Cronaca

Inondati dagli avvisi sulla privacy? Niente paura, ora l'Ue proteggerà i nostri dati personali

Venerdì 25 Maggio alle 09:15 - ultimo aggiornamento alle 09:57


Dopo il mea culpa di Zuckerberg davanti al Parlamento europeo per il caso Cambridge Analytica, l’Europa ha deciso di fare sul serio e avvia da oggi, 25 maggio 2018, la nuova legge sovranazionale sulla protezione dei dati personali, il Gdpr (General Data Protection Regulation) che dovrà poi essere recepito dai vari Stati membri e che promette di uniformare le singole normative sul tema delicato e quanto mai attuale della privacy.

Ben 99 articoli, con regole chiare e stringenti per tutte le piattaforme web da cui passino i big data dei cittadini europei, e soprattutto sanzioni importanti che possono arrivare a un massimo di 20 milioni di euro o al 4% dei ricavi annui della società coinvolta nella violazione.

Ma nel regolamento c'è molto di più: un lungo elenco di diritti e doveri per fare ordine in un ambito giuridicamente ancora lacunoso, o quantomeno molto variabile da Paese a Paese.

DIRITTI E DOVERI PER CHI TRATTA I NOSTRI DATI - Per chiunque abbia a che fare con informazioni che ci riguardino in cima alla lista dei doveri c'è quello di informarci sull'utilizzo dei nostri dati personali e di avere la nostra esplicita autorizzazione a "trattarli", autorizzazione che può essere da noi revocata in qualsiasi momento. Scontato? Purtroppo no, almeno fino a oggi, se è stato necessario ribadirlo in più punti del Gdpr, con riferimento al diritto all'oblio e cioè alla possibilità di rimuovere dal web le nostre informazioni. In aggiunta, si impone alle aziende di istituire una figura ad hoc per la protezione dati (data protection officer) e di informare in tempi rapidissimi i propri utenti in caso di avvenuta violazione.

CHI DEVE RISPETTARE IL GDPR? - In generale è importante che tutti gli utenti del web siano informati sui principali punti del nuovo regolamento europeo sulla privacy, ma soprattutto le società e i privati che gestiscono i cosiddetti big data, e, naturalmente, i giganti che hanno in mano il mondo dei social network, anche quando - ed è il caso più frequente - le loro sedi siano extra europee.

TUTTO CHIARO? - Non proprio, e qualcuno storce già il naso per alcuni punti controversi del regolamento. Se sulla necessità di sanzioni forti non si discute, ci si chiede se vadano differenziate a seconda della mole di dati presenti nei database delle aziende e della capacità finanziaria delle stesse. Come a dire che per i colossi del web anche la multa più elevata - i 20 milioni di euro o il 4% dei ricavi annui - potrebbe essere un deterrente ancora troppo "morbido".

Certo, però, con questo regolamento l’Europa avvia un cambio di passo necessario e apre la strada ad altre normative internazionali. Ecco spiegato allora il fiorire di avvisi sulla privacy, newsletter e richieste di autorizzazione alle nostre caselle di posta elettronica o sulle nostre pagine social, inviate e predisposte da tutte le piattaforme a cui abbiamo ceduto informazioni che ci riguardino.

Resta ora da vedere se si adegueranno anche altri Paesi, e in particolare gli Stati Uniti, dove, tra l’altro, ha sede la gran parte delle società che gestiscono miliardi di dati personali, anche di cittadini europei.

Barbara Miccolupi

(Unioneonline)

 
Scandalo Facebook, Zuckerberg al Parlamento Ue: "Ci scusiamo per gli errori"

Loading...
Caricamento in corso...

Scrivi un commento

Per inserire questo commento devi essere registrato a L'Unione Sarda.
Se sei già registrato, effettua l'accesso:

Non sei ancora registrato? Registrati ora!

Hai un account su Facebook? Puoi utilizzarlo per loggarti ai nostri servizi
Login con Facebook