Cronaca » Provincia di Roma

Caso Cucchi, l'appuntato Casamassima: "Un collega mi raccontò che era stato massacrato"

Martedì 15 Maggio alle 20:47 - ultimo aggiornamento alle 21:40


Stefano Cucchi

"È' successo un casino, i ragazzi hanno massacrato di botte un arrestato'. Il maresciallo Roberto Mandolini me lo disse portandosi la mano sulla fronte e precipitandosi a parlare con il comandante Enrico Mastronardi della stazione di Tor Vergata".

È iniziata così la testimonianza in prima corte d'Assise dell'appuntato dei carabinieri Riccardo Casamassima, l'uomo che, denunciando i suoi colleghi militari, ha fatto riaprire il caso Cucchi, il geometra di 31 anni deceduto all'ospedale Pertini il 22 ottobre del 2009, sei giorni dopo essere stato arrestato per detenzione di stupefacenti.

Nella sua deposizione, Casamassima ha aggiunto: "Seppi da quella che è poi diventata la mia compagna, Maria Rosati, e che assistette al colloquio perché faceva da autista di Mastronardi, che stavano cercando di scaricare le responsabilità dei carabinieri sulla polizia penitenziaria. Lei capì il nome Cucchi ma all'epoca non era ancora una vicenda nota perché non era morto".

Parole che potrebbero pesare molto nel procedimento in corso a Roma.

Nel processo bis sono imputati cinque carabinieri accusati a vario titolo di omicidio preterintenzionale, falso e calunnia.

"Qualche giorno dopo incontrai il figlio di Mastronardi, Sabatino con il quale ebbi uno scambio confidenziale - ha continuato, rispondendo alle domande del pm Giovanni Musarò, Casamassima, che all'epoca dei fatti prestava servizio alla stazione di Tor Vergata e che ora è in servizio all'Ottavo Reggimento - Anche lui si portò la mano sulla testa e parlando della morte di Cucchi disse che non aveva mai visto una persona così messa male. Lo aveva visto la notte dell'arresto quando il ragazzo venne portato a Tor Sapienza".

ILARIA CUCCHI - "Ritengo il maresciallo Mandolini il principale responsabile morale di questi anni di attesa della verità". Questo il commento di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, a margine dell'udienza. "Tanti, troppi anni fa, vidi Roberto Mandolini, nel primo processo per la morte di Stefano", ha detto Ilaria. Aggiungendo: "Raccontò che la sera dell'arresto di Stefano era stata piacevole e mio fratello era stato simpatico. Oggi ascolto tutta un'altra storia, dopo che per anni io e la mia famiglia abbiamo rincorso verità".

(Unioneonline/M)

 
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5 commenti

  • user221034 21/05/2018 14:44:43

    Pestare di brutto i fermati è pratica comune, infatti ogni tanto ci scappa il morto: il povero Cucchi non è il primo e non sarà l'ultimo. Le nostre "forze dell'ordine" hanno l'impunità se non la promozione (V. Diaz e Genova in generale) per gli orrori che commettono. Marcello Lonzi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, sono solo i primi nomi che mi vengono in mente ma la lista è infinita.
  • ienaridens 16/05/2018 14:14:44

    dopo anni e con queste testimonianze è giusto che vengano destituiti e che vadano in galera per tutti i reati contestati. che vergogna, i primi a volerlo dovrebbero essere superiori e colleghi. che ve ne fate di gentaglia simile a rovinare l'arma?????
  • Astronauta 15/05/2018 23:08:16

    Questa storia sembra suggerire che ogni 6 carabinieri 5 siano criminali e che si coprano l'uno con l'altro.
  • erny60 15/05/2018 22:33:55

    Speriamo venga fatta piena luce su questa triste vicenda, chi ha sbagliato deve fare galera vera, se ha sbagliato, quello che prova e che fa la sorella non deve essere oggetto di illazioni e pettegolezzi, avrà una coscienza si crede e si spera. Stefano r.i.p.
  • user221081 15/05/2018 21:50:47

    Pensare che anche un ministro della repibblica si era appertamente schierato con i carabinieri.....cioè con coloro che hanno scaricato colpe e responsabilità sulla polizia penitenziaria....pensare che innocenti sono stati messi alla gogna! Che schifo