima il permesso di ricevere i sacramenti, poi alimenti e abiti, infine di partecipare ai lavori di cucito insieme alle altre. In quel braccio entrano anche moltissime le israelite.

Grazie alla sua arguzia riesce a salvare più di una vita, fra cui quella di una giovane ebrea destinata al campo di concentramento, o quella del piccolo Massimo Foa, di appena 9 mesi, giunto in carcere con la mamma: suor Demuro lo fa uscire uscire dal carcere avvolto in un fagotto nascosto nel cesto della biancheria sporca.

Lezione di canto per le giovani accompagnate da suor Giuseppina
Lezione di canto per le giovani accompagnate da suor Giuseppina

Riesce presto strappare ai tedeschi anche l’accesso al primo braccio, dove ogni giorno arrivano come greggi uomini strappati alla casa e al lavoro.

La prima visita di suor Demuro in quell’area è straziante, segnata nel profondo dalla vista di quegli uomini prostrati da sofferenze e umiliazioni. Suor Giuseppina insiste per portare qualche medicamento e lenire le condizioni di quegli infelici. La superiora fa parte della rete clandestina imbastita dal cardinale Maurillo Fossati per resistere alla furia nazista e antifascista. Non crollerà nemmeno di fronte alle minacce dei tedeschi, che la vogliono morta, e riuscirà a far fuggire con un abile stratagemma il famoso violinista ebreo Mario Zargani con la moglie Eugenia Tedeschi.

Con le figlie delle detenute
Con le figlie delle detenute

IL 25 APRILE - Il 25 aprile 1945 iniziano le dure ostilità tra partigiani e tedeschi e Torino è un campo di battaglia fra forze contrapposte. A Giuseppina serve un ordine di scarcerazione per liberare dal carcere i prigionieri politici, e così si issa su una fiat 500 e attraversa la città fra il sibilo incessante delle mitragliatrici: con le insegne della croce rossa e la suora sul cofano la macchina arriva illesa alla sede del Prefetto, che concede la scarcerazione a oltre 500 persone.

DOPO LA GUERRA - Cessata la guerra, suor Demuro fonda la Casa del Cuore per il recupero delle ex detenute e nel 1955 riceverà la Medaglia d’oro per le benemerenze acquisite nel campo della redenzione sociale.

Alla sua morte, il 18 ottobre 1965, le vengono tributati solenni onori funebri. Per quella religiosa non comune, dotata di audace carisma, di coraggio intrepido, e di volontà incrollabile.

Il feretro nei giorni dei funerali
Il feretro nei giorni dei funerali

La storia completa nel volume "Sardegna al femminile" disponibile nello store online a questo link

Loading...
Caricamento in corso...

Scrivi un commento

Per inserire questo commento devi essere registrato a L'Unione Sarda.
Se sei già registrato, effettua l'accesso:

Non sei ancora registrato? Registrati ora!

Hai un account su Facebook? Puoi utilizzarlo per loggarti ai nostri servizi
Login con Facebook

11 commenti

  • Macomerese53 11/05/2017 20:18:35

    A me hanno detto (anche suore) :ma sei vestita come noi!
  • rosalux 11/05/2017 14:44:43

    Macomerese, grazie.Mi dispiace che abbia subito tante umiliazioni, ma non prendertela. Le persone che hai incontrato non sono di sinistra, ma razziste, ignoranti e maleducate. La gente che ci reputa inferiori va ignorata. Una volta, all’aerop. di Bologna,un tizio con cui discutevo mi chiese di dove fossi. Saputo che ero sarda, disse stupito“Ma parlate tutti così bene?”. Ed io“Sì. Tutti”. Il poveraccio era forse convinto che ci esprimessimo a gesti e suoni gutturali. Spero anch'io d'incontrarti.
  • Macomerese53 10/05/2017 21:00:30

    Per la redazione :scusate i miei commenti, ma è l'unico modo che mi permette di collegarmi con la mia terra. Mi costa un po', non faccio altro che comprare giga. Ma va bene così. Grazie.
  • Macomerese53 10/05/2017 20:53:15

    Rosalux, mi sei simpatica. Non puoi capire il mio stato d'animo. Non puoi capire il perché della mia rabbia nei confronti di chi sta a sinistra. Non puoi capire quante umiliazione ho subito in una regione rossa razzista nei confronti di noi sardi. Mi piacerebbe incontrarti e raccontarti.. Io lo spero. Comunque non sono un lui, ma una lei.
  • LAPUA338 10/05/2017 20:02:03

    Rosalex... Magari andrebbe fatta santa.. ci sono tanti esempi di brave suore, vedi teresa di calcutta... leggiti qualcosa a riguardo..
  • rosalux 10/05/2017 12:08:04

    Ora che Macomerese ha proclamato ai quattro venti che “passo il mio tempo libero a contestare i suoi commenti” può dormire sogni tranquilli. Sappia comunque che, Redazione permettendo, sono libera di contestare chiunque, se lo ritengo opportuno. Lui compreso. Non gradisce essere contraddetto? Non scriva.
  • Macomerese53 09/05/2017 22:23:51

    Rosalux passa il suo tempo libero a contestare i miei commenti.
  • rosalux 08/05/2017 15:55:14

    Macomerese53, a giudicare dalla biografia di Suor Giuseppina, credo ci sia una sola cosa che l'accomuna alla malvagia suora della sua infanzia: l'abito religioso.
  • Macomerese53 07/05/2017 15:55:50

    Mi ricorda suor Felicita. Ci chiudeva per ore nel sotto scala. Avevamo quattro anni.
  • rosalux 07/05/2017 13:40:50

    Non ci sono parole sufficienti per esprimere la mia ammirazione per una Donna così eccezionale. Senza nulla togliere alle meravigliose Donne finora descritte, credo sia la figura che meglio rappresenta il carattere forte e coraggioso delle Sarde. Alleviando le sofferenze di tante persone e salvando tantissime vite umane ha poi dimostrato di essere una Donna di straordinaria bontà. Forse, oltre alla Medaglia d'oro, avrebbe meritato anche l'onorificenza di "Giusto tra le nazioni".