Cronache dalla Sardegna

Gemelline svizzere sparite forse sono nell'Isola
Blitz dei carabinieri in un campo nomadi

Giovedì 26 Settembre 2013 alle 07:03


Livia e Alessia Schepp

Una segnalazione dettagliata accompagnata da un nome, quello del nomade di un campo rom in Sardegna cui sarebbero state consegnate da Matthias Schepp le due figlie, Alessia e Livia, prima di raggiungere Cerignola in Puglia e togliersi la vita: una rivelazione fatta da un detenuto al suo legale e poi da quest'ultimo ai magistrati della Dda di Cagliari ha riacceso la speranza di ritrovare vive le due gemelline di sei anni scomparse dal 2011.

Una fiammella subito soffocata dopo il blitz effettuato dai corpi speciali dei carabinieri all'interno di un campo nomadi tra le province di Oristano e Nuoro. I militari hanno passato al setaccio il campo alla ricerca delle due gemelle e di indizi che possano in qualche modo confermare almeno il loro passaggio in Sardegna, ma non sarebbe stato trovato nulla.

L'inchiesta della Dda di Cagliari, coordinata dal sostituto procuratore Alessandro Pili, è stata aperta alcune settimane fa quando il legale ha raccontato agli inquirenti quanto gli era stato rivelato dal suo assistito: mentre si trovava in carcere avrebbe sentito parlare dei nomadi della consegna delle bambine. A giugno Alessia e Livia, secondo quanto sentito dal detenuto, sarebbero finite in mano a una famiglia rom che le avrebbe accudite in un campo nomadi tra Oristano e Nuoro. Gli accertamenti e le perquisizioni, purtroppo, non hanno dato gli esisti sperati.

Non è la prima volta che le due gemelle vengono "avvistate" in Sardegna. Adesso è arrivata questa segnalazione dettagliata e ritenuta attendibile dagli inquirenti. La notizia della nuova pista ha colto di sorpresa la famiglia di Irina Lucidi, madre delle gemelline che ancora ieri nel primo pomeriggio non era stata informata. "Attendiamo di avere informazioni ufficiali da parte della Polizia svizzera - ha detto all'ANSA lo zio delle bambine Valerio Lucidi - Vogliamo affrontare questa storia lunga e difficile lontano dai media".

Ma nemmeno gli inquirenti svizzeri sapevano nulla del blitz: "E' rassicurante vedere come tutte le piste, anche poco credibili, siano verificate - ha detto Jean-Christophe Sauterel, portavoce della polizia di Vaud -. Ad oggi, non disponiamo di alcuna prova tangibile che ci consenta di sapere se le due piccole sono in vita", ha aggiunto. Nessuna pista sarda anche per la squadra mobile di Foggia: "Non abbiamo nessun indizio in questo senso nell'ambito dell'attività investigativa esplicata a suo tempo", ha sottolineato il dirigente Alfredo Fabbrocini. L'inchiesta cagliaritana però è stata appena stata aperta e le indagini, assicurano gli inquirenti, non si fermeranno.