Cronaca » Sardegna

La dura vita degli interpreti: sottopagati, "aspettano ancora i compensi del 2016"

Lunedì 23 Ottobre alle 14:40


Migranti (immagine d'archivio)

Ciascuno dei circa 5.500 richiedenti asilo ospitati in Sardegna ha bisogno di loro. Mediatori linguistici, interpreti, traduttori sono figure specialistiche fondamentali negli anni dei grandi flussi migratori. Li utilizzano quotidianamente i tribunali ordinari, civile e penale, quello dei minori, le procure, le corti d'appello. Infatti per loro c'è molto lavoro e ce ne sarebbe anche per altri. Peccato che siano pagati una miseria. Anzi, dovrebbero essere pagati perché di soldi non ne vedono da quasi due anni.

TRE EURO ALL'ORA - A fronte di una disponibilità totale, i compensi sono da fame: quando vanno in un carcere per tradurre intercettazioni telefoniche o in aula per partecipare a un'udienza hanno diritto a 14,68 euro lordi per la prima vacazione (composta di due ore) e 8,15 euro per le successive. Mediamente quattro euro lordi l'ora, tre euro netti. Paghe da schiavo. Non solo: se l'udienza salta non hanno diritto al compenso.

PROFESSIONISTI PREPARATI - Non hanno un albo né un'associazione che li rappresenti né un sindacato. Eppure si tratta di professionisti con una solida preparazione che svolgono un ruolo delicato e di grande responsabilità visto che spesso hanno a che fare con atti giudiziari e intercettazioni telefoniche. Una parola tradotta in modo sbagliato può determinare un esito sbagliato. E bisogna essere solidissimi per non sbagliare mai quando si ha a che fare con le 36 varianti di inglese parlate nelle altrettante regioni della Nigeria, con il francese misto ad arabo utilizzato da molti algerini o con il malinké con cui comunicano molti migranti che arrivano dai paesi dell'Africa occidentale.

LE TESTIMONIANZE - All'associazione Alfabeto del mondo lavorano 19 traduttori che possono comunicare in 18 lingue, comprese le dieci varianti dell'arabo: levantino, egiziano, iracheno, marocchino, libico, siriano, libanese, palestinese, giordano, tunisino. Da gennaio a metà ottobre hanno partecipato a trecento udienze. Di cento hanno il decreto di liquidazione firmato dal giudice. Ma di soldi nemmeno l'ombra. "Non abbiamo mai ricevuto nulla, nemmeno i compensi del 2016", racconta Eleonora Giardino. "I giudici conoscono la nostra situazione, ci dicono di avere pazienza, di aspettare", aggiunge Irene Contini.

Devono attendere, non possono fare altro. "Almeno sino a quando l'Italia non recepirà la Direttiva dell'Unione europea sul diritto all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali", spiega Floriana Ancis. Peccato che la direttiva sia del 2010 e, a sette anni di distanza, si sia persa tra infinite tattiche dilatorie. Naziha Tayeb, libica, interprete di arabo, e Spiro Bardhi, albanese, non ne fanno una tragedia. Anche perché, come tutti gli altri, per campare sono costretti a fare altri lavori.

NESSUNA GIUSTIZIA - Insomma, nei templi della giustizia c'è chi giustizia non ne ha. Mohamed Gaye, ivoriano, ha quasi 18 anni e, dopo il tirocinio, è pronto a fare l'interprete di francese, wolof, mandingo, bawbara, malinkè, soninkè, maya q'eqchì, alcune delle varianti linguistiche parlate in Costa D'avorio. È qui per costruirsi un futuro. Certo, le premesse non lo aiutano.

Fabio Manca

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1 commenti

  • Utente_US 23/10/2017 20:55:19

    tradotto = la macchina dei soldi.