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Delitti di Orune e Nule, teste minacciato: "Non deve parlare"

Sabato 02 Dicembre 2017 alle 13:31 - ultimo aggiornamento Sabato 02 Dicembre 2017 alle 14:24


Patrizio Rovelli con l'imputato Cubeddu

"Tu sei il fratello del corvo? Cro cro, non deve parlare". Sono le parole della telefonata intimidatoria che prima dell'incidente probatorio del superteste dell'accusa, Alessandro Taras, nel processo degli omicidi di Nule e Orune, è giunta al fratello Matteo.

Quest'ultimo quella sera ha avvisato anche l'altro dei Taras, Michele. È stato proprio lui, ieri, davanti alla Corte d'assise di Nuoro al processo contro Alberto Cubeddu, il 21enne di Ozieri accusato degli omicidi di Gianluca Monni, 19 anni, di Orune, e di Stefano Masala, 29 anni di Nule, a ripercorrere quei momenti. Nell'udienza anche gli amici di Cubeddu hanno rivissuto i giorni prima e dopo gli omicidi. In un'intercettazione letta in aula dall'accusa spunta una frase in cui dicono: "Se glielo davi tu il passaggio facevano fuori te".

IL 7 MAGGIO - L'udienza si è aperta con Annino Crasta, fratello di Riccardo, che giovedì aveva confermato: "Io Paolo Pinna l'ho accompagnato a casa la sera dell'8 e non il 7 maggio". Anche Annino, ricordando di essere imparentato con i Masala e i Pinna, ieri ha spiegato: "Riccardo mi disse così".

GLI AMICI - In aula ieri è stato sentito Giacomo Voe, amico dell'imputato, autista e meccanico per hobby. È stato lui a rimettere a posto la moto al centro dell'inchiesta, quella Kawasky Ninja blu intestata ad Alberto Cubeddu, e che per l'accusa Pinna avrebbe guidato la mattina dell'omicidio di Monni per rientrare a Nule. "Cambiai il copertone posteriore un mese e mezzo dopo l'acquisto", racconta. Fu Voe ad accompagnare Pinna e Cubeddu ad Oniferi per valutarne le condizioni. Poi fu sempre lui ad andare a prendere la moto a casa di Pinna.

"L'ho presa da Nule perché chi l'aveva venduta non voleva consegnarla fino ad Ozieri, era troppo lontano. Il giorno che andammo a Oniferi per vederla - ha spiegato Voe - fu Pinna a provarla. Ma dopo averla aggiustata io la riconsegnai a Cubeddu".

LE BALLE - Sull'esame di Andrea Deiosso, ex amico di Cubeddu, sono emersi dettagli interessanti. "Il 7 maggio ci siamo visti con Cubeddu ad Ozieri alle 22.30 perché prima ci aveva detto che doveva mangiare la pizza con la famiglia. Siamo stati in giro fino a mezzanotte".

Il pm, Andrea Vacca, lo ha incalzato: in un'intercettazione tra amici parlavano delle "balle" che Cubeddu gli avrebbe raccontato dopo gli omicidi su un'auto. Deiosso in un'intercettazione ambientale diceva: "Io ho detto che con Alberto non ci voglio stare, le balle me le ha dette anche sulla storia della macchina".

Che macchina? Ma è Antonio Campana, l'altro amico di Cubeddu sentito ieri, che in aula non riesce a spiegare perché il 13 maggio, in un'intercettazione, un amico gli dice: "Tu sei vivo per miracolo, se glielo davi tu il passaggio facevano fuori te". Lui replica: "Era per le cose che si dicevano in giro". Ma in un'altra intercettazione tra amici parlano ancora di Cubeddu alla guida di una macchina. Quale? "Chi ve lo ha riferito", gli viene chiesto in aula. E Campana risponde: "Noi parlavamo di quelle cose perché eravamo condizionati da quello che si sentiva in giro".

 
gianluca monni e a destra alberto cubeddu
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