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Trump estende il "travel ban": nella lista nera anche il Venezuela

Lunedì 25 Settembre alle 08:47 - ultimo aggiornamento alle 18:10


Donald Trump

Nuova stretta di Donald Trump sui migranti.

Il presidente americano ha approvato un nuovo provvedimento, estendendo di fatto le limitazioni a chi vuole entrare negli Usa e proviene da altri tre Paesi con cui gli Stati Uniti hanno rapporti tesissimi: Corea del Nord, Ciad e Venezuela.

Resta attiva l'interdizione a chi arriva da Iran, Libia, Siria, Yemen, Somalia.

La misura sostituisce il travel ban su cui era già scoppiata la polemica nelle prime settimane dall'insediamento alla Casa Bianca.

"Come presidente devo agire per proteggere la sicurezza e gli interessi degli Stati Uniti e del suo popolo - ha scritto il presidente nel decreto - Rendere l'America sicura è la mia priorità numero uno, noi non ammetteremo nel nostro Paese le persone che non possiamo controllare con sicurezza", ha poi aggiunto su Twitter.

Il post su Twitter

LE DIFFERENZE - Rispetto al primo travel ban, che includeva soltanto Paesi musulmani (cosa ritenuta discriminatoria e quindi incostituzionale dai diversi giudici che l'hanno bloccato), nella nuova lista appaiono Stati che hanno una maggioranza religiosa diversa.

A differenza del primo divieto, questo presuppone misure diverse da nazione a nazione, dallo stop praticamente totale agli ingressi a controlli più accurati sulle richieste di visto.

Inoltre non saranno revocati visti e green card già concessi.

(Redazione Online/D)

IL Sì PARZIALE DELLA CORTE SUPREMA:

Video: Usa, la corte suprema apre al "travel ban". Trump canta vittoria

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"È una chiara vittoria per la nostra sicurezza nazionale".

Commenta così Donald Trump l'ok parziale della Corte suprema degli Stati Uniti al discusso travel ban, ovvero il giro di vite imposto dall'amministrazione di Washington all'ingresso negli Usa di cittadini provenienti da sei Paesi a maggioranza musulmana.

Nel dettaglio, i giudici hanno accettato che il divieto venga imposto ai cittadini di Libia, Iran, Somalia, Sudan, Siria e Yemen a meno che essi non possano "rivendicare in modo credibile una relazione di fiducia con una persona o un'organizzazione negli Stati Uniti".

In assenza di tale "sponsor" sarà vietato l'ingresso anche a tutti i rifugiati.

Una ridiscussione delle norme è prevista per il prossimo autunno.

Alcune parti del ban, dunque, resteranno in vigore per tutta l'estate.

Di qui la soddisfazione di Trump: "Come presidente non posso far entrare nel nostro Paese persone che vogliono farci del male. Voglio persone che possano amare gli Stati Uniti ed i suoi cittadini e che lavorino sodo e siano produttivi".

(Redazione Online/l.f.)


LA PROTESTA NEGLI AEROPORTI:

 
manifestazione all aeroporto di seattle contra la decisione di trump
Stop all'immigrazione, proteste negli aeroporti contro Trump. La replica: "Confini sicuri, non il caos europeo"

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1 commenti

  • Fisieddu 25/09/2017 16:25:28

    Fa bene Trump a non far entrare nord coreani in america, ciccio Kim, ha dichiarato che bombarderà l'america, e forse intendeva farlo inviandovi i coreani, grandi mangiatori di fagioli.