Cronaca

Chayn Italia: una piattaforma open source contro la violenza di genere

Lunedì 04 Luglio 2016 alle 17:34


Manifestazione contro la violenza di genere

Parlare di violenza di genere e di femminicidio oggi è certamente un compito di non facile risoluzione e di grande responsabilità.

Le parole hanno infatti un peso che può determinare incomprensioni, pertanto per evitare di cadere in narrazioni non solo inappropriate ma tossiche bisogna saperle calibrare e riconoscere la natura sistemica, strutturale e culturale di questi fenomeni, fortemente radicata negli stereotipi.

Questa è la filosofia che accompagna il progetto Chayn Italia, la neonata piattaforma online che si rivolge gratuitamente a chi è in cerca d’informazioni utili al contrasto della violenza di genere.

Oggi il progetto vede la partecipazione attiva di circa una cinquantina di volontarie italiane, sparse tra le varie regioni, in alcuni casi residenti all’estero, per motivi di studio o di lavoro.

"La nostra età media è 28 anni - spiega la coordinatrice Elena Silvestrin -. Il progetto è quindi il punto di incontro di una generazione di donne che hanno deciso di collaborare al cambiamento sociale delle questioni di genere in Italia, ovunque si trovino e con tutte le risorse che hanno a disposizione".

Chayn ha però radici più lontane. Sfatando anche qui qualche stereotipo sul “primato di civiltà” dell’Occidente, esso ha origine dall’idea della giovane pakistana Hera Hussein.

"In Pakistan purtroppo si respira un’aria fortemente patriarcale - racconta Hera -. Il misto di religione, politica e cultura produce una società che rafforza la misoginia ed accetta la violenza domestica. Ho sempre voluto fare qualcosa a sostegno delle donne pakistane. Poi mi si è accesa la lampadina: non sarebbe fantastico se ci fosse una sorta di Wikipedia rivolta alle donne che subiscono violenza domestica in Pakistan? Dopo ricerche di mesi, ho realizzato che non esisteva nessun sito del genere".

"Un anno dopo essermi laureata a Glasgow, ho aiutato una mia cara amica ad uscire da un matrimonio violento - prosegue Hera -. Stavamo cercando risorse che potessero aiutarci a costruire una causa legale e provare che aveva subito abusi. Devo aver guardato più di 200 siti tra Inghilterra e Pakistan. Non c’era quasi nessuna informazione su risorse ed organizzazioni in Pakistan, così non sapevamo che cosa le sarebbe successo se fosse tornata lì. La maggior parte delle risorse che ho trovato erano scritte in un linguaggio legale inaccessibile. Ci abbiamo messo 6 mesi a costruire il caso con l’aiuto di un’associazione ed abbiamo realizzato quanto sia difficile farlo. Quest’esperienza mi ha segnata".

Chayn in urdu significa “conforto”, una parola che vuol marcare il segno di una presenza costante, per tutte coloro che si trovano in una situazione di difficoltà.

Ma come afferma Hera, questo strumento cerca di andare oltre: "Sono una gran sostenitrice del fare assieme, e non del fare per - dice -. Chayn crea innovazione sociale anche con l’aiuto delle sopravvissute, riempiendo vuoti d’informazione affinché le donne più vulnerabili possano prendere decisioni con più consapevolezza. Ho intrapreso Chayn all’età di 23 anni quindi sto ancora imparando e spero di continuare ad imparare come essere più inclusiva, empatica ed efficiente nel gestire una rete d’azione femministaA.

La piattaforma italiana è composta dal sito http://chaynitalia.org che, partendo da una definizione intersezionale di violenza di genere che include sia le donne eterosessuali che le donne lesbiche, prevede varie sezioni. Attraverso strategie comunicative innovative, le chayners spiegano con semplicità e maestria grafica cos’è la violenza, quali sono i dati, cosa fare in caso di emergenza, informazioni sulla salute, ma anche come “Aiutare un’amica”, spiegando come stare vicino nel modo giusto ad una persona in difficoltà.

Chayn Italia è composto anche da un blog, dove è presente uno spazio dedicato alle testimonianze; non è però un servizio di emergenza, ma una risorsa ulteriore, una “cassetta degli attrezzi” che non vuole sostituirsi al supporto offerto dai Centri Anti Violenza, i quali sono sostenuti da Chayn con la campagna #ChaynperCAV contro la chiusura delle strutture a rischio in Italia.

La gif animata lanciata a fine giugno a ridosso della chiusura dello sportello romano SOS Donna, ha ricevuto in poche ore circa 20000 visualizzazioni, recitando lo slogan "Cambiamo il finale", perché se vogliamo che Cappuccetto Rosso esca dalla pancia del lupo, forse dobbiamo smettere di tifare perché la Bella sposi la Bestia, infatti come spiegano i Centri antiviolenza e gli spazi per le donne non dovrebbero essere un servizio ad intermittenza dipendente da fondi a singhiozzo, ma luoghi indispensabili per lo sviluppo di una società resiliente.

Veronica Saba

© Riproduzione riservata

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