Cronaca » Provincia di Perugia

Massacro del Circeo, Izzo rivela: "Rossella, scomparsa nel '75, l'abbiamo uccisa noi"

Venerdì 25 Maggio alle 15:13 - ultimo aggiornamento alle 16:59


Rossella Corazzin

C'è una svolta nel caso di Rossella Corazzin, la 17enne di San Vito al Tagliamento (Pordenone) scomparsa il 21 agosto 1975 dai boschi di Tai di Cadore, nel bellunese, dove era in vacanza con la famiglia, e mai più ritrovata.

"L'abbiamo rapita, stuprata e uccisa". A rivelarlo è Angelo Izzo, un componente della banda che si rese protagonista del terribile fatto di cronaca nera ribattezzato "massacro del Circeo".

L'uomo, condannato a due ergastoli e ora rinchiuso nel carcere di Velletri, ha raccontato ai giudici che la giovane Rossella fu scelta perché vergine, seguita in vacanza in Cadore, poi sequestrata e portata sul lago Trasimeno (Perugia).

Lì sarebbe stata violentata da un branco di 10 uomini e uccisa.

Il fascicolo con le dichiarazioni di Izzo è stato trasmesso a Perugia per competenza ed è ora al vaglio dei pm.

Angelo Izzo ai tempi del processo
Angelo Izzo ai tempi del processo

IL MASSACRO DEL CIRCEO - La strage del Circeo avvenne nel comune di San Felice Circeo, in provincia di Latina, sul litorale pontino nel settembre '75, un mese dopo la scomparsa di Rossella Corazzin.

Tre ragazzi - Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira - figli di agiate famiglie romane, attirarono due ragazze, la 17enne Donatella Colasanti e la 19enne Maria Rosaria Lopez, nella villa del padre di Ghira.

Lì le due ragazze picchiate e violentate per due giorni finché la Lopez fu uccisa, annegata nella vasca da bagno.

La Colasanti, bastonata più volte e trascinata per la villa con un laccio al collo, stava per fare la stessa fine quando pensò di fingere di essere morta. A quel punto i tre rinchiusero lei e il cadavere della Lopez in due sacchi di plastica, li caricarono nel bagagliaio della macchina e si diressero verso Roma.

Fu allora che commisero l'errore che si rivelò la salvezza per Donatella Colasanti. Lasciarono l'auto incustodita sotto casa di uno dei tre e scesero: Donatella Colasanti cominciò a urlare, richiamando così l’attenzione di un vigile notturno.

Al processo in appello Izzo e Ghira furono condannati all'ergastolo, mentre a Guido furono riconosciute le attenuanti generiche e la pena fu tramutata 30 anni di carcere.

Sentenza confermata in Cassazione.

Nel 2005 Izzo, durante un permesso premio, uccise a Ferrazzano (Campobasso), Maria Carmela e Valentina Maiorano, rispettivamente moglie e figlia di Giovanni Maiorano, ex affiliato (poi pentito) della Sacra Corona Unita.

(Unioneonline/D)

Il ritrovamento di Donatella Colasanti
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2 commenti

  • user216747 26/05/2018 20:41:33

    Quando sento storie del genere mi rammarico che in Italia non esista la pena di morte.......
  • user220836 26/05/2018 08:38:15

    Gesù, dov'eri quel giorno?...ogni tanto c'è qualcuno che dice che il Bene vince sul Male...ecco la risposta del Male, del Male assoluto...