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Aggressione agli agenti del carcere di Uta: "Sì al taser ma i problemi sono altri"

Martedì 10 Luglio alle 11:31 - ultimo aggiornamento alle 14:27


Il carcere di Uta

Il sindacato Sappe torna sull'aggressione a danno di due agenti penitenziari del carcere di Uta: "La situazione - spiega Luca Fais, segretario regionale per la Sardegna - è sempre più tesa e pericolosa. A pochi giorni dalla precedente aggressione avvenuta dentro le sezioni detentive dell'istituto, stavolta i malcapitati sono due poliziotti penitenziari che piantonavano un detenuto all'Ospedale SS. Trinità di Is Mirrionis a Cagliari".

Il detenuto, "un sardo di circa 40 anni con gravi problemi psichiatrici", ha causato agli agenti ferite varie. "La gestione di detenuti con patologie psichiatriche - aggiunge Fais - è particolarmente complicata e gli stessi hanno bisogno di essere assegnati in strutture specializzate dove poterne seguire il percorso di recupero. Gli stessi poliziotti devono essere messi nelle condizioni di operare in sicurezza e se da un lato il Sappe si ritiene favorevole alla dotazione dei 'taser', riteniamo fondamentale l'apertura delle camere di sicurezza presso i presidi ospedalieri più importanti dove vengono costantemente portati i detenuti in caso di ricovero".

Il sindacato ricorda inoltre che "i detenuti oggi presenti nelle carceri sarde sono complessivamente oltre 2.240, 563 dei quali ristretti proprio a Uta".

"Ogni giorno - è il commento di Donato Capece, segretario generale del Sappe - giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli Istituti penitenziari del Paese, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze da parte di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. È mai possibile - si chiede Capece - che nessuno, al ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, abbia pensato di introdurre anche per la Polizia Penitenziaria e i suoi appartenenti, per fronteggiare ed impedire aggressioni fisiche e selvagge, strumenti come quelli in uso a Polizia di Stato e Carabinieri, ossia pistola 'taser' e spray al peperoncino? Evidentemente le priorità erano e sono altre: la vigilanza dinamica, il regime penitenziario aperto, l’uso della sigaretta elettronica nelle celle o le 'doccette' nei cortili passeggi per dare refrigerio ai detenuti durante i mesi estivi, sterili e sporadici provvedimenti disciplinari a chi insulta, colpisce e ferisce gli agenti".

(Unioneonline/s.s.)

L'EPISODIO DI IERI:

 
un taser
Uta, detenuto aggredisce 2 agenti. La Uil: "Taser anche alla Penitenziaria"

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