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Sardegna al femminile: Maria Piera Mossa, femminista non convenzionale

Martedì 07 Marzo alle 08:35 - ultimo aggiornamento Mercoledì 12 Aprile alle 17:38


Maria Piera Mossa

Maria Piera Mossa sarà la prima donna a raccontare, attraverso le immagini, la storia, le tradizioni e le bellezze così come le difficoltà della Sardegna. Sposa e mamma a soli 18 anni, fu portatrice di un nuovo ed emancipato concetto di femminismo.

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IL RITRATTO - Maria Piera Mossa, cagliaritana, è l’artefice di un autentico miracolo culturale: è riuscita, con ottima risposta di pubblico, a narrare la Sardegna attraverso le immagini, prima donna regista dell’Isola.

Nata nel 1950, mostra sin dai primi anni dell’infanzia una singolare precocità: «A un anno e mezzo – racconterà il marito Peppetto - parlava fluentemente e, in tutto, mostrava i segni di una vivacità di intelletto fin troppo matura per la sua età, tanto da destare l’apprensione della nonna di Laerru che la portò da un esorcista perché la bimba le pareva fuori dal comune».

Dopo aver frequentato lo storico liceo Dettori di Cagliari, Maria Piera si laurea in Filosofia discutendo una tesi su “Il concetto di vita in Hegel”.

Il celebre illuminista Giovanni Solinas, relatore del lavoro, le chiede espressamente di riflettere su un percorso di carriera accademica, ma Maria Piera, pur amando nel profondo la Filosofia, compie una scelta di concretezza economica per il futuro, attendendo il concorso che le consentirà l’ingresso alla Rai.

IL DOCUMENTARIO SU BITTI - Nonostante le inquietudini di una mente filosofica e la relativa esigenza di dare un nome preciso a ogni realtà, Maria Piera nei suoi lavori di regista non si esporrà mai alla tentazione di un giudizio morale sugli accadimenti del popolo sardo: il potere politico-sociale dell’immagine sarà sempre impiegato con purezza di prospettiva e svincolato da qualsiasi segno partitico, senza per questo sminuirne il valore civico, come nel capolavoro Una fabbrica inventata su un paese reale, Bitti, documentario girato negli anni ’70. A Bitti numerose operaie tessili avevano infatti perso il proprio posto di lavoro a seguito alla chiusura della fabbrica tessile Bétatex: il documentario ebbe il merito di rendere nota la vicenda e, non potendo essere visto in tv dalla comunità bittese dove non arrivava ancora la diffusione di Rai 3, venne proiettato e discusso nel salone parrocchiale in videoregistrazione.

Il cinema di Maria Piera Mossa
Il cinema di Maria Piera Mossa

IL LAVORO IN RAI - Stesso nitore di sguardo conserverà nei lavori successivi, come Visti da fuori, 18 puntate trasmesse in Rai nel 1986, in cui mette a fuoco alcuni temi della cultura che si raccolgono intorno alla “sardità”, dai sequestri allo sport, e Grazia quasi Cosima, serie televisiva di sei puntate dedicata a Grazia Deledda, con ricostruzioni, interviste, testimonianze e giudizi critico-letterari sulla vita, la personalità, le opere della scrittrice. Imponente l’opera di intento didattico e divulgativo, realizzata con il medievalista Francesco Cesare Casula, La Sardegna nella Storia. E indimenticabile il film documentario Il 43 con Sant’Efisio, vero e proprio “capolavoro etnografico”, come lo descrisse la critica dell’epoca: Maria Piera, agnostica, restituisce l’angoscia di quell’incubo kafkiano di chi svegliandosi scopre che Cagliari non esiste più, divorata dal fuoco delle bombe anglo-americane. «Volevo raccontare la storia minuta, non ufficiale – spiegherà in un’intervista – fatta di ricordi che possono anche essere sbagliati, di emozioni, di sentimenti. Non è stato semplice entrare nella vita di queste persone nel modo giusto, farle emergere come sono ora, tirare fuori tutto in poche battute. Tutte queste persone parlano perché c’è un’intensità di rapporto, una fiducia, una consuetudine che sono riuscita a costruire».

IL RUOLO DELLA DONNA - Maria Piera Mossa non è stata una femminista nel senso classico del termine, sebbene seguisse i gruppi femministi in cineteca, condividendone le rivendicazioni ma senza sposarne gli stilemi della lotta estrema. Fu portatrice di un moderno e coraggioso femminismo fin dalla più tenera età, e dalle scelte di vita che la condussero a soli 18 anni fuori di casa come lavoratrice, sposa e giovane mamma. Colpita da un male incurabile, se n’è andata prematuramente nel 2002. Il suo ricordo rimarrà tuttavia imperituro nel popolo sardo, che a Cagliari, nel 2013, le ha intitolato in omaggio anche una via.

La regista in compagnia della figlia Martina
La regista in compagnia della figlia Martina

La storia completa nel volume "Sardegna al femminile" disponibile nello store online a questo link

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